L'autosospensione del consigliere comunale di Benevento destinatario del provvedimento di divieto (Daspo) adottato dalla Questura

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Ha inteso fornire la sua versione dei fatti e comunicare la sua decisione politica, il consigliere comunale di Benevento Mimmo Franzese. Già eletto mastelliano – e ora nel gruppo “I moderati” ma sempre organico alla maggioranza del sindaco Clemente Mastella – è anche Presidente della Commissione consiliare Attività produttive e altro. Franzese ha rotto il silenzio con una lunga nota, diffusa più o meno a tutti gli organi di stampa, descrivendo quanto accaduto nell'immediata vigilia di Benevento-Lazio disputata nell'ultima domenica di ottobre, su cui la locale Questura ha avviato l'iter e disposto nei suoi confronti un Daspo, divieto di assistere alle partite di calcio per 5 anni con obbligo di firma, provvedimento piuttosto duro (leggi l'articolo relativo) provvedimento, giorni dopo, confermato dalla magistratura (leggi l'articolo relativo).

Leggiamo sul sito di Tv7 che, tra l'altro, Franzese ha scritto: “Mi domando: se non si fosse trattato di un consigliere comunale ci sarebbe stato tutto questo clamore e questa strumentalizzazione?”. Franzese, quindi, non considera, che lo svolgere un importante ruolo pubblico, nel bene e nel male, distingue una persona dalle altre che non lo svolgono. Oltretutto, che l'episodio non vada inquadrato in una sfera privata, come ha sostenuto erroneamente, in un'intervista al Sannio Quotidiano, il Presidente del Consiglio comunale De Minico (dinanzi al montare delle polemiche in sede istituzionale), lo attesta proprio la decisione ultima comunicata da Franzese, l'annunciato passo indietro – almeno riguardo la Presidenza della Commissione - richiesto a caldo da più parti (leggi l'articolo relativo).Che però è un passo di lato.

Nonostante l'incalzare delle opposizioni, non c'era infatti alcun obbligo da assolvere per Franzese, la cui posizione al più andrà valutata solo al termine del complesso iter del Daspo. La categorie dell'immagine e della morale, quindi, potrebbero restare fuori senza che si debba gridare all'attentato alla democrazia. Ma il consigliere è sceso in campo lo stesso: “In riferimento alla strumentalizzazioni politiche che alcuni hanno cercato di montare in questi giorni, annuncio che qualora tale questione, che mi vede ingiustamente infangato e coinvolto, potesse arrecare danni al sindaco ed ai colleghi di maggioranza o problemi all'Amministrazione, mi autosospendo dalla presidenza della Commissione Attività Produttive ma di certo non lascio il Consiglio comunale dove sono stato eletto dai cittadini che ben conoscono la mia persona, i miei valori ed il mio modo di agire”. L'autosospensione è una “decisione autonoma di esentarsi da una funzione o da un incarico per un periodo limitato di tempo”. Niente dimissioni, quindi, ma un'opzione “aperta”.

Scrive Franzese, in proposito: “Invito tutti a comprendere appieno che cosa sia un Daspo e come venga applicato”. Urge rinfrescare la memoria: “Il Daspo è una misura di prevenzione atipica ed è caratterizzata dall’applicabilità a categorie di persone che versino in situazioni sintomatiche della loro pericolosità per l’ordine e la sicurezza pubblica con riferimento ai luoghi in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive, ovvero a quelli, specificatamente indicati, interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle competizioni stesse”: questo secondo l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. Tra i presupposti il Daspo ha un “fatto-reato, commesso in occasione o a causa di manifestazioni sportive, ovvero, per le fattispecie specificatamente indicate dalla legge, nelle 24 ore precedenti o successive allo svolgimento delle stesse, sempre in relazione o nei luoghi in cui si svolgono le competizioni, nonché in quelli interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che vi partecipano o assistono o, comunque, nelle immediate adiacenze di essi (riferimento all'art. 6 della Legge 401/89 nella informativa di reato)”.

Torniamo alle parole di Franzese: “Per quanto mi riguarda, lo trovo un procedimento anticostituzionale ed iniquo per la tutela dei diritti di una persona. Appare, quindi, evidente quanto sia difficile difendersi da queste accuse perché, dopo il provvedimento del Gip, resta la via del ricorso al Tar e di una causa a seguire, che ha costi molto elevati e tempi lunghi. A volte, come capitato a tanti, si rinuncia a fare opposizione per questi motivi e perché una risposta ad una causa di questa tipologia potrebbe arrivare addirittura dopo aver finito di scontare 'la pena' inflitta”.

E dal momento che “sono sicuro di essere innocente e sono certo di dimostrarlo nelle sedi opportune”, la ricordata autosospensione potrebbe andare addirittura oltre la legislatura Mastella. E intanto la Commissione consiliare come funzionerà?

Oltre il dubbio, se sia possibile o meno sospendersi da una carica ottenuta in virtù di un processo comunque elettivo, il presidente del Consiglio comunale Luigi De Minico scioglierà l'enigma procedurale legato a questa non-decisione. Che è buona, e infatti accettata e non discussa dai media, per lasciare nel lettore l'impressione di un sacrificio alla temperie politica e di una ingiustizia subita dalla persona. In realtà tale autosospensione non fa emergere una volontà precisa: in questi casi infatti o ci si dimette o non ci si dimette, entrambe scelte praticabili. Autospensione, dunque, come autoassoluzione politica. A prescindere.