Città Spettacolo tenuta in vita solo per il marchio che porta soldi. La disamina di Mastella su fb, pur allergica alle critiche, è sincera

- Cultura Spettacolo IlVaglio.it
Foto dal concerto di Clementino postata su fb da Mastella
Foto dal concerto di Clementino postata su fb da Mastella

Con un lungo testo, pubblicato sia sul suo profilo social che affidato al Sannio Quotidiano, in risposta alle tesi sostenute nella sua rubrica sul giornale dall'ex assessore comunale Nazzareno Orlando, il sindaco di Benevento Clemente Mastella affronta di petto il nodo attuale di Città Spettacolo, quel suo lento scivolare verso l'intrattenimento più puro e popolare. La disamina del sindaco è ovviamente di parte ma sincera, pur con qualche passaggio superfluo e oltremodo 'provinciale' su intellettuali e pseudo-intellighenzia, segnale espressivo che rimanda l'eco non flebile, e non ammessa, del fastidio provato dinanzi alle critiche.

Ma è un peccato veniale dinanzi al ragionamento portato avanti su facebook. Questo: "L'edizione ... di Città Spettacolo non ha nulla a che vedere con quella del maestro Ugo Gregoretti. Sgombriamo il campo da dubbi e possibili fraintendimenti! Nessuno immaginava un parallelismo tra le edizioni che furono e quella che è, nessuno può allo stesso tempo utilizzare il medesimo parametro di giudizio per poter giudicare le proposte, i cartelloni, gli artisti, il seguito generato.

Ricordo bene l’epoca di Gregoretti, un artista fuori dagli schemi che non mancò di produrre clamore e attenzioni attorno ad un festival che, col senno di poi è possibile attestarlo, ne aveva un grandissimo bisogno. Un eretico anche nel mondo non certo standardizzato del teatro, che fu scelto con grande lungimiranza dagli amministratori della Democrazia Cristiana anche in evidente antitesi a qualunque appartenenza politica.

Esigenze di strutturazione e di lancio della proposta artistica che furono affrontate con intelligenza e risultati incontestabili dal sindaco Pietrantonio e da chi, come me, era nella possibilità di entrare in queste scelte.

Dopo quasi 4 decenni, credo non si possa sfuggire al tema che le esigenze sono cambiate. Come ricordato da Orlando si sono già susseguite stagioni diverse del festival. Sono cambiati non solo gli scenari locali, profondamente modificata è la domanda complessiva e necessario è apparso calibrare in maniera diversa l’offerta.

Io non voglio attardarmi in una disamina delle edizioni degli ultimi anni e delle responsabilità che hanno lasciato in eredità un quadro tutt’altro che esaltante. Non ho intenzione di polemizzare sui numeri e sulle presenze, o continuare a chiedere come sia stato possibile coniugare il festival teatrale con i teatri cittadini chiusi. Mi limito a segnalare come anche in altre realtà, penso innanzitutto a Spoleto, il mancato adeguamento della proposta ha avuto conseguenze esiziali.

Da questo assunto deve partire qualunque amministratore e io di qui non mi muovo: tutto può consentirsi Benevento, tranne che sciupare una occasione di promozione culturale. Quindi, non se ne abbiano a male gli intellettuali che avrebbero magari preferito un’altra edizione con 10 spettatori a rappresentazione ma l’edizione in corso è assolutamente diversa.

Diverse l’una dall’altra sono state le precedenti 37, quella in corso seguirà altro canovaccio ancora. La direzione di Renato Giordano, tra i direttori artistici che negli ultimi anni sono riusciti ad organizzare a Benevento alcuni degli eventi più partecipati di sempre, non è un azzardo. E’ una scelta consapevole che se riuscirà ad avvicinare la rassegna ai fasti culturali del suo passato e alla riuscita di alcuni format come ‘4 Notti e più’, non avrà l’effetto di snaturare ‘Città Spettacolo’ ma di salvarla.

