L'aggressione di Ostia e lo sdoganamento televisivo dei nuovi fascisti

- Effetti collaterali di Giovanni Barra

Ostia. Due inviati di Nemo, il giornalista Daniele Piervincenzi e il cameraman Edoardo Anselmi, vengono aggrediti durante un'intervista. Il tema? I legami tra la criminalità organizzata (nella fattispecie, il clan Spada) e la prestazione elettorale di CasaPound. L'aggressore? Roberto Spada, fratello – finora – incensurato di Carmine Spada, soprannominato “Romoletto” e condannato a 10 anni di carcere per estorsione con l'aggravante del metodo mafioso. Subitanea la manifestazione contro le mafie e di solidarietà al reporter. Il litorale romano diventa lo sfondo della lotta per la tutela della libertà di informazione, con alcuni pentastellati in prima fila a condannare il misfatto e a insultare i cronisti presenti. Esatto, a insultare i cronisti presenti.
Ma è inutile gridare all'incoerenza. L'ambiguità epistemica del grillismo è una roba risaputa. Qualcuno ha persino teorizzato il grillino di Schrödinger: un esperimento mentale in base al quale risulta impossibile determinare, senza scoperchiare la scatola propagandistica, se il grillino adotterà l'approccio Almirante o l'approccio Berlinguer. Per saperne di più dobbiamo per forza vederlo all'opera in una posizione di governo. Ma non è delle ambiguità pentastellate che vogliamo occuparci. Almeno in questa circostanza.

Piuttosto, ci interessa approfondire la ribalta mediatica dei fascisti verificatasi in concomitanza del vergognoso episodio di Ostia, riuscito nell'impresa, essendo direttamente coinvolta la categoria, di guadagnarsi la durevole attenzione delle testate. Quelle medesime testate dimostratesi invece distratte in occasione di numerosi raid squadristi a danno di militanti di fazioni opposte e in occasione dei “Bangla tour”, spedizioni punitive finalizzate al pestaggio ludico-ideologico del bengalese indifeso di turno. Beh, meglio tardi che mai.

Forza Nuova e CasaPound aspirano al titolo di argomento di grido numero due, il primo gradino del podio è occupato dal mondiale calcistico sfumato. Insomma, la rete neofascista viene illustrata per ogni dove. L'italiano scopre dalla sua comoda poltrona che nei meandri del nero moderno, come nei meandri di altri colori, il mutuo soccorso somiglia al voto di scambio, che le nausee gravidiche caratterizzanti alcune caotiche teste rasate partoriscono stalle danzanti, che il negazionismo rondaiolo e altre bassezze da esso derivanti tendono a riempire, nonché a monopolizzare, vuoti politici e criticità sociali.

Simone Di Stefano, leader di CasaPound e fascista dichiarato, viene persino invitato nello studio di Piazza Pulita per insegnare allo spettatore che “il fascismo è un'idea audace, innovativa” e per sottoporsi, a sua volta, a una lezione di educazione civica non richiesta allestita dal quartetto Formigli - Parenzo - Luxuria - Friedman (non in ordine di apparizione: lo sbirro buono, lo sbirro cattivo, lo sbirro sfumaturale e lo sbirro pacioso dall'irascibilità improvvisa). Per evitare l'idea dell'uno contro tutti e del processo sommario, Di Stefano viene affiancato dal giornalista Alessandro Giuli, nella parte dell'avvocato deciso a collaborare con gli inquisitori.

I filmati aventi per protagonisti fascistoidi, fascistelli e fascistoni navigati, scorrono e col passare dei minuti il senso della manovra televisiva acquisisce una fisionomia: “Normalizziamo il fascio”.

E mentre sullo schermo il ragazzino indottrinato sostiene che “il principio fondamentale dei giovani è vedere un nero e insultarlo divertendosi”, confortando così il salottino mediatico di sinistra sulla recuperabilità della generazione reazionaria più fresca (da interpretare come una mera sommatoria di naif prestati alla meschinità, pur di non disturbare troppo i manuali di sociologia meno aggiornati), in studio è tutto un “non hai sorriso abbastanza caro Di Stefano”, “non rinnegarmi l'olocausto, eh?”, “quando la finiamo con questa storia della violenza?”, “ero pronto a discutere con loro, se non avessero picchiato un giornalista a Ostia” (Parenzo), “se quel giornalista non si fosse rotto il naso, sarebbero ancora dei simpatici grulli con la fissazione per il duce con cui interloquire per sentirsi coraggiosamente aperti” (il non detto di Parenzo), “fate pure i fascisti, ma fatelo come piace a noi” (la voce dell'atmosfera).

Insomma, tra un “picchiatori”, qualche cazziatone, qualche tentativo di dirozzamento, gli urbanicidi delle periferie romane e qualche sguardo attonito per le oscenità razziste raccolte da un'inviata della trasmissione a zonzo tra i giovani militanti ostiensi, il quadro complessivo appare risolutamente tetro. Ma non lo scopriamo grazie al basito Formigli.

Che la post-sinistra biforcuta, quella che rappresenta altro e quella che rappresenta se stessa, abbia consegnato la rabbia sociale all'estrema destra lo sappiamo da tempo. Così come sappiamo da tempo dell'esistenza di formazioni partitiche neofasciste, quindi incostituzionali, ampiamente tollerate e in lizza per posizioni di potere. Sappiamo altresì che lo sdoganamento televisivo per ragioni di contraddittorio (leggi audience) della retorica fascista o fascistoide, nera o verde che sia, ha radici profonde.

I vari Salvini e compagnia cantante, con le annesse tonnellate di razzismo selettivo (prima i terroni, poi gli immigrati, dopodiché i rom) sono ormai trattati da interlocutori indispensabili: alcuni conduttori vanno in crisi d'astinenza. Per non parlare della formidabile “operazione simpatia” pianificata da Myrta Merlino in favore di Alessandra Mussolini, quasi coconduttrice dell'Aria che tira eppure misteriosamente assente durante la discussione sugli adesivi con l'immagine di Anna Frank. Eccetera, eccetera.

In conclusione: l'egemonia culturale è nelle mani del fondo oscuro di questo paese già da un po', anche in virtù di un'infinità di collaboratori involontari, del lento assorbimento di contenuti aberranti su larga scala, dell'ascesa di una cinica concezione del marketing elettorale. Siamo proprio sicuri che sia il caso di stupirsi a intermittenza o di rendere i fascisti et similia simpatici a tutti i costi?