A Benevento devi fare una fiaccolata per ottenere giustizia per un tuo caro ucciso

- Cronaca IlVaglio.it

In tanti ieri sera hanno sfilato a Benevento per chiedere che vengano individuati, processati e condannati i responsabili della morte del 32enne concittadino Antonio Parrella. Dai primi rilevi effettuati, in attesa dei riscontri definitivi dell'autopsia, secondo la Procura della Repubblica che indaga, la notte del 27 luglio, durante una festa di compleanno, in un ristorante dell'agro beneventano, è stato ucciso a calci e pugni che lo hanno raggiunto in varie parti del corpo e alla testa. Parrella è stato poi lasciato a terra agonizzante.

Della sua presenza, una mezz'oretta dopo che gli invitati erano andati via, si è accorta la proprietaria della struttura che ha prontamente chiamato i soccorsi. Portato al 'Rummo', Parrella è morto poco dopo, lasciando una figlia piccola e nel dolore profondo la madre, i due fratelli, le due sorelle e tutti i suoi parenti e i numerosi amici.

Molti dei quali ieri sera hanno sfilato dai quartieri popolari, Santa Maria degli Angeli e Rione Libertà, alle vie del centro e fino al Duomo con una tshirt bianca e dietro dei cartelli che reclamavano: 'Giustizia per Antonio'. A tanto hanno dovuto far ricorso, i parenti e gli amici, perché non si sa ancora cosa sia accaduto quella notte, nonostante l'indagato omicidio sia avvenuto in precise, circoscritte determinate circostanze di tempo e di luogo.

Inizialmente, la Procura ha individuato come possibile autore un 28enne, uno dei presenti alla festa di compleanno e lo ha fatto portare in carcere. Ma il Tribunale del Riesame di Napoli lo ha poi rimesso in libertà infliggendo un duro colpo all'ipotesi accusatoria, anche perché, accogliendo le tesi della difesa del ristretto, le immagini delle telecamere interne del ristorante dimostrano che non è stato il 28enne a colpire Parrella. Né ci sono testimonianze a suo carico. L'arrestato del resto si è sempre dichiarato innocente. La Procura, assieme a lui, ha anche indagato, per favoreggiamento, altre sei persone. Nella fiaccolata di ieri sera, come in precedenti pubbliche denunce, i familiari hanno soprattutto stigmatizzato un atteggiamento omertoso dei presenti alla festa.
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Abbiamo già scritto su questa drammatica vicenda e, a fronte della civile e dolorosa manifestazione di ieri, a 40 giorni dal fatto ci dobbiamo ritornare. C'è, infatti, palesemente una questione generale in gioco (non meno importante di quella specifica per dare una risposta di legge ai suoi cari che, purtroppo, non potranno più riavere Antonio).

E' fondamentale che le forze dell'ordine e la magistratura dimostrino di essere in grado di venire a capo di un omicidio avvenuto in un luogo e in un tempo determinati, conoscendo le generalità dei presenti al fatto e giovandosi di immagini video registrate. Non riuscissero in tale compito, sarebbe veramente la Caporetto del sistema giustizia a Benevento e nel Sannio. Ci sono già altri gravi casi analoghi finora impuniti (per citarne uno, la morte della piccola Maria a S. Salvatore Telesino) ma sono decisamente più complessi.

Né può giustificare l'insuccesso il denunciato, dai parenti e dagli inquirenti, atteggiamento omertoso dei presenti: chi indaga deve essere preparato a risolvere i casi anche senza la collaborazione di chi c'era e aveva visto. E deve indagare bene, prima ancora che presto, evitando di sconcertare ancor più l'opinione pubblica arrestando persone sulla base di ipotesi accusatorie così tenui da essere subito superate da un altro giudice con l'immediata liberazione dell'indagato.

La risoluzione dell'omicidio Parrella, dunque, ci dirà anche se il Sannio è un luogo dove ancora vigono e sono fatte rispettare le regole essenziali della convivenza civile oppure un posto dove impunemente si può venire uccisi a calci e pugni davanti a tanti.

L'efficacia e l'efficienza del sistema penale nel mandamento di Benevento non è esemplare e tante volte l'abbiamo denunciato (per le indagini su amministratori pubblici, politici e colletti bianchi, al più sfociate in procedimenti lenti e finiti nel nulla), ma stavolta si è ben oltre. Signori inquirenti, signori magistrati, alla bambina di Antonio non si potrà per sempre continuare a dire che il papà è volato in cielo. Per ciò fate in modo che, quando saprà la verità, la possa almeno conoscere tutta intera.

Si ringrazia per la foto Tv7.