Gli inibiti alla meta e la narrazione distorta dell'antagonismo sociale offerta dalle principali piattaforme politiche

- Effetti collaterali di Giovanni Barra

Migranti. Non si parla d'altro dall'inizio dell'estate. Con il picco degli sbarchi e delle settimane enigmistiche ecco comparire lidi razzisti, piscine razziste, alberghi razzisti, bagnanti razzisti, bagnini razzisti, vip razzisti, ONG boicottate dai razzisti, autorazzisti. Ovunque ci sia dell'acqua, in Italia, è tutto un razzista a perdita d'occhio. Persino un terremoto può rappresentare un'occasione irripetibile per sfoderare brillanti considerazioni a sfondo discriminatorio. L'agenda mediatica è in ostaggio del salvinismo, “sensibilità” egemone. Lo standard intellettuale fissato è ormai tale da non consentire all'immaginazione di spingersi troppo oltre senza incappare in inquietudini e gesti apotropaici.

C'è chi si interroga sull'opportunità di dare risalto a cotanta intelligenza (aiutiamoci a casa nostra!), correndo il rischio di farle un favore, e chi, invece, ritiene necessario denunciare, affinché non si perda mai di vista la reale dimensione del fenomeno, felicemente sdoganato.

A ogni modo, il problema resta l'immigrazione. E poco importa se Warren Buffett, l'oracolo di Omaha, può fregiare indisturbato i propri discorsi con frasi come questa: “C'è stata una lotta di classe negli ultimi vent'anni e la mia classe (quella dei ricchi) ha vinto”.

Lo squadrismo digitale non osa discutere il pensiero unico figlio del produttivismo giustificazionista, in base al quale la povertà è sempre una colpa mentre la agiatezza è sempre un merito. L'idea che la ricchezza non sia altro che una vox media e non un bene in sé, poiché ciò che conta davvero in termini di reali benefici collettivi è l'annessa redistribuzione, non viene contemplata. Il fatto che un sistema economico si fondi su continui tagli alla spesa pubblica, sulla sconfitta storica del lavoro (minijobs, licenziamenti disciplinari, ecc.) e su un impianto pensionistico che vedrà intere generazioni sprovviste di una pensione dignitosa o di una pensione tout court, non fa accarezzare il dubbio che tale sistema sia intrinsecamente sbagliato. A tal proposito, dai dati forniti da Oxfam (2016), nonché largamente diffusi, risulta che “l'1 per cento della popolazione mondiale possiede una ricchezza pari a quella del restante 99 per cento”. Cifre che si commentano da sole.

Tuttavia, la colpa è dei migranti. Almeno per quella destra balneare che sposa in pieno la retorica populistico-sovranista. Quella stessa destra che sostiene come la flat tax, la chiusura delle frontiere e il protezionismo rappresentino soluzioni realistiche, nonché adeguate, ai problemi profondi e complessi che affliggono la dimensione occupazionale odierna. Padania first. Pardon, Italia first. Anzi, Benevento first. Ma che dico, viale Mellusi first.

A sinistra, quella maggioritaria e tardigrada, invece, le risposte si condensano in un chiacchiericcio purulento composto da nuovismo e giovanilismo. Il messaggio: l'impresa è l'unico sbocco occupazionale desiderabile per i giovani contemporanei (o possibile – a detta degli integralisti). Che poi i mezzi per concorrere siano impari in partenza, che le statistiche sui fallimenti siano impietose o che a qualcuno non freghi un benemerito di diventare imprenditore, non appaiono ragioni valide per abbracciare un cambio di registro.

Per farla breve, le masse precarizzate (il popolo?), nelle quali confluiscono milioni di giovani qualificati sottoposti a condizioni lavorative umilianti – esatto, proprio quei figherrimi giovani di cui si nutre l'oralità politica – incarnano un potenziale soggetto rivoluzionario “inibito alla meta”.

E l'inibizione momentanea dipende essenzialmente da due fattori: il welfare familiare, che ancora determina condizioni sufficienti di benessere per le generazioni entrate da poco in contatto col mondo del non-lavoro, e la narrazione distorta dell'antagonismo sociale offerta dalle principali piattaforme politiche. Queste ultime, infatti, o spostano il conflitto, alimentandolo e direzionandolo verso un canale di comodo, ad esempio la guerra tra poveri poggiantesi sull'equazione immigrato/nemico, o si limitano semplicemente a dissimularlo, lodando azioni governative aberranti con l'alibi dell'inesorabilità del mercato.

Un avvertimento neutro: sic transit gloria mundi. Un avvertimento cattolico-selettivo-ombrellonista-reazionario: si salvi chi può, eccetto i migranti, i migranti proprio no. Un avvertimento sinistrorso-novecentesco: il partito razzista vanta percentuali importanti e la macelleria sociale procede spedita con la complicità di chi dovrebbe combatterla; fatte queste premesse, storicamente, di solito, cosa succede?