Caso di Doping e Benevento calcio: ispezioni prevedibili. Lo staff sanitario, la domanda cruciale e il comportamento di Vigorito

- Cronaca IlVaglio.it
Fabio Lucioni
Fabio Lucioni

La premessa - Troppo lo stupore oggi registrato (sui social e non solo), per le ispezioni dei Nas, effettuate ieri nelle sedi d'attività sportiva del Benevento calcio: lo Stadio "Ciro Vigorito", l'impianto di Paduli e l'albergo di Roma dove la squadra è in ritiro da settimane. Erano quasi scontate, nella forma (ipotizzandosi un caso di doping che è illecito sportivo, ma anche reato), benché probabilmente diventate inutili nella sostanza (alla ricerca di prove, dell'ipotizzato doping, ben 15 giorni dopo la prima pubblica notizia al riguardo)...

L'antefatto - Com'è noto il capitano del Benevento, Fabio Lucioni, dal 22 settembre, è stato sospeso dalla Federazione, perché trovato positivo a un controllo antidoping delle sue urine, effettuato dopo la gara Benevento - Torino. Lucioni, l'altrieri, è stato sentito dalla Procura della Federcalcio a Roma e ha confermato quanto dichiarato a caldo e cioè che ha sì usato un farmaco proibito perché dopante. Il calciatore ha però pure ribadito che non ha alcuna responsabilità al riguardo perché l'assunzione è avvenuta a seguito della prescrizione del farmaco da parte del medico sociale del Benevento calcio (trattasi di una pomata per aiutare la cicatrizzazione di una ferita).

Cos'è il doping - Il dopaggio (in inglese e comunemente chiamato doping) configura un illecito sportivo e anche un reato ex lege n.376 del 2000; si sostanzia in pratiche mediche e/o nell'assunzione di medicinali proibiti da parte di atleti, perché ne alterano le prestazioni. Se invece ad averne comportato l'adozione o l'assunzione sono state particolari condizioni patologiche dell'atleta non ci sono conseguenze sportive e penali, ma, in tal caso, occorre una preventiva, tempestiva e documentata comunicazione ufficiale dell'uso della sostanza vietata, prima cioè dell'emersione in sede di controllo antidoping.

L'ispezione dei Nas - Al di là dell'esistenza dell'eventuale illecito sportivo, quindi, ufficialmente la Procura della Repubblica di Benevento ha avuto prima notizia, il 22 settembre, e poi conferma, l'altrieri, di una possibile notizia di reato (il doping) per cui ha agito di conseguenza, ponendo in essere le ispezioni di cui sopra. Nessuno stupore, quindi, era tutto prevedibile. Si è ipotizzata infatti la commissione di un reato previsto e punto con la reclusione da 3 mesi a 3 anni e con la multa da 2.582 a 51.645, euro, salvo che il fatto costituisca più grave reato, nei casi in cui “qualcuno procuri ad altri, somministri, assuma o favorisca comunque l’utilizzo di farmaci o sostanze biologicamente o farmacologicamente attive, ricomprese nelle classi vietate... farmaci che non siano giustificati da condizioni patologiche e che siano idonei a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo, al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti, ovvero siano diretti a modificare i risultati dei controlli sull’uso di tali farmaci o sostanze”.

La Procura non poteva non agire dato che la normativa antidoping è tesa a tutelare - innanzitutto - la salute psicofisica degli atleti e ciò a prescindere dagli effettivi danni arrecati dal dopaggio. E, a Benevento, un atleta ha dichiarato di aver assunto determinate sostanze vietate senza esserne stato consapevole. E' altresì chiaro che, mentre in sede sportiva basta la scoperta nelle urine della sostanza dopante per poter far scaturire conseguenze, in sede penale occorrerà provare l'eventuale danno subito dall'atleta perché il reato si concretizzi e con esso le eventuali conseguenze.

Il caso Lucioni
- Come detto, Lucioni l'altrieri ha ribadito la sua totale innocenza e mancanza di responsabilità per l'accaduto, essendogli stato prescritto il farmaco (Clostebol metabolita, “Trofodermin”) dal medico sociale del Benevento. Non bastasse, come riportato dal giornale Ottopagine (di cui è direttore Oreste Vigorito, presidente anche del Benevento calcio), l' avvocato di Lucioni, Saverio Sticchi Damiani, ha aggiunto: “Questa vicenda è davvero una beffa per il mio assistito perché lo spray è stato somministrato dal medico sociale". Somministrare significa "dare, distribuire ad altri, adempiendo un proprio ufficio specifico..." dice la Treccani. Come poteva restare ancora inerte una Procura, già allertata dall'avvenuta sospensione del calciatore da un paio di settimane, rispetto a questa ulteriore affermazione che un medico sociale, di una squadra di Serie A, somministra farmaci dopanti?

La domanda cruciale - E siamo giunti alla questione cruciale. Non si conosce ancora il nome del medico sociale del Benevento calcio chiamato in causa, né una sua versione dei fatti; si sa che mercoledì prossimo tale medico sarà ascoltato, anche lui, a Roma dalla Procura Federale. Verremo allora a conoscenza della sua identità e delle sue parole. Stando, intanto, alla versione di Lucioni e del suo avvocato, sarebbe lui, il medico, il solo responsabile di una mancanza che, probabilmente (il mero uso di una pomata e per un caso isolato) non avrà conseguenze penali, ma potrebbe comunque averne in sede di giustizia sportiva. E tuttavia rimane una mancanza non lieve, sul piano professionale, presumendo com'è doveroso la buona fede. Le sostanze dopanti infatti sono chiaramente elencate e rintracciabili, pure su Wikipedia, così come note sono le conseguenze giudiziarie, nelle diverse sedi, per l'assunzione di esse.

Il comportamento di Vigorito - Finora, pubblicamente il presidente del Benevento calcio ha dato fiducia a Lucioni e sostenuto la tesi del calciatore. Nulla invece, sempre ufficialmente e pubblicamente, ha detto Vigorito sul comportamento specifico del medico sociale, né si ha notizia dell'adozione di provvedimenti verso alcuno al riguardo. Con ogni probabilità, è azzardato sostenere che potrebbe dipendere anche da questo silenzio societario la disposizione delle ispezioni da parte della Procura. Tuttavia, alla luce dell'avvenuta entrata in campo anche dei Nas, una chiara e pubblica presa di posizione - al riguardo - da parte di Oreste Vigorito non appare più evitabile o rinviabile.