L'indignazione ufficiale per le occupazioni-lampo dell'alloggio di un defunto sorta solo perché noto

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Breve premessa: lo sdegno del sindaco di Benevento è lo stesso di tanti altri cittadini dinanzi al fenomeno dell’occupazione abusiva di abitazioni. Un fenomeno, prima ancora che illegale, quasi irridente. Sfrontato nella sequenza delle mosse. Che fa leva sulla pietas nel suo risvolto di disagio sociale, ma che nasconde, invece, l’insidioso amo della prevaricazione in una lotta fra deboli. Ed è largamente impunito. Ha fatto dunque bene Mastella a manifestare tutto il suo disappunto istituzionale dinanzi all’episodio della presa di possesso dei locali in cui viveva il defunto e rimpianto Lorenzo Vessichelli, al rione Libertà. Occupazione giunta, si può dire, contestualmente al momento della sua dipartita: dall’ospedale al catafalco e per giunta sfrattato dolorosamente (per il vivere civile) da casa.

L’invocata riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica richiesta al Prefetto Paola Galeone e di riflesso immediatamente (e prevedibilmente) concessa tratterà del problema delle occupazioni abusive, come sempre animato da intenzioni risolutive o tavoli di mediazione e/o discussione da apparecchiare. Come sempre invano.

Al di là pertanto di passi ufficiali scanditi avendo alle spalle l'emotività di una scomparsa eccellente, ci si domanda – come sempre – perché l’infarto sociale (per usare le parole della nota del sindaco) viene affrontato nelle sue conseguenze di rendere malandato e ancor più fragile l’organismo/comunità e mai viene prevenuto.

Ma soprattutto perché, nel rispetto pieno di tutte le morti o accidenti di altro e vario tipo, che favoriscono la rottura di un sistema di regole anche per quanto riguarda l’assegnazione delle abitazioni popolari, ci sono degli infarti che muovono all’azione e altri infarti, che pure in precedenza ci sono stati, che passano invece sotto un (colpevole) silenzio.