Il basso livello della politica locale testimoniato dai passaggi e dalle furbizie al Comune e alla Provincia

- Opinioni IlVaglio.it

Interesserà pur in maniera marginale l’opinione pubblica, forse stanca, forse disattenta, forse disillusa, ma quanto sta accadendo nella politica cittadina, segnatamente in quell’area del cosiddetto “Centro” – moderato o meno -, è la spia di un più diffuso decadimento. Che non rimanda soltanto l’eco delle beghe di Palazzo con i partiti come le comari del Bardo e la situazione velata da un deciso tratto di mestizia ambientale in luogo dell’allegria. In Comune e Provincia, i maggiori enti cittadini, le coalizioni soffrono d’una sindrome che potrebbe condurre alla paralisi: un'insensata litigiosità. Che viaggia, nello specifico, sulla triangolazione Alternativa Popolare-Forza Italia-Liste mastelliane. Eppure, non ci sarebbe nulla di più semplice di uno scenario di alleanze che segua le tracce dello schema politico nazionale. Perché è bene precisare che le posizioni, spiattellateci a suon di comunicati stampa fra una tirata di capelli e l’altra in questi ultimi giorni, non interessano i singoli eletti ma i rispettivi partiti, ovvero vanno considerate al di fuori della clausola di salvaguardia etica che i consiglieri s’attribuiscono (vanamente), facendo ricorso all’assenza del vincolo di mandato.

A palazzo Mosti, pertanto, è ambigua e irrisolta la posizione di Alternativa Popolare. Per quanto il gruppo sia nato solo dopo le elezioni comunali e si sia formato con tre consiglieri pescati altrove tra gli eletti della maggioranza, ora non c’è alcuna logica al suo permanere in detta maggioranza che non si può certo dire di centrosinistra come quella in cui “milita” al superiore livello di Governo del Paese (dove peraltro occupa caselle importanti). Contro questa ipocrisia politica locale si scaglia Forza Italia, reiterando il conflitto di forma e contenuti che anima, sempre più su, Alfano e Berlusconi.

Alla Rocca dei Rettori, invece, è ambigua e irrisolta la posizione di Forza Italia. Qui, in Provincia, intanto Alternativa Popolare replica la coalizione nazionale (altro stridente contrasto con Palazzo Mosti), ma Forza Italia, all’opposizione di Ricci, s’è prestata ad un soccorso plateale nell’ultima riunione di Consiglio, al punto da far emergere, nel gruppo mastelliano di Noi Sanniti (isolato dall’esponente forzista che ne ha reso vano l’abbandono dell’aula), il più che fondato sospetto di un “patto” di desistenza con le attuali forze di governo. Anche in questo caso le urne hanno consegnato a Forza Italia il ruolo di oppositore.

Ma dentro lo scavo ideologico si muovono incessanti le talpe della conservazione di qualche prebenda, di deleghe da guadagnare, di presidenze di Commissioni cui aspirare. Per questo un partito, piuttosto che soggetto/ponte fra la comunità e l’istituzione, assume ancor più sembianze e limiti dell’uomo: chiacchiericcio, incaute parole dal sen fuggite, brama di potere, ipocrisia. Gli elementi intermedi della società, dunque, replicano la comunità rappresentata e su tutto aleggia appunto la preoccupazione del riconoscersi, di riflettersi in questi ambiente e classe politica che, nel tempo, vanno rilevandosi sempre peggiori delle precedenti.
***
La vergognosa situazione (nel senso che la vergogna è di chi assiste disarmato a queste rappresentazioni) potrebbe ricevere un segnale chiaro se - in luogo dei maneggi e dei magheggi cui i partiti, nella più completa impermeabilità, sottopongono le istituzioni e l’opinione pubblica - si ritenesse opportuno porre un punto fermo, richiamando l’elettorato a esprimersi con chiarezza ancora maggiore. Ma già evocare il solo termine “dimissioni” è un'eresia in questi tempi eterni di glutei attaccati alle poltrone, figuriamoci correre il rischio – specchiandosi e appunto riconoscendosi cittadini e partiti - di ritrovarsi ancora peggio, accelerando il decadimento attuale…