Sannio Europa, Art Sannio e le grane della Provincia di Benevento tra sentenze e indagini della Procura

- Politica Istituzioni di Giovanni Festa

Le sentenze non si discutono, si applicano. L'adagio è fin troppo conosciuto, né può essere intellettualmente disatteso in virtù dell'opacità del processo politico/amministrativo che ne ha dettato infine una recente pronuncia. Sull'illegittimità dichiarata del licenziamento (operato dalla curatela fallimentare) di una ex dipendente della fallita Art Sannio, che era transitata (come tutti gli altri) a Sannio Europa, e sulle pronunce (positive, presumibilmente) che seguiranno la prima, andrà a innestarsi una conseguente guerra fra poveri, come peraltro si evince dal tono entusiasta delle parti sociali nella nota diffusa alla stampa e sopra richiamata, nel passo che ricorda “il suo reintegro (della lavoratrice, Ndr) nel posto di lavoro presso la rete museale abusivamente occupato dal personale della Sannio Europa”. La quale Sannio Europa a suo tempo venne dichiarata dalla Provincia di Benevento “strategica” per lo svolgimento “di attività finalizzata alla produzione di beni e servizi ritenuti indispensabili al perseguimento delle attività istituzionali dell'Ente”.

Di conseguenza, nell'ambito del piano di razionalizzazione delle varie società di cui si discusse oltre un anno fa (marzo 2016), l'ente della Rocca decise di mantenere la sua partecipazione; nel tempo, poi, sono state destinate competenze anche su altre attività, a Sannio Europa, “asset” oggi indispensabile (e quindi conservato) ancorché non privo, ieri, di una sua specifica criticità: “Per quanto concerne SannioEuropa … urge la ricapitalizzazione della societa’, affinche’ possa recuperare il passivo e continuare ad operare”, scriveva la Cgil a marzo 2015.

Risarcimenti e spese legali a parte – che peseranno eccome -, è verosimile prevedere che Sannio Europa torni (debba tornare) a inglobare gli ex dipendenti di Art Sannio, eventualità alla quale la Provincia dovrà prepararsi. Non a caso il presidente Ricci ha poi incontrato in fretta i vertici di Sannio Europa - col suo nuovo amministratore unico che ha appena provveduto ad individuare in Nino Del Vecchio – per valutare “le possibili opzioni che la società può percorrere anche alla luce dell’obiettivo prioritario di salvaguardare i posti di lavoro nel contesto del rigoroso rispetto delle leggi vigenti e del quadro economico-finanziario di riferimento in cui opera Sannio Europa”.

Dunque, in primis la sostenibilità economica. Perché è ipotizzabile la crescita dei costi del personale, che dovrà essere scaricata sul bilancio della società, che avrà a sua volta necessità di maggiori “commesse” da parte della Rocca dei Rettori, che avrà a sua volta necessità di battere cassa in un periodo in cui l'ente, lo ha detto lo stesso Ricci, ha “avuto risorse sempre inferiori alle attese e alle esigenze” ed “ha dovuto rinunciare ad immettere sul territorio fondi freschi”. E la soluzione di 'pagare meno, pagare tutti' (dimezzando gli stipendi?) non sarà certo quella praticata.

Nel rispetto delle singole posizioni e dei diritti – primo fra tutto al lavoro -, va infine ricordato, prima che si profili qualche altro rischio per la 'nuova' Sannio Europa che si intende ingrossare, come sia tra l'altro maturato il fallimento di Art Sannio, perché la politica (un po' 'allegra' negli anni passati...) ne tragga qualche minimo giovamento: “Appare di solare evidenza che la causa primaria dello squilibrio finanziario della società è stata determinata dall’ingiustificabile, negligente ed illegittima gestione manageriale che ha dapprima ingenerato tale squilibrio in ragione degli spropositati costi fissi per personale dipendente e lo ha progressivamente aggravato nel corso degli anni, a seguito delle scelte di tutti i componenti dell’organo amministrativo di perseverare in tale anomala ed illegittima gestione”, si legge in un atto di citazione contro amministratori e collegio sindacale della società.

Per capirci (lo ha scritto Il Mattino a luglio scorso): “Nel 2007 veniva assunto personale per 15 unità a tempo indeterminato, quindi altro a tempo determinato, collaboratori a progetto: per la prima tipologia, la spesa iniziale passava da euro 22.158,00 del 2007 a 469.269,07 del 2011; i dipendenti a progetto incidevano per 980.727,67 nel 2008, 489.845,23 nell’anno successivo, 354.008,32 nel 2010 ed 88.017,50 nel 2011”.

E per restare all'attualità, le indagini sul fallimento si sono concluse (leggi) ed in dieci, fra le varie figure di amministratori, sono entrati nel mirino della Procura.
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