Una settimana azzurra vissuta nel paese dei balocchi che esiste e si chiama Dimaro

- La Botte di Diogene di Anteo Di Napoli

“Mi sento come una mamma che ha accompagnato il figlio a Disneyland”. Con queste parole mia moglie ha riassunto la nostra settimana nella località trentina di Dimaro, in Val di Sole. Alcuni dei lettori sono anche miei “amici Facebook” e hanno già ricevuto ampia documentazione fotografica delle mie “gesta”, che tuttavia vanno messe “azzurro su bianco”. Per chi non lo sapesse a Dimaro da sette anni è la sede del ritiro precampionato Napoli. Per un tifoso doc non è solo una località montana, utile a ossigenare i muscoli dei calciatori, ma quasi una categoria dello spirito, il luogo dove prendono corpo i sogni azzurri per la successiva stagione.

Non appena il Calcio Napoli ha comunicato le date del ritiro, abbiamo prenotato. “Sono rimaste solo due stanze, in poche ore abbiamo ricevuto decine di prenotazioni”, ha comunicato l’addetta dell’hotel, che non è riuscita a trattenere un sorriso quando mia moglie con un po’ di imbarazzo si è qualificata come “tifosa del Napoli”, chiedendo notizie sulla distanza dal campo di allenamento.

Nel 1982, Antonello Venditti pubblicò un disco, “Sotto la pioggia”, di cui ho un ricordo molto tenero, essendo stato il primo che abbia mai regalato a una ragazza. Tra i brani uno si intitolava “Torino”, città che il cantautore romano descriveva, tra l’altro, con i versi, a dir poco audaci: “Torino vuole dire Napoli che va in montagna”. Me ne sono ricordato “appena sceso alla stazione del paesino di”… Dimaro, dove ho avuto la vera visione di “Napoli che va in montagna”. Addobbi azzurri su tutte le case, come se in ciascuna fosse appena nato un maschietto, bandiere del Napoli esposte ai bellissimi balconi infiorati, persino sui bancomat lo stemma della squadra campeggiava accanto all’insegna della banca…

E pensare, mi hanno raccontato, delle perplessità, se non autentiche resistenze, da parte dei residenti quando sette anni fa il Napoli individuò Dimaro come sede del proprio ritiro pre-campionato, alimentate da tutti i classici del pregiudizio anti-napoletano, ai quali quotidianamente i mass-media nazionali e internazionali provvedono a dare corpo; è recente l’ignobile bufala (poi ritrattata con tanto di scuse) del giornale inglese “The Sun” che ha collocato Napoli tra le 10 città più pericolose del mondo (!!), alla stregua di Raqqa, la città siriana “capitale” del sedicente Califfato dell’Isis (!!!).
Oggi a Dimaro (e paesi circostanti) la situazione si è completamente ribaltata e la possibilità che il Napoli dal prossimo anno cambi sede è vissuta con ansia, comprensibile se si considera che la Val di Sole, nelle tre settimane di presenza degli azzurri, passa da meno di 10 mila a oltre 60 mila residenti!

I miei “impegni” a Dimaro partivano fin dalla prima colazione in hotel, dove alloggiavano anche diversi giornalisti, tra cui Carlo Alvino (già mitico telecronista tifoso delle partite del Napoli su Sky, poi epurato “in ossequio” a una petizione di tifosi “non colorati”) con il quale ho attaccato bottone con la scusa di informarlo della cattiva ricezione a Benevento del segnale dell’emittente per cui lavora. Ho scoperto che l’hotel confinava con quello del Napoli, trasformato però in una “città proibita”, inaccessibile anche allo sguardo.

Per gestire l’equilibrio coniugale la giornata era divisa sostanzialmente in due parti, di cui la prima dedicata a escursioni guidate, raggiungendo insieme a mia moglie quote prossime ai 2.000 metri, con ascese da infarto e discese ancor più insidiose, dove a ogni passo si rischiava, come Fantozzi, l’arrivo di “allucinazioni a sfondo mistico”. In verità, una volta in cima, gettando lo sguardo verso le valli che avevamo risalito e alla corona di monti circostanti, il sospetto di trovarsi proprio in Paradiso prendeva corpo.

