Campagna incendi boschivi: l'analisi del comando provinciale dei Vigili del Fuoco

- Cronaca IlVaglio.it
foto di repertorio
foto di repertorio

La campagna incedi boschiva (AIB) di quest’anno ha visto il Comando dei Vigili del Fuoco di Benevento protagonista e senza sosta rispetto ai tanti interventi effettuati. In particolare, nel periodo più intenso che ha coinciso con l’avvio del dispositivo AIB, un potenziamento delle squadre di soccorso per soddisfare le necessità in tema di incendi di bosco e sterpaglie.

"Questo Comando, come di consueto, - si legge nel documento di riepilogo della strenua attività - ha avuto a disposizione una squadra AIB, ma vista la difficile e arida stagione essa non è stata sufficiente a modulare, in termini di risposte, le tantissime richieste di intervento pervenute alla Sala operativa 115. Infatti dal 17 luglio ad oggi sono oltre 1395 gli interventi identificati con il codice 301 che riguardano solo gli incendi di bosco e sterpaglie. Tante sono state anche le situazioni critiche che hanno richiesto l’ulteriore intervento dei mezzi aerei a disposizione del corpo Nazionale o delle altre agenzie collegate all’emergenza incendi.

In provincia di Benevento, quella che ci riguarda da vicino, le criticità sono state localizzate su tutto il territorio ad iniziare dalla valle telesina (comuni di Faicchio, San Salvatore, Guadia Sanframondi, San Lorenzo Maggiore e San Lupo) ove in alcuni casi le fiamme, alimentate dai venti caldi, complici instancabili dei tanti focolai di incendio, hanno indotto ad evacuare alcune famiglie le cui case sono state lambite dal fuoco. Situazione critica affrontata con l’intero dispositivo di terra e di aria.

Non è mancato il monte Taburno con i sui comuni a partire da Apollosa, Cautano, Tocco Caudio, di recente, un paio di giorni fa, addirittura vi è stato un fronte di fuoco attivo su diverse aree della provincia; in particolare, la struttura di soccorso è stata potenziata con il raddoppio dei turni (circa 50 unità al giorno) distribuiti nelle sedi di servizio, incremento necessario ed indispensabile per avviare una risposta più consistente, autorizzata dal Ministero; ha visto coinvolti: monte San Michele, nel comune di Foglianise, dove già giorni addietro vi è stato un corposo incendio, difficile da gestire per l’orografia del terreno; le montagne a ridosso del comprensorio di Pannarano, dove l’incendio di bosco è durato più di qualche giorno; Monte Taburno, nel comprensorio del comune di Frasso Telesino; Monte Erbano, nel comprensorio del comune di Faicchio.

La giornata del 29 agosto, come del resto le altre, è stata di particolare attenzione su tutti i fronti, con chiara matrice dolosa agevolata dalle condizioni climatiche (temperatura e vento) massiccia e organica è stata la risposta dei soccorsi con uomini instancabili con un dispendio di energie al limite del sopportabile, per questo è doveroso un ringraziamento a tutti i vigili del fuoco di Benevento e provincia che ricevono apprezzamenti da molti Sindaci per la professionalità acquisita e dimostrata in questo frangente.

Nel 2016, l’avvio della AIB è stata posticipata al 9 agosto ed è terminata il 9 settembre. Nel confronto con l’anno in corso il rapporto con il numero di interventi e squadre impiegate è di gran lunga superiore: parliamo di 210 interventi in quanto la situazione climatica è stata completamente diversa dall’attuale con precipitazioni diffuse nei mesi primaverili ed estivi. Per quanto concerne il personale utilizzato si informa che, nonostante la carenza (segnalata dallo scrivente a tutti gli organi superiori) rispetto alla pianta organica prevista con l’adozione di richiamo del personale e ricorrendo al raddoppio dei turni è stato possibile consentire una adeguata risposta alle innumerevoli richieste di intervento. E’ doveroso precisare che il Piano AIB da solo non basta a scongiurare devastazioni e atti dolosi, se non è accompagnato da un’efficace macchina organizzativa e da politiche di gestione forestale preventive e sostenibili come dimostra la situazione reale. Nella prevenzione alla lotta degli incendi boschivi, per avere una macchina organizzativa efficiente, è fondamentale che si definisca al più presto una politica di adattamento ai cambiamenti climatici, attraverso adeguate politiche forestali. Occorre poi rafforzare il sistema dei controlli e degli interventi delle Forze dell’ordine nei confronti dei criminali che appiccano gli incendi. Oggi, oltre il delitto di incendio doloso di cui all’art. art.423 bis del codice penale, si può e si deve applicare la legge sugli ecoreati (la n.68/2015) e in particolare il reato di disastro ambientale secondo quanto previsto dall’art. 452 quater del codice penale, uno dei nuovi delitti introdotti dalla legge, che usa la mano dura contro chi attenta alla salubrità degli ecosistemi, incrementando le pene fino a 15 anni di reclusione oltre le aggravanti.

