Mensa - Il diritto al panino libero che il potere politico ostacola e le poco comprensibili decisioni del Tar che rimandano a Sciascia

- Politica Istituzioni di Pompeo Nuzzolo

Stimola più di una riflessione l’impeccabile sentenza del Tar campano che non ha concesso la sospensiva sull’applicazione della norma regolamentare approvata dal Consiglio comunale di Benevento. La disposizione obbliga a consumare il pasto della mensa scolastica nel caso di adesione dello studente al tempo pieno o, in alternativa, il pasto portato da casa al di fuori della scuola. I genitori beneventani hanno impugnato la norma regolamentare del Comune adottata non solo in contrapposizione ad una sentenza dei giudici di Torino (i quali hanno riconosciuto il diritto dei bambini a consumare il pasto portato da casa nella scuola e durante il tempo dedicato alla mensa) ma anche per garantire gli equilibri finanziari del contratto del servizio mensa, appaltato in presenza, appunto, del nuovo diritto riconosciuto alle famiglie degli studenti.

Il Tar campano, dopo aver concesso la sospensiva, non si è pronunciato nel merito perché: ”… non risulta attivato né risulta in programma l’avvio del detto servizio, alla luce della sopravvenuta sospensione della relativa procedura di gara così come concordemente dichiarato dalle parti nel corso della odierna camera di consiglio (cfr. anche nota ANAC depositata il 6 ottobre 2017) per cui non si ravvisa l’attualità della lesione paventata.”.

La norma regolamentare del Comune di Benevento, quindi, potrà essere annullata solo se lederà concretamente l’interesse che si ritiene leso. Mancando il servizio mensa, il giudice non poteva che astenersi dal decidere nel merito della questione posta. Ma è proprio così, considerato che, nel caso in cui sarà attivata la mensa fra qualche mese, i genitori dovranno ripresentare il ricorso per la relativa istanza di sospensiva?

La prima riflessione che discende dalla vicenda riguarda l’insofferenza dei politici a onorare i diritti conquistati dai cittadini non attraverso i percorsi politici, ma attraverso le aule giudiziarie. Il diritto riconosciuto dai giudici del cosiddetto 'panino libero' nasce a Torino a causa del 'caro-mensa', un servizio costoso se relazionato ai redditi dei cittadini e, forse, alla sua qualità.

Tale avversione al 'panino libero' ha prodotto anche un disegno di legge per rendere obbligatoria la mensa scolastica, che è un servizio a domanda individuale predisposto per le scuole dell’obbligo.

Per rendere meno tedioso il ragionamento, mi chiedo: è stato un caso che anche “La cena in bianco”, come il 'panino libero', sia nata a Torino e poi apprezzata a Benevento?

Non era meglio tentare, attraverso un dialogo partecipativo e condiviso, di trovare soluzioni possibili, anche in considerazione del fatto che l’appalto del servizio non era in corso ma era da scrivere?

Si possono comprendere, infatti, le difficoltà a conservare gli equilibri finanziari per i contratti in corso, ma non per quelli ancora da stipulare. L’annullamento della gara d'appalto per ils ervizio mensa a Benevento, del resto, non è stato motivato per le difficoltà inerenti il cosiddetto 'panino libero', ma per consentire l’inserimento di alcuni suggerimenti provenienti dall’Anac (guidata da Raffaele Cantone) pervenuti dopo l’espletamento della gara e, certamente, non per colpa dell’Anac, ma per il mancato invio degli atti di gara nei tempi convenuti nella convenzione stipulata fra il Comune e l’Anticorruzione.

Sarà comunque il giudice amministrativo a decidere, alla fine dell’anno scolastico, sulla validità della motivazione dell’annullamento della gara.

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La seconda riflessione prodotta dalla vicenda riguarda l’impeccabile decisione dei giudici. Leonardo Sciascia, famoso scrittore siciliano, scrisse un racconto, “La sentenza memorabile”, che sembra adattarsi alla paradossale situazione creatasi intorno alla mensa scolastica a Benevento. In esso si legge: “Mi ricordo (e di nessun’altra cosa mi ricordo così bene) che mi sembrò che egli avesse reso l’impostura di colui che giudicò colpevole così piena di prodigi ed eccedente a tal punto le nostre conoscenze, e quelle di lui medesimo che era giudice, che trovai molto dura la sentenza che lo aveva condannato ad essere impiccato. Adottiamo qualche formula di sentenza che dica: «La corte non ci capisce niente», più liberamente e semplicemente di quanto fecero gli aeropagiti, i quali, trovandosi imbarazzati da una causa che non potevano districare, ordinarono che le parti ritornassero dopo cento anni.”

Nell’ingorgo di ricorsi, di diritti nuovi che, modificando la realtà, pretendono modelli organizzativi adeguati al nuovo e non norme che pretendono di adeguare all’astrazione della norma i comportamenti dei cittadini, cosa può comprendere il cittadino di questa sentenza del Tar campano se non il fatto che tutto è rinviato all’esito di un’altra sentenza amministrativa e alla proposizione di un’altra istanza di sospensiva?

Sarebbe stato possibile rinviare la decisione sulla sospensiva al giorno successivo a quello in cui si deciderà dell’altro ricorso o al momento in cui il Comune di Benevento deciderà di attivare il servizio? Una decisione del genere è vietata o avrebbe potuto essere semplicemente un'innovazione?

E' proprio così: la decisione assunta, pur ineccepibile, induce a pensare che il potere politico trova sempre un cavillo per impedire l’esercizio di un diritto acquisito senza passare per il suo filtro.