La definizione della scaletta dei miei “impegni” pomeridiani e serali era demandata all’amico sannita Gerardo, da me ribattezzato “Kim-Gerry-Jumm”, per il suo ruolo di “Presidente Eterno” e “Caro Leader” del “Sannio che tifa Napoli” (gruppo Facebook per soli adepti). Nel “paese dei balocchi” di Dimaro, Gerardo è stato il mio (buon) “Lucignolo”.

Il pomeriggio si apriva alle 17 presso il campo sportivo di Carciato, con una collocazione era fissa, all’altezza dello striscione del “Sannio che tifa Napoli”, da lui collocato a inizio ritiro. Assistevamo all’allenamento della squadra, con uno sguardo estasiato al campo e uno preoccupato al cielo, dove il volteggiava ronzante il drone voluto da Mister Sarri per verificare l’attuazione dei suoi schemi, che gli “esperti” di cui la tribuna pullulava provvedevano a illustrare a noi “tifosi comuni”.

Alla fine delle sessioni di allenamento, mattutina e pomeridiana, due calciatori firmavano gli autografi a una folla di tifosi, a stento contenuta dalle transenne. Quando il primo giorno ho saputo a sorpresa che toccava al capitano Marek Hamsik, mi sono avvalso della mia stazza per riuscire a fargli firmare l’unico oggetto disponibile, un cappellino del Napoli di colore blu, dove pertanto la firma è risultata essere poco leggibile. Divenuto all’istante “oggetto devozionale”, ho dovuto acquistarne uno nuovo presso lo “store” ufficiale del Napoli (dove Gerardo è di casa). Con le nuove divise appena acquistate, mia moglie e io ci siamo messi in fila per quasi un’ora sotto il sole cocente di metà pomeriggio per assistere (al “modico” prezzo di 15 euro cadauno) all’esordio stagionale del Napoli contro una rappresentativa locale.

La sera eravamo “ospiti” fissi negli “studi” delle trasmissioni televisive che andavano in onda da piazza Madonna della Pace o dal Teatro Comunale, con gli amici a casa che ci inviavano le foto degli schermi televisivi… I selfie si sprecavano, come quello con Francesco Moser, il grande ciclista del quale da ragazzo ero tifosissimo. Ma i miei “5 minuti di gloria” li ho vissuti la sera in cui è stata data ai tifosi la possibilità di rivolgere domande a Sarri, Insigne, Allan. Il giornalista che coordinava la serata, si è rivolto direttamente a Gerardo per reclutare “intervistatori” e così ho avuto il “privilegio” di porre una domanda al “Comandante Sarri", in diretta televisiva.

Gerardo a Dimaro, dopo sette anni di frequentazioni, è l’autorità (articolo determinativo). Il suo regalo-capolavoro è stato farmi ottenere l’accesso ai bordi del campo per assistere a un allenamento, durante il quale Tommaso, mitico magazziniere, mi ha offerto il suo caffè, che era particolarmente apprezzato dal “fu numero 9” azzurro. Alla fine dell’allenamento foto ricordo con Reina, Maksimovic, Rafael, Giaccherini, Zielinski e soprattutto Marek Hamsik (la mia amica Angela mi ha regalato un poster del collage di queste foto). “Ho abbracciato il Capitano”, ho immediatamente comunicato al mondo pubblicando la foto (che ho scelto come profilo di tutti i miei social), ma senza poter trasmettere anche il mio “brivido azzurro”…

È stato il momento clou di una settimana vissuta come in uno stato di trance, condizione che mia moglie ha icasticamente descritto con la frase “passi tutto il tempo a ridere da solo”… evidentemente soddisfatta del regalo che mi aveva fatto. Grazie soprattutto a lei.