L'operazione-Frankenstein per l'eutanasia di Città Spettacolo e la strana 'rimodulazione' dei soldi per il Teatro Comunale (chiuso)

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Sul filo di lana del debutto, ha fatto la sua comparsa anche la copertura economica per la manifestazione "A Sud di nessun Nord", organizzata dal Comune di Benevento. Il cartellone degli eventi è stato presentato da tempo, i manifesti affissi, la vendita dei biglietti cominciata... e la delibera di Giunta che dà (dovrebbe dare) certezze a tutto quest'armamentario arriva solo dopo che lo stesso è entrato pesantemente in campo - e ben difficilmente sarebbe rientrato -, sotto la forma di un "pagherò" con avallo comunale.

Qualcuno ricorderà, infatti, che tale manifestazione di contorno a Città Spettacolo, oggi però diventata 'primo piatto', nasceva agli atti - partorita dal propostosi direttore artistico Giordano - poco dopo la metà di luglio (Delibera 153/2017). Subordinata al reperimento integrale dei costi (155000 € + Iva), date "le irrisorie risorse del bilancio comunale destinate alla cultura", da effettuare mediante "fund raising" (tradotto: raccolta di fondi) e per la quale venne addirittura emesso un Avviso (scaduto in avvio di agosto) al fine di individuare appunto "soggetti interessati a sostenere finanziariamente il progetto" (sponsorizzazioni).

L'esito dell'Avviso, nonostante qualche sollecito in favore di chiarezza pubblica, mai è stato reso noto in via ufficiale. In via informale la cifra l'ha data Gazzetta di Benevento, rendicontando la prima riunione di Giunta dopo la pausa estiva, quella ricordata in avvio: 16.959 euro. Un importo che si commenta da solo e da solo permette di valutare appieno la capacità d'attrazione esercitata. In effetti, esporsi, in questi casi, vuol dire esporsi "politicamente" e non certo supportare un evento dalla indiscutibile validità culturale ed artistica, tale quindi da trascendere sospetti, simpatie, appartenenze, utilità possibili.

Poco importa, comunque, ci pensa un ben conosciuto Pantalone: il resto proviene, infatti, dagli eventuali proventi di biglietteria, calcolati per difetto in quasi 30.000 euro, da una compartecipazione per 40.000 € della Camera di Commercio (ente per il quale la sezione "Amministrazione Trasparente" del sito internet dove dovrebbero comparire tutti gli atti è attualmente opaca) ma soprattutto - quanto al cospicuo importo residuo (oltre pure ad una "riserva" per gli eventi natalizi: così per parlare alle pance della gente saremo a posto anche a dicembre) - dalla "rimodulazione" di un finanziamento regionale in origine destinato a rimettere in sesto il "Vittorio Emmanuele", più noto come Teatro Comunale. Circostanza che nasce "avendo ottenuto rassicurazioni, il sindaco Clemente Mastella, che i fondi per il restauro del Teatro Comunale (occorrono circa 1.200.000 euro) li renderebbe disponibili il Ministero" (si notino sia le "rassicurazioni" e il loro nullo valore di atto ufficiale e il verbo coniugato al condizionale: il Ministero non rende, "renderebbe").

L'intera situazione, economie comprese, pure si commenta da sola: si programma, si cercano fondi per attuare il programma mentre il programma è già realizzato e pronto a sconvolgere i beneventani con i suoi effetti accattivanti; poi si conferma la copertura del programma con un ampio ricorso a fondi pubblici che sopperiscono al sostanziale disinteresse del privato.
Il Teatro Comunale sulla cui chiusura tanto il candidato sindaco Mastella tuonò vede andare altrove i soldi stanziati dalla Regione Campania per la sua riapertura (e intanto rimane in uno stato pietoso come la foto del suo solo ingresso qui sopra pubblicata illustra impietosamente).

Comunque sia, il sindaco Mastella e la sua resistibile armata si sgolano mediaticamente per vantare la bontà del prodotto e si preparano ad un prevedibile bagno di folla (e grazie: Clementino, Peppino di Capri, Renzo Arbore, la disco music radiofonica in piazza, le miss scosciate, la pizza e le pizzette, la candida sublimazione del livello "pazzagliano" dello show con la cena in bianco), avendo alle spalle il piccolo-grande trucco del doppio appuntamento, che significa anche doppio cachet per il medesimo direttore artistico, Renato Giordano (7000 € per 'A Sud di nessun Nord' e una cifra allo stato sconosciuta perché non riportata sugli atti ufficiali per Città Spettacolo), a questo punto sostenuto quasi nella sua interezza da fondi pubblici.
E non si comprende (o forse sì?) perché la seconda tranche di risorse, quella venuta fuori dalla cosiddetta e sopra ricordata "rimodulazione", non sia confluita nel cartellone della sola Città Spettacolo, come ulteriore contributo per rimpinguare, in qualità, il programma di una rassegna a sfondo concettualmente teatrale, evitando la regressiva commistione con l'evocato fantasma di "Quattro Notti e più di pi(a)zza piena".

Con un costo addirittura superiore a Città Spettacolo, quest'A Sud di nessun Nord (come il prosciutto fra Cotto e Crudo dello scorso anno), rivela il definitivo carattere di operazione-Frankenstein sulla rassegna che fu di Gregoretti, concepita dall'insieme di cervelli alla riscossa nazionalpopolare dopo l'emarginazione culturale degli ultimi anni, ben più che giustificata (vedi alla voce "Quattro notti", appunto): la protesi innestata (appunto: Sud/Nord, e prima Cotto/Crudo) va a sostituire progressivamente l'uso dell'arto buono senza che prima sia stato tentato un qualche tentativo di recupero dello stesso.
Questa 'ortopedia culturale' della gestione Mastella-Picucci-Giordano non fa altro che corroborare una politica dell'immagine evanescente nei contenuti che, però, in appena due anni, è riuscita quantomeno a conciliare la sua profonda radice cattolica con la dignità e l'indispensabilità civile dell'eutanasia. Sia pure di una rassegna teatrale.