Le cinque giornate di Benevento, la tifoseria e la scossa. E l'incubo della retrocessione che non è di tutti

- Politica Istituzioni di Giovanni Festa

La Storia ha un passo lento, ma permette di saldare i conti. E così dal giogo delle Forche i romani sono passati alle forchette, pasteggiando coi resti di un Benevento disarmante e disarmato. Dall’impietosa statistica di tutte sconfitte, difesa colabrodo e sterile attacco nasce pure qualche minimo mugugno di piazza, per ora tradotto nella più classica delle disapprovazioni sonore (sparute, comunque). Ma nessuna pazienza può dirsi davvero già esaurita, al momento e nonostante le oggettive difficoltà in termini di impatto psicologico al torneo, infortuni, quadratura tecnica e societaria.

Il calcio, in circostanze di così palese minorità, propone soluzioni semplici, ma radicali e pure di presa immediata, per quanto antieconomiche: risparmiare uno stipendio in luogo di undici o più, nella speranza – che può pure rivelarsi vana – di provvedere alla mitica scossa. Infermeria e differenze qualitative a parte, elementi certi sia l’uno che l’altro (come hanno impietosamente evidenziato la trasferta a Napoli e l’arrivo della Roma), resiste ancora oggi una fideistica apertura in salsa crotonese: domenica è un altro giorno, si vedrà.

E in fondo non si è lontani dal vero. Le cinque giornate di Benevento (giallorossa) sono dunque servite a testare innanzitutto la maturità dei tifosi. Mettendo da parte qualsiasi discorso su moduli, impieghi, campo o panchina, umori o malumori, acciacchi veri o diplomatici, fiducia piena o a orologeria, eccetera, può far piacere – al tifoso, all’opinionista, al giornalista, all’esteta, al modesto orecchiante - valutare almeno il carattere, inteso come costante prova dello stesso sul campo di gioco quanto ad impegno e determinazione, perché non si dica che Cenerentola non abbia almeno cercato di credere alla magia di una notte in cocchio piuttosto che in zucca.
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Piuttosto, c’è chi ha ben metabolizzato, meglio di squadra e società, la vetrina della Serie A. E’ il sindaco di Benevento, colto da arditi pedinatori “embedded” ora qui al telefono coi presidenti di società a delineare strategie e vaticinare soluzioni, ora lì a portare i saluti a Totti con tanto di foto, esibita non solo (e con giusto orgoglio) sul proprio profilo Fb, ma anche sulla pagina dell’ente che, a tempo, rappresenta. Comunque, la sua serenità è comprensibile: in fondo Mastella porta avanti, senza forti opposizioni, un torneo quinquennale. Quindi senza l’incubo di una possibile, immediata retrocessione rispetto a risultati negativi.