Sulla gestione dello stadio di Benevento si è iniziato a far luce, ma permangono reticenze e dimenticanze per non rischiare l'impopolarità

- Politica Istituzioni di Giovanni Festa

Con il recente intervento del capogruppo mastelliano Luigi De Nigris, sobrio e improntato a una lettura discorsiva degli eventi, il tema dello stadio in contrada Santa Colomba della sua destinazione alla società del Benevento Calcio, secondo una formula ancora da individuare, è tornato al centro del dibattito politico. Comprensibilmente, trattandosi di una materia che di questi tempi ha toccato l’apice del coinvolgimento popolare e, aspetto non secondario, dagli evidenti riflessi elettorali. De Nigris demanda a non meglio identificati “gruppi di lavoro intersettoriali” gli accertamenti sul pregresso, cioè sul poco esaminato decennio della convenzione stipulata fra Comune e sodalizio calcistico nel 2007 (quando si trattò del PIU Europa si giunse, però, addirittura a una ‘Commissione consiliare d’inchiesta’), e propone alcune possibili opzioni, personalmente scegliendone una.

La sua analisi, pacata e lucida, equidistante dai soggetti coinvolti e accorta a non urtare suscettibilità, è intanto viziata, in avvio, dalla mancata ammissione della politica sul ritardo con cui palazzo Mosti si è mosso, in questo specifico ambito: con lo stralcio della posizione dello stadio dal Regolamento degli impianti sportivi di proprietà comunale, con il disinteresse (va chiamato così) mostrato nelle procedure di rinnovo della convenzione per stadio e antistadio. Naturalmente le colpe sono ascrivibili sia all’amministrazione passata che all’attuale, entrambe a conoscenza della situazione e accomunate dalla medesima bravura nell’evitare attriti in un così “delicato” settore, che incrocia l’utilità pubblica con il (possibile) sdoppiamento del calcio (guai a mandare in crisi il giocattolo).

L’opportunità poi suggerita da De Nigris di “lavorare sull’individuazione di soluzioni innovative rispetto alla precedente convenzione”, inoltre, è viziata dall’assenza di una risposta al banale interrogativo: ma si è perseguito davvero il bene collettivo nel corso di questi due lustri in cui lo stadio è stato affidato al Benevento Calcio?
Sono state rispettate alla lettera le prescrizioni della convenzione stessa? Non avere un quadro economico dei lavori compiuti, per esempio, depone per l’incontrario.
Il canone stabilito dall’ente è davvero stato commisurato al valore dell’immobile concesso?
E’ sorta quella cittadella dello sport da mettere a disposizione anche della comunità cittadina?

Infine. Partendo dal presupposto del capogruppo per cui vanno individuate soluzioni “più adatte all’attività di un club stabilmente inserito nel settore professionistico di alto livello”, al ventaglio di quelle proposte ne manca una: la costruzione a cura della società stessa di un nuovo stadio, con tutte le caratteristiche più avveniristiche che essa intende escogitare per offrire il meglio non solo sul campo ma anche al di fuori di esso, fra agi e comodità varie, e prolungato nel tempo.
Spetterà al Comune, in questo caso, reperire 'soltanto' il terreno su cui erigerlo, concedendolo gratuitamente per un adeguato periodo (99 anni?) alla società.
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P.S.: la nota di De Nigris è stata contrappuntata anche dall'ex sindaco Fausto Pepe,dialogante anch'essa, aperta alla possibilità di un confronto, come si suol dire, costruttivo. Nel superiore interesse - ovviamente... - della Serie A.

Anche in questo caso si parte, però, da un presupposto fondato su un'assenza: "Innanzitutto verificare quello che è accaduto negli ultimi 10 anni di storia di questo importante impianto sportivo è fondamentale, così come capire del perché della convenzione del 2007 e quindi dei lavori eseguiti dal Comune di Benevento e dalla Società di Calcio di Oreste Vigorito", scrive l'ex sindaco. E poi si ferma, sostanzialmente, riallacciandosi all'attualità. Dimentico Pepe, forse, che di quegli ultimi 10 anni di storia cittadina, non verificata, convenzione e lavori compresi, egli non è stato proprio una comparsa a Benevento.