E la ministra Fedeli a Benevento molla il convegno paludato e va dagli studenti

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Valeria Fedeli
Valeria Fedeli

Qualunque rottura d'etichetta assume invitabilmente su di sé le polemiche. E queste, talvolta, lasciano in secondo piano magari un aspetto sostanziale che ha generato lo scarto, lo sbigottimento. Tanto si discute nell'attualità sui media sanniti dell'abbandono avvenuto (20 ottobre) di Valeria Fedeli del convegno (“Diritti uguali fra diseguali”) organizzato dall'Flc Cgil; uno “sgarbo” maturato dopo l'improvvisa decisione di avere un incontro ravvicinato, sulle scale dell'Auditorium Sant'Agostino, con una delegazione del Collettivo Autonomo Studentesco che manifestava nei vicoli, poco distante e poco numeroso e comunque fronteggiato da agenti in assetto antisommossa. E se ne discute con variazioni di tono e nel racconto dei fatti, ma con un'unanime convergenza sulla maleducazione della Ministra dell'Istruzione.

In effetti, lasciare di stucco i convenuti – esponenti del sindacato, delle istituzioni, della politica, della stampa e naturalmente alcune componenti della scuola – e privarli del succo che le parole della Ministra avrebbero distillato, in fatto di dimensionamento, diritto allo studio, fondi universitari e via continuando, non è proprio un bell'esempio di bon ton istituzionale. Ma a pensarci bene - e ci avrà pensato anche la Ministra guardando alle sue spalle, al ventennio e oltre di una carriera spesa in attività sindacali - la mediazione, il dibattito anche aspro, la “contrattazione” avviene con le categorie e fra i “lavoratori”, e la platea degli studenti ne fa parte a pieno titolo.

Certo, i pochi minuti e lo scambio verbale intercorso fra il Palazzo e i Giovani sono stati improntati a una chiusura “ideologica” bipartisan, a un dialogo fra sordi con un'appendice però interessante: “Io vengo se mi invitate nella vostra scuola a discutere”, ha tagliato corto infine la Ministra. E ora andrebbe presa in parola, proprio perché il confronto – prima che sfoci in scontro - avvenga là dove dovrebbe avvenire, sul (fatiscente, anche in senso strutturale) campo di gioco e non nelle moderne sale di rappresentanza.

Sarà dunque stata anche l'amarezza per aver dovuto “sporcarsi” nuovamente le mani con una realtà non mediata, o forse un'improvvisa illuminazione sul senso vano della passerella politica allestita che l'attendeva, fatto sta che la Ministra ha girato i tacchi, silente. E, caspita!, ha tolto... il giocattolo a organizzatori, relatori e presenzialisti.