Quanto alle cause degli incendi boschivi le possiamo così sintetizzare: - Il clima e l'andamento stagionale che è fondamentale nel predisporre una situazione di favore allo scoppio dell'incendio, per cui, periodi di mancata pioggia e di alte temperature, determinano condizioni di estrema pericolosità. - Il depauperamento e lo spopolamento delle zone dell'alta collina e della montagna. Ne è testimonianza l'abbandono nel tempo di tutte quelle pratiche agronomiche e selvicolturali che in passato venivano effettuate nelle campagne e nei boschi, con il risultato di rendere il bosco meno soggetto al fuoco. - La circolazione veicolare. Infatti si vede che ad un progressivo aumento degli autoveicoli circolanti e dello sviluppo viario, aumentano in progressione gli incendi boschivi. E dal rilevamento dei punti d'innesco del fuoco si evince come moltissimi incendi abbiano inizio dal bordo di strade ed autostrade”. - Cause dolose e volontarie: sono definite come quelle concepite e determinate dalla volontà di uomini che al costo di un fiammifero ottengono benefici personali per i quali la società pagherà prezzi altissimi, distruzione di un bosco, per tempi molto lunghi,ricostruzione dell’ecosistema. Le motivazioni possono essere: la prospettiva di un profitto, allo scopo di creare terreni coltivabili e di pascolo , bruciatura di stoppie e cespugli, per la pulizia del terreno, in vista della semina, incendio del bosco per trasformare il terreno rurale in edificatorio, per determinare la creazione di posti di lavoro; impiego del fuoco per operazioni colturali nel bosco per risparmiare mano d'opera, per approvvigionamento di legna. Altri fattori sono individuati nella volontà di vendetta per liti tra privati, contro i “pubblici poteri”, per aver subito un atto che si ritiene ingiusto quale un esproprio oppure per proteste contro restrizioni all'attività venatoria o contro la definizione di aree protette con vincoli ambientali.

Infine per atti vandalici. - La “piromania” il piromane e’ una persona instabile che appicca il fuoco per scaricare la sua angoscia interiore. - Cause colpose o involontarie : sono quelle provocate da atti di imprudenza, negligenza, disattenzione o ignoranza. - Cause naturali: sono quelle innescante da eruzioni vulcaniche, fulmini, autocombustione che, in Italia, sono sostanzialmente irrilevanti.

La mancata manutenzione del territorio è il motivo principale a cui risalire per comprendere la virulenza degli incendi che stanno divorando il nostro territorio e quello di Francia, Corsica, Spagna, Grecia, dove la Sardegna ha vissuto persino drammi umani. In Sardegna, in particolare, le piogge insolitamente intense di questa primavera hanno rinvigorito la vegetazione del sottobosco e dei campi, un’enorme massa vegetale improvvisamente disseccata da un rovente periodo pre-estivo. Questo duplice fenomeno climatico estremo ha prodotto una ‘miccia’ vegetale micidiale anche per il più piccolo focolaio di incendio, un rapporto causa-effetto non debitamente considerato.

Oltre alle vittime umane, spesso coinvolte negli episodi incendiari più gravi, il ‘bene’ natura’ è quello più colpito. Secondo uno studio del WWF condotto in Spagna, il danno economico causato dagli incendi forestali corrisponde a 5.500 euro per ettaro di bosco incendiato, senza considerare i danni permanenti e il valore delle specie animali e vegetali distrutte. Le foreste offrono infatti servizi naturali importantissimi per la vita dell’uomo e dell’ambiente: consentono la regolazione dell’atmosfera, del clima, la protezione da inondazioni, siccità, frane, dissesto idrogeologico, la regolazione del ciclo dell’acqua, l’approvvigionamento idrico, la ricarica delle falde e la variabilità biologica oltre ai benefici che derivano dal valore estetico, ricreativo e turistico. Le aree percorse dal fuoco hanno tempi di recupero molto lenti, in relazione alla frequenza, all’estensione e alla complessità dell’ecosistema colpito. Occorrono circa 100 anni a un bosco di latifoglie, come le faggete e quercete, per recuperare, la macchia mediterranea alcune decine. In Italia dalla metà degli anni ottanta ai primi anni del 2000 gli incendi boschivi hanno distrutto circa 1.100.000 ettari di superficie boscata, pari ad una regione più grande dell’Abruzzo. E’ stato calcolato che un incendio distruttivo di un ettaro di pineta può causare la morte di 300 uccelli, 400 piccoli mammiferi e 5 milioni di insetti: un danno diretto e immediato per la fauna al quale si aggiunge anche la frammentazione degli habitat che inficerà il successo riproduttivo delle stagioni successive.