Di Micromega e delle pornostar dedite all'imparaticcese che vi possono pontificare indisturbate

- Effetti collaterali di Giovanni Barra
Valentina Nappi
Valentina Nappi

Stanchi di occuparci del razzismo che quotidianamente ci assedia e di coloro che se ne nutrono (così il titolone di Libero: “Dopo la miseria portano le malattie”), abbiamo deciso di dedicarci a un altro argomento, di grande inattualità, di quasi insuperabile inattualità: Valentina Nappi contra Diego Fusaro. La vicenda risale a qualche anno addietro e confessiamo di essercela persa a tempo debito. Chissà cosa ci passava per la testa! Tuttavia, una volta recuperata, ci è sembrato doveroso mettere al corrente l'eventuale lettore ignaro, magari integrando con delle osservazioni (im)pertinenti, magari a latere, o a latex. Ma non garantiamo sulla nostra capacità di starcene in disparte: in fondo, perché dovremmo, questo è il nostro spazio testuale, conquistato malgrado una totale latitanza dai set pornografici.

Premettiamo, procedendo con perizia genealogica, che l'operetta morale “Dialogo di una pornostar e di un filosofo” è stata propiziata da un articolo comparso su “Micromega”, a firma della Nappi, intitolato “Oggi il fascismo si chiama anticapitalismo”. Non è uno scherzo, si può facilmente verificare con una googlata. Qualcuno, addirittura, già freme per l'uscita del pamphlet “Bukkake e massimi sistemi”.

A scoperta avvenuta, per giustificare la presenza dell'insolita blogger, ci siamo immaginati una riunione redazionale in perfetto stile ferrettiano in cui qualcuno, nel tentativo di svecchiare la storica rivista, ora espansasi anche sul web, avrebbe fatto notare al direttore Paolo Flores D'Arcais la drammatica lacuna insita nel nobile spirito editoriale originario, poco incline al clickbait: “Manca la fregna!”.

Da qui, probabilmente, la decisione di affiancare i consueti rugosi collaboratori con un profilo più fresco, di quelli che piacciono al lettore giovane. D'altronde, “dalle pippe mentali alle pippe tout court la distanza è breve” si saranno detti gli occhialuti micromeghiani, accarezzati dal vento euforico della rivoluzione. E cosa c'è di meglio di una pornostar organica a fare da cerniera?

Comunque sia, incuriositi dalla teoresi nappiana e dalla tesi altisonante contenuta nella titolazione, abbiamo scelto di addentrarci nell'articolo, suddivisibile in due blocchi. La prima parte presenta una disamina alquanto scolastica sull'ascesa del fascismo condita dal punto di vista dell'autrice in merito alla questione “se vuoi fare la pornostar il populismo di destra è un problema”. La seconda parte, invece, denota un susseguirsi di argomentazioni scalcinate, che potremmo definire etnopornocentriche, in cui la Nappi si serve di qualche cultural brand rimasticato alla buona e di categorie estremamente complesse sparacchiate qua e là per giungere a conclusioni che in nessun modo potremmo ritenere consequenziali.

Breve estratto: “Il processo di centralizzazione dei capitali è infatti condizione necessaria per un autentico progresso storico”. Dove per “progresso storico”, nella controreplica a Fusaro, si intende “un potenziamento del modello occidentale contemporaneo di libertà, in virtù del quale i ragazzi a scuola mettono i piedi sul banco e fanno scoppiare le gomme da masticare in faccia agli insegnanti” e dove per “necessario” si intende – supponiamo – “che, da sinistra, bisogna lottare per preservare uno schema di sviluppo fondato sulla segregazione economica e su guerre imperialistiche per non condannarsi – Dio solo sa perché – a una posizione del missionario perpetua come unica opzione coitale” (l'ultimo virgolettato non appartiene alla Nappi ma a qualche futuro ermeneuta scoglionato).

Peccato che il lettore medio di Micromega, con ogni probabilità, si avvicini più a un insegnante precario e sottopagato che a un pornodivo. Peccato che il far coincidere il mero progresso tecnologico o della disinibizione sessuale con il Progresso storico significhi abbracciare un'abitudine cognitiva del tutto esente da qualsivoglia alfabetizzazione critica: in tal senso, invitiamo la Nappi a farsi un giro in Cina o in Qatar per constatare di persona il patto di sangue, implicito nelle sua posizione, tra egualitarismo, progresso e capitalismo. Per non parlare della deriva lobbycratica delle democrazie occidentali odierne. Le quali, smantellando, ad esempio, il finanziamento pubblico ai partiti con l'alibi della lotta agli sprechi, vanno sempre più a favorire logiche particolaristiche, oligopoliche: il principio della rappresentanza viene formalmente mantenuto, ma sostanzialmente umiliato. Non proprio il sogno della “sinistra illuminista” di cui si farebbe portavoce Micromega.

In fine, peccato che il fascismo, pur proponendosi come baluardo della terza via, quella corporativista, e pur dichiarandosi retoricamente anticapitalista, fosse in realtà appoggiato a pieno dal grande capitale, quel grande capitale che per la Nappi rappresenterebbe, al giorno d'oggi, l'unico antidoto credibile per contrastare l'avanzata globale dei movimenti anticapitalisti, a suo parere già virtualmente fascisti in toto.

Ora, qualcuno potrebbe risentirsi e dire “facile smontare la Nappi” oppure “perché Fusaro ha deciso di perderci tempo”. A queste obiezioni si può replicare con un'unica considerazione: mentre fior fior di studiosi/e disoccupati/e sono costretti/e a emigrare, le pornostar dedite all'imparaticcese possono pontificare indisturbate, occupandone gli spazi, perché incassano più visualizzazioni.

Ragion per cui, a prescindere dal condividere o meno le idee di Fusaro – che ha il dono della formula ma il vizio di abusarne – o dal contestarne l'originalità, non riusciamo a non solidarizzare, a posteriori, con la sua indignazione.

Che una pornostar possa impartire lezioni di emancipazione femminile, sentendosi la reincarnazione di Simone de Beauvoir per il solo fatto di combinare “squirting” e “plutocrazia”, ci crea qualche perplessità. Frasi come “tutte le ragazze dovrebbero essere troie” non crediamo riassumano per filo e per segno lo spirito delle suffragette. Così come l'esaltazione dell'asineria scolastica e del ribellismo ebete in qualità di massime conquiste della libertà d'espressione ci sembra una roba incommentabile. Tutto questo, lo ribadiamo,scaturito dalle dotte colonne di Micromega.