Il finanziamento per riaprire il Teatro Comunale 'rimodulato' per altri scopi: la finanza creativa trova un nuovo interprete nel Comune di Benevento

- Politica Istituzioni di Pompeo Nuzzolo
Il Teatro Comunale chiuso da anni
Il Teatro Comunale chiuso da anni

La contabilità creativa, di vecchia memoria, si modernizza e acquisisce nuovi contenuti. La rimodulazione del quadro economico del finanziamento regionale di 510mila euro, concessi per la messa in sicurezza del Teatro Comunale di Benevento, è la nuova categoria contabile che va ad arricchire la contabilità creativa, praticata all’inizio di questo secolo per incrementare il debito pubblico. La delibera di Giunta Comunale, non ancora pubblicata online, con la quale sono state finanziate non solo "Città spettacolo" e “A sud di nessun Nord”, ma anche le iniziative per le festività di Natale, è un capolavoro degno della Nouvelle Vague (non vorrei, citandola, offendere François Truffaut che di questo movimento cinematografico fu un grande interprete, anche se siamo in tema di spettacoli).

Ma vengo al problema, evidenziando che la riflessione si basa su notizie pubblicate sulla Gazzetta di Benevento, non essendo le stesse disponibili nella delibera di Giunta che si commenta, come detto, non ancora pubblicata online (sulla pubblicazione degli atti di Palazzo Mosti, comincia ad apparire un comportamento della Giunta Mastella simile a quello della precedente Giunta Pepe). In cosa consiste la rimodulazione della spesa?

E’ semplice: la parte di finanziamento concessa per gli adeguamenti del Teatro Comunale, chiuso da molti anni, è spesa per investimenti, ma viene trasformata in spesa corrente. Un finanziamento di scopo, cioè, viene utilizzato per un altro scopo. La trasformazione della spesa di investimento in spesa corrente non solo pare illegittima ma, direi, anche contro la Costituzione.

La rimodulazione presenta anche un’altra singolarità. Il finanziamento concesso per far funzionare di nuovo il Teatro Comunale, stando a quanto noto a mezzo stampa, viene dirottato per la manifestazione "A Sud di nessun Nord" e in parte per le festività natalizie. Il tutto viene giustificato dal fatto che il Ministero in accordo con la Regione Campania concederà un finanziamento più corposo per intervenire sul Teatro Comunale, sembra pari ad 1.200.000 euro.

L’amministrazione Pepe, in merito, presentò un progetto, per intercettare i fondi Poc, per adeguamenti alla sicurezza, per un importo di 1.200.000 euro, ricevendone solo la metà, peraltro inizialmente concessi per errore al Teatro Massimo e non al Comunale per il quale fu chiesto il finanziamento.

Non è dato sapere se la promessa del futuro finanziamento sia documentata in un qualche atto amministrativo, linguaggio tipico di un ministero, o sia stata fatta per via orale. Non è dato sapere neppure se l'asserito accordo fra Regione e Ministero sia scritto da qualche parte e se abbia il potere di modificare la natura della spesa di investimento, ricevuto dalla Regione, da spesa per investimento a spesa corrente. Se ciò fosse accaduto, in questo ipotetico documento, bisognerebbe convenire che l’accordo avrebbe un potere, oserei dire, magico.

Viceversa, se il finanziamento per l’adeguamento fosse relativo a una spesa corrente (per esempio la sostituzione delle poltrone al posto di misure di sicurezza) l’illegittimità dei cui ha parlato il senatore Viespoli riguarderebbe solo l’uso del danaro per uno scopo diverso da quello per il quale la Regione ha erogato il contributo.

Comunque, essendo fondi vincolati, il fondo finanziato va ricostituito. Da chi? Dalle generazioni future? Ma in questo caso cosa c’entra il Ministero? Quale che possa essere la eventuale soluzione, l’ipotesi della riapertura del Teatro Comunale, questo è certo, si allontana nel tempo.

C’è della confusione contabile certamente, ma anche di diversa natura. I finanziamenti - quello effettivamente ricevuto e l’altro, al più, promesso - provengono da soggetti diversi: il primo dalla Regione Campania, il secondo, quello promesso, dallo Stato. I due bilanci sono diversi, come diversi gli scopi su progetti che pure dovrebbero essere diversi.

Il secondo, in particolare, quello più consistente pari all’importo del progetto presentato dall’amministrazione Pepe alla Regione, non dovrebbe contenere le opere già finanziate perché appunto finanziate, per cui il secondo, quello promesso, non può surrogarsi al primo accollandosi le spese già finanziate.

Di accolli, alquanto assenti - vedi Asia -, la collettività di Benevento ha già fatto esperienza: non si può pensare che un secondo eventuale finanziamento possa sostituire il primo, come per magia.

Ho visto, nella biblioteca di Modena, il testo originale del libro La Secchia rapita e ho apprezzato il modo attraverso il quale l’autore, Tassoni, operava le correzioni. Applicava sulla parola da correggere una strisciolina di carta incollata sul margine iniziale consentendo, attraverso il sollevamento della striscia la lettura delle precedenti parole, permettendo al lettore di accedere alle due versioni. A volte questi si accorgeva che con il cambio di una parola, un rigo mutava l’immagine descritta.

Per i numeri però è diverso. Applicando un fogliettino con il numero 1.200.000, doppio di quello da sostituire non cambia l’immagine, ma certifica solo che la cifra precedente - quella che serviva per adeguare e riaprire il Teatro - è scomparsa perché utilizzata per realizzare un fine diverso. Qui non si verifica la magia, come nella Secchia rapita, ma si percepisce come la discontinuità amministrativa, predicata dalla Giunta in carica, non sia nei comportamenti. Se rottura c'è, è con la continuità e il rispetto del sistema istituzionale, senza considerare che sono gli investimenti il motore della crescita.