A scoppio ritardato la disamina di Amina che non ha denunciato il malcostume a tempo debito, né si è dimessa

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Dura, per fortuna, il tempo di un post, una replica e un'intervista l'ennesimo innesco polemico sulla politica locale. E' a cura, in quest'ultimo ma certo non l'ultimo caso, dell'ex assessora (anche) alla Mobilità, Amina Ingaldi, eletta con un certo successo personale in Consiglio con la Lista Mastella nel 2016 dopo uno scorcio di precedente legislatura organico al centrosinistra, poi 'dimissionata' dal sindaco Mastella tra veleni incrociati a marzo 2017: nello spacchettamento delle sue deleghe le è subentrata la Delcogliano e, per l'istruzione (mensa scolastica su tutto), la Del Prete.

Oggi è sui social che Ingaldi si esprime a tema e a prima vista è fuori dai giochi, ma non tanto: "Se un programma o un percorso politico è sinonimo di palingenesi vera sono in campo senza se e senza ma”, ha dichiarato a LabTv il 27 luglio scorso.

E' stato proprio lo scontro sulla convenzione per lo stadio tra Comune e Benevento calcio nella parte inerente la "riserva" di posti di rappresentanza sugli spalti a favorire anche il ritorno warholiano sulla scena beneventana di Ingaldi. Coinciso appunto con un distillato di rivelazioni sul malcostume istituzionale delle gratuità .

Quand'anche ci fosse del vero, e magari non è da dubitare, la confezione esterna è quella di rivelazioni "anonime", di parte, non verificabili, inscritte nell'aureo filone della lotta donchisciottesca ai privilegi di casta (e quindi perdente per il fatale muro incontrato ma vincente per l'immagine immacolata), espresse nella (talora incontrollata) libertà di comunicazione offerta da un social network, che poi paradossalmente si elevano al rango di denuncia - altrettanto vuota nei contenuti - meritevole di ulteriori attenzioni mediatiche.

Talvolta aiuta il presente pure qualche passaggio all'indietro, nel tentativo - vano - di sciogliere il dubbio. E quindi: se Ingaldi avesse continuato a vestire i panni dell'assessora comunale questi "altarini" quando sarebbero emersi?

E perché tra i motivi della (subita) revoca da assessora le ricordate rivelazioni sui privilegi, da riconoscere a esponenti dell'istituzione, non hanno avuto il rilievo venuto, mesi dopo, via social?

Infine: il bene comune e la moralità. L'equazione è ben accetta, essenziale, "programmatica": perché, infranti uno o entrambi dei suoi termini da atteggiamenti (denunciati oggi) quantomeno poco consoni da parte dei colleghi politici, Ingaldi non ha presentato da sé, e nell'immediato, le dimissioni dalla carica?