Lentamente è morta la partecipazione. Un dato accettato quasi con ineluttabilità negli ultimi tempi. Ma chi conosce le dinamiche della comunicazione, degli investimenti nel settore culturale e della spesa pubblica, sa bene che questa è una precondizione che potrebbe avere conseguenze anche definitive. L’ultimo tratto di partecipazione diffusa sembrava essere rimasta la critica al cartellone e agli spettacoli: io ritengo assolutamente salutare l’esercizio della critica ma che sia questa, innanzitutto, popolare.

Critichi e giudichi l’intera città ma dopo aver avuto la possibilità di partecipare. Lontano dunque da discussioni becere e dalla solita irriverenza da social network, io sono orgoglioso di aver riaperto il festival alla partecipazione popolare. Saranno poi i beneventani, e non i rappresentanti di una pseudo intellighenzia, a giudicare.

Per ora mi conforta una proposta che unisce diverse eccellenze che sanno coniugare prime nazionali con show di ampio impatto. I primi sold out al botteghino possono non essere una sufficiente cartina di tornasole, ma tendo a fidarmi di più di questi dati che dei critici di mestiere". Fin qui il sindaco di Benevento.

Al quale, però, evitando con accortezza gli "ismi" da intelletualoidi per non rendergli urticante la lettura, si può opporre una tesi opposta partendo dal medesimo assunto: che cioè questa Città Spettacolo è ben diversa da quella di Gregoretti. Si vede, e con chiarezza.

Ma intanto è la prima ammissione ufficiale in tal senso, così come viene altrettanto ufficialmente fuori l'accostamento "alla riuscita di alcuni format come '4 Notti e più'...", in verità notato immediatamente sin dalla scelta del direttore artistico (una sorta di continuità che dà la 'cifra' della manifestazione) e dalla lettura del cartellone degli eventi, quest'anno come lo scorso.

I concetti di "partecipazione popolare" e "giudizio dei beneventani" definiscono ancora meglio il perimetro dell'appuntamento (degli appuntamenti...) di fine estate, quel suo essere (sottilmente?) funzionale a una politica che tenda ad appagare le esigenze di 'pancia' - certo punto più sensibile rispetto ad altri - della mitica 'gente' in cambio chiedendo solo una sorta di attestazione di paternità dell'ampio impatto. Da monetizzare magari nelle urne.

La vera sfida del rinnovamento di 'Città Spettacolo' dopo la china poco partecipativa imboccata risiedeva magari nel provare a ricreare, con i fondi a disposizione (come non è riuscito nel recente passato), lo spirito originario della manifestazione, di cui non si può riprodurre l'eresia ma la missione strettamente teatrale sì: "La sua prima edizione, della durata di una settimana, vedeva l’allestimento di quattro (quattro, Ndr) eventi", si legge nella storia della rassegna.

Di conseguenza, l'altra sfida dell'amministrazione Mastella risiedeva nel proporre, ma in assoluta ancorché legittima autonomia, la sua idea di svago diffuso e multiforme, calcando le orme del format di successo che il sindaco ha evocato.

Invece, c'è lo sfruttamento furbetto comunque di un marchio quasi quarantennale (Città Spettacolo), sul quale si innesta lo spirito di Quattro Notti, ottenendo un organismo geneticamente modificato sorretto "intellettualmente" dalla vulgata della partecipazione popolare da ritrovare. E in tutta onestà ritrovata, al prezzo di una rassegna originale sottomessa, dimessa e snaturata.

La si potrebbe pure chiudere qui, in fondo, lasciando spazio al vecchio/nuovo format anche nel nome (Quattro Notti 2.0?), se non fosse che si correrebbe il serio rischio di lasciare per strada almeno 150.000 euro di sostegno regionale. Come una qualsiasi'anziana, tenuta in vita solo per la pensione che fruisce e spesa, come gli pare, da chi in suo nome la incassa.