L'assoluzione di Mastella garantirà anche il normale sviluppo dell'attività al Comune di Benevento

- Cronaca IlVaglio.it

Altri hanno sviluppato, lo stanno facendo ora e svilupperanno tesi di certo interessanti da leggere sulla notizia dell’assoluzione di Mastella, a cavallo fra politica e cronaca giudiziaria e conseguenti rilievi sull’uno e l’altro tema che non saranno assolutamente impropri. Qualche breve considerazione si impone nell’attualità stretta, sulla vicenda processuale sulla quale qualche mese fa si espresse anche il Vaglio.it.

Il tempo, innanzitutto. Non c’è bisogno di aggiungere altro se non misurare la distanza tra l’inizio e la (prima, teoricamente) fine della vicenda giudiziaria che ha coinvolto un frantumato “sistema Udeur” in Regione Campania e il leader di quel partito, allora importante esponente del Governo in carica.

Si dice che il sistema delle garanzie, per chi si difende ma anche per chi accusa, sia efficace perché sottoposto a ben tre valutazioni terze. A differenza di quel che può apprendersi sui libri, o anche nelle aule di un tribunale, l’ordinamento di questo Paese pare fondato solo sul primo grado di giudizio. Al resto, prescrivendo, ci pensa il tempo appena ricordato. Chissà che ciò non suggerisca qualche concreto correttivo. Certo, se la politica è quella della legge elettorale da modificare o dello “ius soli” da approvare…

A differenza di tanti, troppi esponenti della politica – pure locali -, a Mastella va riconosciuto un rapporto diretto fra coinvolgimento giudiziario e dimissioni da un prestigioso incarico, con tutti gli inneschi venuti in seguito.

Nei fatti, il 2008 dell’avviso di garanzia al Guardasigilli segnò la fine di una stagione (Prodi), ma non si può negare una “intelligenza” fra forze dissimili (Udeur e centrosinistra) che avrebbe prima o poi portato ugualmente ad un conflitto politico.

Sempre nei fatti, e ciò contribuisce (comunque la si voglia pensare) ad alimentare la fama di “cavallo di razza” del leader ceppalonese, il 2008 non ha segnato affatto la fine dell’avventura politica dello stesso Mastella, passato in breve ad altra sponda ma forte lo stesso di un suo personale consenso.

Le sofferenze cui lo stesso Mastella ha fatto riferimento nel breve post sulla sua pagine Facebook a qualche ora di distanza dalla sentenza che lo ha assolto con formula piena, proprio perché intime, non sono comprensibili col metro del commento: si comprende, però, il senso della liberazione.

E’ stata evitata una ferita alla democrazia, beneventana nello specifico. Sarebbe stato infatti piuttosto difficile spiegare al diciottenne recatosi per la prima volta alle urne a giugno 2016 che il suo voto, quel voto con il quale ha scelto liberamente Mastella come sindaco della sua città, avrebbe avuto un valore relativo perché legato, attraverso il meccanismo di leggi intervenute in corso d’opera, a una storia risalente addirittura a quasi dieci anni prima, quando il nostro diciottenne guardava i cartoni giapponesi. Incolpevole.

Liberatosi della presenza in Giunta un po’ più ingombrante (Mazzoni), è possibile adesso parlare scherzosamente e solo come di un curioso accorgimento (alla stregua dei Cinque Stelle parlamentari) della rotazione quadrimestrale dei vicesindaci (Pasquariello, Russi, Ambrosone, Serluca) escogitata dal primo cittadino Mastella come a prevenire inconsciamente, nel caso del suo allontanamento da palazzo Mosti, che si radicasse nell’opinione pubblica un’altra figura di sindaco…