I furenti colleghi di lista del consigliere Feleppa passato con Mastella sbagliano predica. Ma c'è un modo per stanare chi ha cambiato casacca...

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Feleppa, tra Del Vecchio e De Luca: campagna elettorale 2016
Feleppa, tra Del Vecchio e De Luca: campagna elettorale 2016

Non va proprio giù il rospo-Feleppa alla compagine cittadina e consiliare del Pd. Lo si desume dalle reazioni tracimanti da ogni dove, e dal battibecco a mezzo stampa in servizio permanente alimentato dalle note dell'uno e/o degli altri interpreti dell'assolata vicenda politica che sta tenendo banco sul proscenio beneventano - assieme alla prova di "revanche" che sta scaldando gli animi di Alternativa Popolare, assicurandole un po' di visibilità mediatica. Ultimi in ordine di tempo a porre Feleppa nel mirino sono stati alcuni non tutti, 23 su 30 (esclusi dal novero dei 32 candidati i due eletti Di Dio e appunto Feleppa)) suoi colleghi di lista (denominata 'Del Vecchio Sindaco'. I 23 hanno difeso strenuamente identità e comportamenti istituzionali, ed ancora il capogruppo De Pierro. La sostanza è una sola: Feleppa liberi il suo posto a palazzo Mosti presentando opportune dimissioni.

La leva su cui poggia la richiesta è in quella che ormai appare solo una vuota formula verbale che mal si concilia con l'attualità della politica locale, e non solo: lealtà e moralità.

Il grido di dolore degli sconfitti del centrosinistra, orfani oggi di chi tale sapore ha voluto conoscerlo solo per poco, è condivisibile, ovviamente. E lo sarebbe da parte di qualunque cittadino. Ma è mal riposto, perché contraddetto proprio nella medesima nota stampa.

Quando - nel rintuzzare l'attacco di Feleppa sul metodo adoperato dal Pd per le nomine al Consiglio dell'Asi ("Quando è toccato indicare un membro al cda dell’ASI, perché è stato abbandonato il criterio dei risultati ottenuti alle elezioni? Perché si è indicata un’altra persona al posto della prima che ne avrebbe avuto diritto, secondo le regole che tutti riconoscevano giuste?") - gli insorti contro Feleppa scrivono, a proposito dell'indicazione di Patrizia Romano: "Il criterio adottato per la sua indicazione è assolutamente oggettivo, e ne è la dimostrazione più lampante che tutti coloro che nella lista avrebbero potuto aspirare a quel ruolo - per il quale occorreva, accanto all'elemento di genere, un profilo formativo e professionale specifico - hanno sottoscritto questo documento".

Naturalmente è indicativo il metodo, da sempre risaputo e una volta di più rivelato apertamente, con pacata ingenuità, da Feleppa, che non ne avverte la portata per intero: non siamo dinanzi a un problema di nomi ma di "regole" (ma scritte dove?) e "documenti sottoscritti" (quale limpida fonte li ha ispirati?), cioè di elementi lottizzatori, comuni a tutta la politica, che stridono con assunti di integrità.

Ciò non toglie che il richiamo sia formalmente giusto, pur se il pulpito (come tutti gli altri pulpiti, beninteso) è traballante. Converrà, insomma, che Pd e Del Vecchio Sindaco si mettano l'animo in pace. Una volta taciuto, all'opinione pubblica e a se stessi, che il consigliere comunale comunque non ha vincolo di mandato, l'arma finale che potevano estrarre dalla fondina, e cioè l'appello alla persona e alle qualità da mostrare quando in maniera repentina si volta la faccia da ben altro lato, ha fatto cilecca. E invero quest'arma pare sempre caricata a salve: perché le dimissioni (fatte salve le consuete eccezioni) sono un aspetto non contemplato nel manuale della politica.
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P.S.: magari poteva rivelarsi più efficace stanare - appunto stuzzicandoli su temi sensibili come lealtà e moralità - i 274-1 (Feleppa avrà certo preferito sé stesso) elettori del consigliere passato con Mastella, invitandoli pubblicamente a farsi vivi, a sottoscrivere un documento di sfiducia al suo operato. In questo caso, tutti gli alibi sarebbero stati vani...