Il trinomio sesso-potere-set coperto e tollerato, le vittime che denunciano molestie irrise e condannate

- Effetti collaterali di Giovanni Barra
Asia Argento
Asia Argento

La vicenda che stiamo per raccontarvi si svolge in America, in un periodo storico dominato da un maschilismo meticoloso: gli anni duemila. Non quell'America dal gusto fallocratico un po' retrò ben descritta da sceneggiati televisivi, romanzi o film: per intenderci, l'America in formato casalinghe inquiete, disperate, cornificate e ocheggianti o quella antagonista, più interessante e forse meno battuta narrativamente, dei femminismi in ascesa. Al contrario. Stiamo parlando di un'America nuova di zecca in cui un misogino dichiarato dal crine paglierino ancora da autenticare ricopre la massima carica dello stato, in cui l'immaginario maggioritario, avendolo eletto, non può esserne distante anni luce, in cui i rapporti di potere, a qualsiasi livello e in qualsiasi ambito, lungi dall'offrire comportamenti emergenti, testimoniano il consolidarsi di dinamiche antiche. Insomma, se non amate convivere con le licenze digressive tipiche di talune introduzioni, sappiate che ogni riferimento è allo scandalo Weinstein, potente produttore hollywoodiano indagato per molestie sessuali plurime e stupro.

Prima banalissima rettifica: l'insieme delle attrici denuncianti esibisce un perimetro molto più ampio del solo caso Weinstein e non riguarda unicamente lo star system made in Usa. Considerando la reazione a catena innescata in tutto il mondo, Italia compresa, possiamo sbilanciarci e affermare che il trinomio sesso-potere-set rappresenti una “consuetudine” piuttosto dilagante; Cappellini, giornalista di Repubblica, durante la trasmissione 'Otto e mezzo', ha candidamente ammesso, in merito a ciò, che in passato era possibile accertare le frequentazioni intime degli esponenti del PSI basandosi sui palinsesti della Rai. Commovente.

Seconda rettifica, meno banale: a differenza di quanto abbiamo affermato qualche riga pessimistica fa, non possiamo nemmeno ignorare l'insorgere, rispetto alla rovinosa tradizione, di un atteggiamento globalmente difforme, rintracciabile in una rottura del muro del silenzio, per fortuna, non più episodica. Da qui, il terremoto mediatico in corso d'opera.

In tanti, tra pentiti illustri, talk show di dissonante levatura e titolisti devoti agli effetti speciali, hanno pellegrinato tra gli aggiornamenti dello scandalo, dando vita a una proliferazione di teorie. Weinstein in persona, mentre qualche disinformato pontificava in disparte sul legame occulto tra la preferenza per i film di Steven Seagal e le parafilie, si è sentito in dovere di smentire le copiose accuse di color marrone piovutegli addosso, menzionando a sua discolpa un imprecisata “cospirazione femminista” di dimensioni mondiali. Una cospirazione che coinvolgerebbe anche la nostrana Asia Argento, a sua volta vittima denunciante delle molestie sessuali elargite a piè sospinto dal sedicente capro espiatorio.

La stessa Asia Argento attenzionata dalla ordinaria galanteria feltriana: “Asia Argento? A me sembra strano che ci siano gli stupri consensuali. Non mi pare che questa ragazza si sia opposta. Fa ancora più ridere il fatto che prima la danno via, poi piagnucolano un po', e dopo vent'anni si pentono accusando il presunto stupratore. Mi sembra addirittura paradossale”. Così prosegue “l'epocale Feltri”, come ebbe a definirlo un redattore di Libero in preda a un attacco di sobrietà: “Dico presunto perché se l'hai data via consensualmente e sei maggiorenne, alla fine sei tu che gliela hai data. E non dovevi, perché non tutte la davano a questo signore. Alcune si sono rifiutate. Invece di fare la parte di un filmino, andavano a fare le commesse o le cassiere in un supermercato”. In altre sedi ma con immutata amabilità: “Perché denunciare dopo 21 anni? Ha avuto una riflessione piuttosto lunga. Le è piaciuto evidentemente, sennò avrebbe smesso di frequentarlo”.

Cioè, il vero problema, secondo Feltri, non è costituito da chi, da una posizione di potere, adotta le molestie sessuali in qualità di casting, di momento propedeutico, per un'eventuale concessione di un ingaggio all'interno dell'ambiente cinematografico. Questo non lo turba affatto. Il vero problema è il timing: se denunci 21 anni dopo non sei credibile. E poco importa che il New York Times, nonostante avesse in mano da 13 anni la documentazione per poter inchiodare Weinstein (tra i principali inserzionisti della testata), abbia deciso, a tempo debito, di coprirlo, motivando goffamente tale scelta editoriale, o che le testimonianze a favore della tesi di Asia Argento si sprechino. Il dubbio che il potente produttore agisse sentendosi intoccabile – alla luce di una capacità di ricatto da individuo troppo grande per poter rischiare lo sputtanamento – o che il denunciare accaduti di questa portata significa esporsi a una gogna mediatica difficile da reggere sono argomenti deboli dalle parti di Libero.

Siamo noi scopritori dell'acqua calda che dovremmo ricondurre, in silenzio, il succitato trinomio sesso-potere-set al più vasto binomio sesso-potere senza scandalizzarci, senza cogliere finalmente l'opportunità di parlarne e di dibatterne in maniera sistematica in virtù di uno sdoganamento dalle sembianze definitive.

Arrendiamoci, dunque, al realismo sporco, incrostato, becero. Al concetto della ruvidità linguistica come forma prescelta del pensiero nutritivo. Arrendiamoci alla trasformazione dell'intero campo mediatico in una passerella delle opinioni di Feltri, troppo preziose per non essere ospitate per ogni dove, anche simultaneamente. Arrendiamoci al pensiero che le donne siano perlopiù complici del fallocentrismo assiomatico. Che quelle che non sono complici (potenziali ricercatrici, dirigenti, insegnanti, ministri, avvocati, ecc.) debbano ripiegare su professioni non compatibili con le loro ambizioni lavorative. Arrendiamoci alla saggezza di chi vede una provocatrice o una calunniatrice in ogni vittima di stupro. Arrendiamoci all'equazione prostituta = lo fa per scelta. Arrendiamoci alla retorica vittimistica dell'arrendiamoci. Anzi, no. Optiamo per la soluzione più semplice, come piacerebbe a Ockham: accampiamoci in pianta stabile nelle aree commenti delle nobili colonne feltriane; dedichiamoci alla pochezza d'analisi; un “negro” detto con simpatia, una “figa” che fa colore di tanto in tanto; e aspettiamo di presenziare h24 in tutti i circoli di cucito allestiti dalla tv generalista; ah, dimentichiamoci di Ockham, non è telegenico.