Cosa sta diventando l'inconscio nell'epoca del web? Le risposte di 'Psychonet' presentato a Telese

- Cultura Spettacolo di Alessio Zarro Ievolella
Eleonora De Conciliis e Felice Casucci
Eleonora De Conciliis e Felice Casucci

Cos'è l'uomo in quanto animale digitale? Come si sta trasformando e/o adattando la sua psiche? Cosa sta diventando l'inconscio nell'epoca del web? Queste le domande a cui si è tentato di rispondere oggi pomeriggio durante la presentazione del libro “Psychonet”, Cronopio, Napoli, 2016, nella sede della Fondazione Gerardino Romano di Telese Terme. Sono intervenuti l’autrice, Eleonora De Conciliis e Felice Casucci, presidente della Fondazione, che ha coordinato l’incontro. Casucci ha introdotto il tema offrendo due spunti d’analisi. Il primo partendo da un’esperienza personale: “Mi ha sorpreso come mio figlio di 14 anni si sia accorto di essersi rotto il ginocchio solo dopo svariati mesi dall’infortunio… Ho ricondotto il fatto alla mediazione continua che la dimensione digitale esercita sui ragazzi… Non hanno più un rapporto diretto col proprio corpo”. Il secondo è una citazione tratta dalla letteratura clinica sul narcisismo, che lo presenta come un disturbo alimentato e allo stesso tempo canalizzato dalla società attuale, così che non sia più nemmeno riconoscibile come patologia. Il presidente ha poi invitato Eleonora De Conciliis a parlare della sua esperienza col cosiddetto “delirio digitale”.

L’autrice ha cominciato fornendo alcuni chiarimenti su quanto accaduto al figlio di Casucci: “Ci sono studi che si occupano di rilevare l’effetto che l’utilizzo massiccio nei nuovi media ha sul nostro corpo…Secondo questi studi, la tecnologia digitale non è tanto una protesi che aiuta l’uomo a fare qualcosa, come avveniva per la tecnica tradizionale, ma viene contemporaneamente introiettata nel corpo, e quindi anche nella coscienza, costruendola e modificandola”. Sarebbe quindi del tutto comprensibile che un giovane nativo digitale viva il rapporto con se stesso e col proprio corpo in maniera mediata. Secondo la De Conciliis, infatti: “Per coloro che sono in contatto con i dispositivi digitali fin dai primi anni di vita, la rete costituisce il medium attraverso cui il sé si conosce e si definisce…La formazione dell’identità non avviene solo attraverso il mezzo linguistico; al linguaggio materno si affianca quello del tablet”.

Ma se è un fatto che la tecnologia digitale stia ridefinendo i parametri antropologici dell’essere umano, in molti si chiedono: quali ricadute può avere tutto ciò sull’equilibrio psichico del soggetto? Quali sono le forme di delirio che appartengono ai nuovi individui e quanto compromettono la loro vita in società?

Per rispondere a queste domande l’autrice è entrata nel vivo del tema:: “Parto dal presupposto che quello che Freud chiama il disagio della civiltà oggi potrebbe essere qualcosa di completamente diverso…Non credo che viviamo ancora in una società del disagio…Essa tende invece a integrare alcuni comportamenti patologici, in modo che non siano più vissuti come tali”. A segnare il punto di svolta tra le due epoche è il venire meno del concetto di limite, quale poteva essere l’insieme delle prescrizioni morali inerenti una famiglia borghese del primo Novecento: “Le categorie psicoanalitiche sono state elaborate in un’epoca in cui aveva più senso parlare di disagio rispetto a un soggetto che subiva un determinato tipo di repressioni dalla civiltà”.

Un’ulteriore differenza con il secolo scorso risiede proprio nelle nuove modalità di costituzione del sé esposte sopra: “I giovani e i giovanissimi risultano spesso incompatibili con la terapia psicoanalitica…Il loro è un linguaggio di matrice cibernetica, semplificato, non adatto ad affrontare l’esplorazione di se stessi”. E’ chiaro allora che l’integrazione del disagio, d’altra parte, è illusoria: “Esso semplicemente non è più espresso, parlato, portato a coscienza”.

