Vittime e carnefici, con ignoranza. Il corso d’acqua avvelenato in cui si è costrette a galleggiare

- Tracce di Tiziana Nardone
Telemaco Signorini, Bambina che scrive
Telemaco Signorini, Bambina che scrive

Capelli biondi, mossi. Donna, un tempo piacente, riprodottasi. Nulla più. “Lo dico a mio figlio – fattell’ a chest’ (abbi una mera relazione sessuale con quella, ndr) –.
Ma mio figlio è troppo stupido, cerca una persona con cui parlare di letteratura”.
“Lei ha un buon lavoro, non ha bisogno della pensione di nessuno”.
“Speriamo che mi doni un nipotino”.
“Se fosse femmina?”.
“Nooo per noi è maschio, la femmina non l’abbiamo proprio presa in considerazione”.
Pena per questa istruzione mancata che avrebbe potuto sottrarre lei, i suoi discendenti a questa stagnazione dell’animo e della mente. Pena, per questi figli che si rovineranno nel ripercorrere le buche materne. Pena per quella bambina sessualizzata, quale sicuramente sarà stata, senza concederle d’essere altro. Un oggetto, a scadenza. Chissà cosa sarebbe potuta essere, se l’avessero fatta esistere.

Orrore per questo sistema scolastico che non è riuscito a strapparla. Perché la grettezza d’animo è un’attenuante semplice, troppo facile da utilizzare.

La colpa nei suoi confronti va a sommarsi a quella nei confronti della madre, della nonna. Donne che nello sdoppiarsi in un uomo, mettendo alla luce un maschio, hanno creduto di emendare il loro peccato originale. Peccato da espiare, invece, nel maturare un’altra schiava. Una serva come loro, pronta a vendere se stessa, giorno dopo giorno, a fare da contorno. Mai nessuno l’ha convinta che s’apparteneva, con un valore, una immensità di mondi e di intelligenza, racchiusi in un involucro, quello sì a scadenza.

E orrore per me che non le ho rigettato in faccia, facendola vergognare, quell’ignoranza che avvelenerà il corso d’acqua in cui le mie figlie saranno costrette a galleggiare.