Alla vigilia della prima assoluta del Benevento calcio in Serie A: curiosità, interesse, timore e polemiche

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Le tre divise del Benevento Calcio per la Serie A
Le tre divise del Benevento Calcio per la Serie A

La gara contro il Perugia per la Coppa Italia, Tim Cup, è ora solo un pallido ricordo (deve esserlo).Il Benevento calcio sta per esordire in serie A, questione di ore: è il livello più alto raggiunto nello sport più seguito in Italia, un'eccellenza: per la qualità tecnica, per il coinvolgimento popolare, e anche (ma forse soprattutto) per il complesso delle risorse economiche che pure entrano in campo. E' una "prima" assoluta e non si sbaglia nel ricordare che, in tempi moderni, è l'impresa di maggior portata nella storia sportiva cittadina.

Comincerà in trasferta la Serie A e, in una sorta di continuità "storica", al "Ferraris" di Genova, lo stadio sito al quartiere Marassi, il più antico impianto d'Italia ancora utilizzato (risale al 1911), contro una delle due formazioni del capoluogo ligure presenti in categoria, la Sampdoria.

Ci sono a Benevento e nel Sannio curiosità, interesse, e un prevedibile timore: sfileranno sotto gli occhi degli appassionati sanniti quei simboli e quei nomi che la passione ha tutt'al più obbligato a inseguire nei loro stadi, in maniera occasionale, o solo apprezzare e ammirare attraverso uno schermo; quei simboli e quei nomi con i quali - oggi - ci si dovrà misurare sul campo nel tentativo innanzitutto di mantenere il posto fra i migliori, di dimostrare di non essere stati una meteora.

Appassionati sanniti una parte dei quali dovrà, curiosamente, se non rivedere, almeno mettere a punto la propria mappa del "tifo", allargando il posto nel cuore. La salvezza è un'impresa non impossibile se affrontata col pudore degli ultimi arrivati che non si sono montati la testa, ma pure con la consapevolezza di non essere semplici ospiti bensì co-protagonisti al pari di tutti gli atri; una coscienza di sé che dovrà poggiare sulla solidità dell'impalcatura squadra-tecnico-società. Ognuno di questi elementi è infatti una maglia di una rete di protezione intrecciata anche con la partecipazione popolare, genuina e calorosa: un buco, un solo buco in questa ret e si può sfrangiare tutto. Rovinonosamente.
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Calcio a parte, questi ultimi giorni precedenti il debutto del Benevento calcio in Serie A sono stati caratterizzati da un lievitare di toni polemici che ha fatalmente incrinato l'artificioso ambiente da favola costruito attorno all'avventura sportiva. Meno male, viene da dire.

L'aspetto 'miracolistico' - invocato, propagandato, difeso - della serie A giallorossa e le conseguenti intangibilità societaria, aura mistico/agonistica, fedeltà indiscutibile delle frange storiche di seguaci sono state ridotte a uno stato laicale dal sorgere di qualche polemica, che ha rivestito di normalità le vicende del pallone. Battibecchi a mezzo stampa, padronali levate di scudi, contrasti con la politica, ultras contro qualcuno o qualcosa o semplicemente contro, eccetera, hanno provveduto a iscrivere il fenomeno calcistico anche a Benevento nella categoria di quelle quelle drammatizzazioni da 'bar sport' indispensabili per tirare avanti giorno dopo giorno fino al giorno della partita e al dopo-partita scodellando, in un circolo infinito, sentenze apodittiche (in parallelo con la parte meno morbosa dello spettacolo). Anche questo un dazio da pagare.

Peccato: se venisse meno il (sottilmente richiesto) clima di genuflessione al miracolo e il codazzo di limitazioni anche culturali che esso genera (nei tifosi, nelle istituzioni, nella stampa), ci sarebbero gli estremi per godere di quella "eccellenza" di cui si scriveva in avvio, assaporandone comunque ogni aspetto, pure quelli meno soddisfacenti, con la libertà dovuta al gusto personale.
Sull'argomento leggi anche : Parte la Serie A col Benevento. Vigorito, i tifosi, Baroni, il modulo e i limiti della rosa. La salvezza: obiettivo di tutti sanniti