Ingressi gratis allo stadio, operazione mediatica e populistica come 'i consiglieri evasori'. Gli errori di vecchi e nuovi amministratori

- Politica Istituzioni IlVaglio.it

Ricordiamo tutti la brutta storia dei cosiddetti "consiglieri morosi" (per una rinfrescatina, clicca) scoppiata lo scorso inverno: tra febbraio e marzo è venuta giù una valanga che ha impastato proteste (dei presunti coinvolti), populismo (quale occasione migliore per aizzare una canea contro i privilegi dell'evasione?), scandalismo (giornalistico). La discesa a valle di questa massa ne ha, però, paradossalmente assottigliato via via la consistenza. Al contrario insomma di una valanga vera, alla fine della corsa la massa s'è ridotta al diametro di una pallina da tennis, e il fuoco e le fiamme promesse da tanti sono divenuti cenere volata via al soffio del disinteresse collettivo. Orchestrato prima dal silenzio mediatico che aveva dato la prima spinta, su imbeccata della solita gelida e anonima manina, e poi dell'istituzione (il Comune di Benevento), quanto mai vaga nel chiarire appunto per lasciar diradare le nebbie dell'insolvenza, magari anche sanata.
***

Sta accadendo la stessa cosa con la convenzione per lo stadio di calcio in contrada santa Colomba e il corollario degli accrediti da riservare per rappresentanza o meno (secondo il punto di vista politico dell'osservatore) - leggasi ingressi gratis. Partiamo dalla fine: accadrà come quanto appena ricordato per i consiglieri morosi.

Andiamo all'inizio, adesso. Come la prima, anche questa seconda vicenda (clicca per leggerla) nasce da una fuga di notizie e dall'assoluta mancanza di atti certi (la ratificata convenzione Comune - Benevento calcio per la gestione dello stadio) proposti all'interesse del lettore, scodellati con la loro valenza oggettiva all'opinione pubblica, analizzati e discussi dalla stampa magari in contraddittorio con gli artefici.

Tocca ripetersi, purtroppo, anche perché stavolta addirittura l'argomento è più "delicato" rispetto al precedente coinvolgendo il dio pallone, la religione laica che non ammette abiure in questo Paese. C'è quindi un circolo certo non virtuoso che parte da una foga "scoopistica" - pur sempre al servizio di un qualche interesse di parte - e raccoglie il malumore della risentitasi società di calcio, il furore delle opposizioni consiliari o social, le esimenti della maggioranza, i cui esponenti - desolante panorama... - si affannano a mostrare il biglietto o l'abbonamento regolarmente acquistato. Il tutto, ovviamente, a mezzo stampa.

Sfrondata dei suoi risvolti di parte, la recente lettera (clicca per leggerla) dei delegati allo sport del Comune, Paglia - presidente della Commissione consiliare - e Lauro - appunto consigliere delegato alla materia -, chiarisce alcuni punti, e uno su tutti: della convenzione alla base delle polemiche si comincerà a discutere in via ufficiale solo il 22 agosto che verrà. Dunque, oggi non c'è nulla.

Se questo da un lato qualifica l'aria fritta mediatica spacciata e/o utilizzata come arma certa per incastrare il comportamento piccolo piccolo dell'amministrazione in carica, senza almeno richiedere chiarezza anche sulle voci, dall'altro lato - come stucchevolmente detto in tutte le salse - suggerisce un maggior controllo o un "invito" a far sì che le scrivanie di palazzo, in fasi non definite né definitive, restino ben chiuse ("...la bozza di Convenzione, stranamente per ben due volte in possesso della stampa in tempo reale... è di competenza del Dirigente del Settore", hanno scritto Paglia e Lauro).

L'altra cosa certa che emerge dallo scritto è l'accusa rivolta alla precedente amministrazione sulla Convenzione decennale datata 2007, sottoscritta fra palazzo Mosti e Benevento calcio a condizioni capestro... per la città. E' vero, dunque, che nessuna spiegazione ufficiale (ce ne sono di ipotizzabili, ovviamente) è stata fornita dagli interlocutori attualmente all'opposizione sulla sostanziale svendita di un bene pubblico.

Ma, infine, non si può fare a meno di sottolineare pure che nel processo di revisione delle varie convenzioni degli impianti di proprietà comunale, una vera giungla - come s'è potuto ammirare -, si è giunti fin troppo sotto la scadenza dell'accordo fra le parti firmatarie del 2007 per poter procedere con la dovuta ponderazione alla sua riscrittura. L'intempestività (pari ad esempio a quella sulla mensa scolastica, con gare mai bandite in tempo per rendere un servizio puntuale) è comunque una colpa, a cavallo fra le due amministrazioni che di recente si sono succedute.