Daspo al consigliere comunale di maggioranza a Benevento: il sindaco Mastella deve esprimersi e con nettezza

- Opinioni IlVaglio.it

Non solo la politica, anche il calcio è divisivo. Ed è cosa nota, invero, la difficile coesistenza all'interno di uno stadio – e fuori – delle cosiddette “opposte tifoserie”, le quali talora proprio non si tollerano al punto da far decretare, alla vigilia, una partita di pallone quale “incontro ad alto rischio”. Lo ha fatto, di recente, l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive per Benevento-Lazio, disputata domenica 29 ottobre a un mezzogiorno e mezzo di fuoco solo sotto i fornelli del pranzo e per niente sul campo di gioco. Però ci sono ugualmente stati episodi sanzionati dalla Questura beneventana (clicca per leggere l'articolo di ieri del Vaglio.it) con due Daspo. Uno dei quali – è notizia riportata da tutti i media - ha interessato un consigliere comunale attualmente di maggioranza, Mimmo Franzese, al suo primo mandato, eletto a palazzo Mosti con la Lista Mastella, convertitosi ad un certo punto del suo tragitto politico al verbo di Alternativa Popolare, il cui gruppo però mai è sbocciato in assise, se non con l'anodina definizione di Moderati, comunque sempre di supporto alla amministrazione che governa la città.

Altri sei daspo sono stati irrogati stamattina e contribuiscono a definire in maniera ancora più grave e pericolosa quanto avvenuto il 29 ottobre nei pressi dello stadio e alla vigilia della gara del campionato di calcio di Serie A (clicca per leggere l'articolo di oggi del Vaglio.it).

Il Daspo, per riportare la definizione del medesimo citato Osservatorio, “è una misura di prevenzione atipica ed è caratterizzata dall’applicabilità a categorie di persone che versino in situazioni sintomatiche della loro pericolosità per l’ordine e la sicurezza pubblica con riferimento ai luoghi in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive, ovvero a quelli, specificatamente indicati, interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle competizioni stesse”. Nel caso dei due tifosi beneventani si sostanzia in una inibizione ad assistere alle competizioni sportive per cinque anni e nell'obbligo di firma in Questura, negli orari degli incontri.

Sul tema degli “opposti”, va citata l'esistenza di due difformi punti di vista, espressi entrambi attraverso due note diffuse alla stampa: quello innocentista dello stesso Franzese, che si dichiara del tutto estraneo all'accaduto, quello della Questura che, al contrario e smentendo nei fatti le parole del consigliere, ha comminato il provvedimento.

Come ben si comprende leggendo la semplice “lettera” del provvedimento che abbiamo riportato sopra, la misura inflitta – se dovesse rimanere tale - è un po' difficile da conciliare con la carica pubblica (checché ne pensi qualche nostrano pensatore/amministratore: si legga il lunare intervento del presidente del Consiglio comunae De Minico sul Sannio Quotidiano del 4 novembre). Basta scorrere lo Statuto del Comune di Benevento per cogliere alcuni aspetti stridenti, che solo a prima vista sembrano valere solo per il compito “politico”: “Il Consiglio Comunale, massima espressione democratica della città, è organo rappresentativo della comunità beneventana” (art. 9); “Il Consigliere Comunale rappresenta l'intera collettività” (art. 12); “Egli è chiamato ad operare con correttezza, disinteresse, lealtà e preparazione” (art. 12).

E' curioso cogliere la casualità, inoltre, di alcuni concetti che Mastella ha espresso di recente sul suo profilo social: “Credo che i tifosi siano da elogiare. Non vinceremo il campionato ma di certo i tifosi del Benevento vinceranno il premio simpatia e solidarietà”. Una visione, quella del sindaco, che pare non collimare molto – quanto a quest'episodio - con la descrizione della Questura: “I due, in sella ad un ciclomotore, avevano raggiunto il mezzo dei supporters avversari, iniziando a colpire con violenza la carrozzeria, sputando all’indirizzo degli occupanti ed impedendo al conducente del veicolo di proseguire la marcia. Nell’occasione i soggetti avevano rischiato seriamente di creare pericolo per l’incolumità dei tifosi laziali, in quanto lungo via Sturzo, teatro dell’evento, erano presenti folti gruppi di ultras beneventani”.

Non è nelle dirette prerogative del sindaco risolvere la questione della permamenza nel ruolo istituzionale, politicamente parlando; non siamo come nel caso degli assessori (nominati) alla rottura di un rapporto fiduciario, cui conseguono revoche: è accaduto, per ben altre ragioni, con Erminia Mazzoni ed Amina Ingaldi. Non con Gerardo Giorgione, però (post galeotto su Facebook), laddove si è prefigurato da parte di Mastella, per il Comune di Benevento, una sorta di “danno” d'immagine che si configura anche in questo caso (e che sarebbe anzi protratto e costante), permanendo il provvedimento adottato dalla Polizia di Stato. Ci sarebbe certo un anche vulnus di credibilità personale e dell'istituzione, ma l'aspetto investe soprattutto chi governa.

E quindi Mastella (solitamente loquace e presente sui media più di qualsiasi sindaco al mondo...) anche se non può costringere Franzese a smettere i panni del consigliere comunale deve esprimersi in merito al Daspo a lui affibbiato, cominciando col dire se lo considera o meno facente parte della maggioranza che lo vede sindaco.

Stante l'impossibilità a revocare, due strade paiono percorribili, almeno riguardo la Presidenza della Commissione consiliare Attività Produttive, Sviluppo economico, Sostegno alle imprese, agricoltura, artigianato, commercio, Aree mercatali, Politiche giovanili, competenze di rilievo e di impatto (si immagini, nel consesso, una discussione su attività produttive e giovani relativamente ad un argomento caldo riesumato di recente: la movida violenta...): un passo indietro in piena e consapevole autonomia, una 'persuasione morale' perché lasci (tipo quella che sarebbe stata esercitata con Puzio, anche se il risultato finale è ancora in discussione...).