Le parole d'accusa e di difesa dei politici immancabili anche sul primo deludente campionato in Serie A del Benevento

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Luigi Barone
Luigi Barone

Il tasso di cittadinanza ormai si misura col termometro del rispetto verso la squadra di calcio: tirare sui giallorossi è segno di scarso attaccamento ai colori sanniti complessivamente intesi, cultura, storia, società; ringraziare, devotamente, per lo spettacolo comunque offerto a chi il pallone d'élite lo ha assaporato solo attraverso uno schermo televisivo ed un tifo a distanza è, al contrario, una indefettibile testimonianza d'orgoglio. La politica lo ha compreso d'istinto, nel suo calcolo elettorale. Buon ultimo, e appunto con fiuto, ecco l'esponente locale di 'punta' (quella che aiuterebbe la causa del Benevento, invero...), di Alternativa Popolare, l'ex di Forza Italia e già stretto collaboratore di Nunzia De Girolamo Luigi Barone, ceppalonese ormai dalle vedute parlamentari, in simbiosi col Pd.

La sua 'lettera aperta' pubblicata di recente da Ottopagine, testata espressione mediatica della famiglia Vigorito, è tranchant: “Guai a 'sparare' sulla proprietà e sul presidente Vigorito. Leggo e sento commenti di chi solo qualche mese fa inneggiava al nostro Presidente e oggi si erge a censore delle scelte, mai cosa fu più sgradita e vergognosa. È facile adulare quando si procede a gonfie vele, è ancora più semplice contestare quando le cose non vanno, ma è sicuramente da codardi fare l'uno e l'altro!”. Ridefinite certe categorie umane dal nostro ondivago uomo politico, ecco il messaggio ai tifosi/elettori: “Non si tocchi Oreste Vigorito, tra i tanti utili lui è l'unico indispensabile per il calcio a Benevento”.

Per restare all'ultimo assunto, ebbene è inutile rivangare il classico ed anonimo aforisma sull'indispensabilità: parla chiaro e non mente quando intende richiamare il valore collettivo di un'intrapresa, cui vanno certo applicate gradazioni di responsabilità differenti. Non si fa certo peccato nel dirlo, ricordarlo, scriverlo: in fondo, non ci sono candidature in vista. Quanto ai censori genericamente evocati da Barone, è probabile che gli stessi come 'figura' rientrino, da un lato, nella fisiologia del tifo (e quindi dalla circostanza si prende il buono e l'eventuale cattivo), e dall'altro possano invece essere rappresentativi di una qual certa libertà di pensiero anche nella sua conseguente declinazione critica. E' ipotizzabile, quindi, che talora sulla categoria dell''umano' emerga quella del 'politico', ovvero (anche) la capacità di porsi al servizio di una idea soffocando qualsiasi distrazione dal pensiero unico. Ma la formula per fortuna non si applica alla generalità dei casi, liberi di vederla come vogliono.

Insomma, il discorso va capovolto: ci sono segnali che fanno emergere una certa insofferenza nel dover fronteggiare una situazione che, oggettivamente, alimenta di tutto, dagli sfottò alle quotazioni mai viste prima in una partita del campionato di calcio italiano. Nel suo evocare un’ombra di vittimismo, il titolo/ossimoro (ed il contenuto) di un recente fondo di Ottopagine a firma di Franco Santo offre allora una lettura disincantata e al tempo stesso partecipe che converrà fare propria fino alla prova contraria e definitiva del campo: se "'sparare' sul Benevento è lo sport preferito da molti. Allora è il momento di crederci!”. Va benissimo, ma quando questa fede sarà smarrita non si potrà pretendere s'osservi per mera riconoscenza un culto della personalità: sia essa quella del presidente, della società, dei tecnici, degli atleti.