La scomparsa del disagio psichico cosciente, tesi portante - e, a detta dell’autrice, provocatoria rispetto al mondo psicanalitico - di Psychonet, si gioca dunque tra il mutamento del medium di formazione del sé e la normalizzazione di alcuni disturbi prodotta dalle condizioni socio-economico attuali: “La società produce delle soggettività psicologicamente conformi al proprio assetto, che è un assetto capitalistico, e premia coloro che riescono a gestire il proprio disagio senza mettersi in discussione; li rende soddisfatti di sé”

E’ il caso di un certo tipo di narcisismo, e con ciò la professoressa si è ricollegata allo spunto iniziale del prof. Casucci: “Se un narcisista è a capo di una grande azienda, egli risulta perfettamente integrato, poiché la sua funzione socio-economica gli consente di soddisfare a pieno le proprie pulsioni patologiche”.

Secondo la De Conciliis non c’è da temere per il benessere psichico delle generazioni che verranno: “La mia posizione riguardo a tutto ciò è ironica, non apocalittica…In realtà la società integra, fa si che i soggetti si adattino a essa…Non dobbiamo lamentarci, ma accettare che le cose non siano come prima, che l’essere umano si sta trasformando…I ragazzi si adattano, e i loro comportamenti, felici o infelici, tranquilli o violenti, si integrano perfettamente nella società capitalistica”. A stare male veramente saranno allora solo i cosiddetti residuali, ovvero gli psicotici classici, quelli il cui disagio non si combina organicamente con l’assetto della società.

In conclusione, l’autrice ha speso alcune parole sulla condizione attuale dell’inconscio: “Esso, anche se non è scomparso, non può essere più considerato quello teorizzato da Freud, ricco, pieno di desiderio, da esplorare, da psicanalizzare…Non è più ciò che sta sotto, è estroflesso…Un organo proiettato all’esterno grazie al medium elettrico”.
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Ad avviso di chi scrive, Eleonora De Conciliis ha compiuto una lucida analisi di un fenomeno dirompente, sfidando alcuni luoghi comuni diffusi (“la condizione psichica fondamentale dell’uomo di oggi è uno stato di sofferenza”) e prendendo le distanze da sterili sguardi apocalittici altrettanto radicati nel senso comune. Da sottolineare come il rimando alla coerenza delle nuove patologie con l’assetto socio-economico odierno escluda il rischio di una posizione culturale eccessivamente quietista, poiché invita a un allargamento della prospettiva d’analisi rispetto alla sola dimensione inter-soggettiva e pone implicitamente al centro della riflessione psico-antropologica una critica del sistema capitalistico.

Eleonora De Conciliis insegna Filosofia e Storia presso il Liceo Statale “Fonseca” di Napoli, e Narratologia e Linguistica presso la Scuola Sperimentale per la Formazione alla Psicoterapia e alla Ricerca nel campo delle Scienze Umane applicate presso l’ASL Napoli 1. Caporedattrice di Kaiak. A Philosophical Journey (www.kaiak-pj.it), membro del comitato scientifico de La deleuziana (www.ladeleuziana.org), ha pubblicato monografie su Kafka, Simmel, Benjamin, interventi e saggi su Canetti, Foucault, Baudrillard, Bourdieu, nonché i volumi: Il lusso della differenza. Ipotesi sul processo di soggettivazione, Filema, 2006; Pensami, stupido! La filosofia come terapia dell’idiozia, Mimesis, 2008; Il potere della comparazione. Un gioco sociologico, Mimesis, 2012; Che cosa significa insegnare?, Cronopio, 2014; Psychonet, Cronopio, 2016.

Felice Casucci è professore ordinario di Diritto Comparato presso l’Università degli Studi del Sannio e Presidente della Fondazione Gerardino Romano. Direttore del Centro Studi di Diritto Comunitario, Università degli Studi del Sannio. Direttore della Rivista Annuario di diritto comparato e di studi legislativi, ESI, Napoli. Direttore della Rivista Il Diritto dell’Agricoltura, ESI, Napoli. Componente del Direttivo SIRD (Società Italiana per la Ricerca nel Diritto Comparato) e Presidente della Sezione campana della medesima Associazione scientifica. Componente del Direttivo ISLL (Italian Society Law and Literature), con sede a Bologna. Componente dell’Associazione Internazionale di Diritto Comparato (AIDC), con sede a Parigi. Autore di numerose pubblicazioni in materia giuridica e letteraria.

La Fondazione Gerardino Romano, che dal 2002 opera con continuità sul territorio sannita, è nata per riprendere e ritrovare il lascito morale di Gerardino Romano, sindaco della città di Telese dal 1952 al 1980, attraverso iniziative volte a promuovere la cultura e l’impegno civile.