Tanto tuonò che piovve: emergono crepe a vari livelli, dopo il pessimo avvio del Benevento in Serie A

- Opinioni di Giovanni Festa
Oreste Vigorito
Oreste Vigorito

Ancora (gli) otto giorni di fuoco calcistico (Fiorentina, Cagliari, Lazio), per comprendere la pasta della costruzione giallorossa in Serie A. Invero, le strategie economiche imprenditoriali, il calcolo del progettista, la direzione del geometra di cantiere e la maestria delle maestranze hanno prodotto una prima casa di paglia del precampionato per la quale è stato sufficiente il soffio del lupo/Coppa Italia per destare un allarme (sottovalutato) dal quale nasce la casa di legno del mercato estivo, anch’essa però abbattuta dal soffio del lupo/Campionato. Che ha favorito tanti commenti.

E l’irriverenza è atteggiamento che, soprattutto in campo sportivo, non patisce problemi. Nel senso che è comunemente accettata. Credono forse i beneventani che nella vicina Avellino, commentando le tristemente stabili vicende calcistiche della massima serie locale, escano fiori dalla bocca dei tifosi irpini e non florilegi di sfottò verso i giallorossi? E le “frecciatine” di De Laurentis? L’ondata di indignazione per le parole del tecnico dello Sparta Praga, Stramaccioni, tracimata da ogni organo di informazione, va quindi compresa semplicemente nel rapporto con l’inopportunità di una frase, per giunta pronunciata da un addetto (interno) ai lavori il cui destino professionale non dovrebbe escludere mai nulla. Anche che possa ricevere un’offerta dal Benevento...

Comunque, la dignità dei cittadini del capoluogo sannita è stata difesa dal sindaco Mastella, pronto a ergersi a paladino dell’onore violato ma sempre un po’ distante dall’onere di amministrare la città, anche fisicamente, come testimonia la sua mancata presenza alla, pur da lui richiesta con urgenza, riunione Comitato in Prefettura, sulle occupazioni abusive delle case popolari. C’è però, e va riconosciuta e accettata, la realtà della maglia nera d’Europa, per il Benevento calcio. Un dotto articolo di Sky Sport ricorda che l'eventuale nono stop con la Fiorentina contribuirà a riscrivere un libro dei record (per ora uguagliato) che risale alla stagione agonistica 1949/50, quando il Venezia accusò otto sconfitte di fila prima di strappare, suonando la nona, un pareggio.

Non consola, però, l’aver avuto come compagni al duol altre neopromosse, come la squadra giallorossa, ovvero Legnano, Mantova, Varese, Reggiana e Crotone: “Quasi tutte hanno fatto meglio del Benevento ottenendo almeno un pari nelle prime sette giornate di campionato”. Di queste, solo il Crotone di mister Nicola “è riuscita a salvarsi nel 2016/17”, e solo all’ultima giornata. Una statistica, quindi, che assomiglia quasi a una sentenza, anche perché – com'è risaputo – costituisce davvero un’eccezione il culto di essere un’eccezione come i calabresi. Ma meglio sperare che sia una regola quest’eccezione.

Comincia, inoltre, a vacillare la cortina di ferro costruita attorno al risultato eclatante, sorprendente, entusiasmante del passato torneo cadetto; non tanto per quanto pubblicato (ad esempio da Ntr24) su Baroni che “prima della gara di Verona ha avuto una discussione con Belec, che non ha accettato la panchina ed è stato spedito in tribuna per ragioni di condotta”, circostanza che il tecnico ha smentito ieri in conferenza stampa; ma da altri piccoli segnali da non sottovalutare, come sembra suggerire la lettura di Ottopagine: “Non possono essere accettate simili prestazioni (Crotone e Verona, Ndr) contro formazioni che, sulla carta, sono sullo stesso piano… E’ indubbio che c’è qualcosa che non va e le positive parole spese nel recente passato sono ormai fumo nel vento” (approccio tecnico non proprio equilibrato, quindi). Cui fa eco ancora Ntr24: “I danni prodotti dal mercato sono inenarrabili” (struttura societaria non proprio all’altezza, quindi). E se chiudiamo il cerchio con le parole di Ciciretti dopo Verona - “Non sappiamo come risollevarci, altrimenti l’avremmo fatto prima” (ancora Ottopagine) - si delinea un quadro a tinte fosche per più componenti la struttura societaria. Nessuno escluso. Quando le telecamere di Sky nel posticipo in Veneto hanno inquadrato il settore dove sedeva il presidente Vigorito hanno zoomato su una scarsa o nulla folla dirigenzial/societaria a contorno (come accade per altre squadre, di solito). Il presidente è apparso piuttosto solo (isolato?), o quasi.

Tutto il bene post/Verona sarebbe dunque venuto dai tifosi: “La bella figura l’hanno fatta i 500 presenti, che a fine partita hanno fischiato e contestato giocatori ed allenatore” (Ntr24). “Forse sono matti, ma attualmente rappresentano l’elemento più bello. Chiamateli eroi” (Ottopagine). No, chiamateli tifosi e basta. Da quando, cioè da tempo, il mondo ha assunto una forma sferica di cuoio pezzato mai sono venute meno le folle o le piacevoli follie felicemente e ardentemente transumanti, per migrazioni nel solco di una inestinguibile e ammirevole passione. Ma non certo atti di eroismo, perché in luogo di bus, auto, aereo o treno, c’è chi migra in barcone: e come lo chiamiamo questo tifoso della dignità della vita?