Il Benevento contro il Sassuolo è chiamato a dare il massimo, senza alcuna attenuante

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Roberto De Zerbi
Roberto De Zerbi

Dopo un'infruttuosa pausa, foriera giusto di un pianto collettivo sugli Azzurri alla Ventura, ecco che torna a lenire le ferite nazionalpopolari il massimo campionato di calcio, laddove le lacrime assumono valenza territoriale. Circoscritte al Benevento, per quanto ci riguarda. Alla sua classifica mesta, al suo immacolato ruolino di marcia in termini di punti all'attivo.
La ripresa è, nelle formulazioni degli esperti, la meno indolore, contro un avversario - il Sassuolo - alla portata. Almeno in sede di vigilia. Come sia messa la situazione giallorossa è cosa risaputa ai più, meno che a qualche diretto interessato.

Infatti, tra parole di sprone tese a fornire una giusta carica ai suoi (“Voglio una squadra che dia tutto con coraggio...”), alcune valutazioni espresse dal nuovo tecnico De Zerbi, che hanno fatto un po' il giro degli organi di stampa, paiono un po' duscutibili: “E' una partita importantissima ma non decisiva. Sarebbe sbagliato caricare la testa dei giocatori di troppi pensieri”. Rientrano nel piccolo vezzo di considerare gli atleti sempre come “irresponsabili”, giovani cioè ancora non pronti alla definitiva maturità.

Non è così. Varrà la pena ricordare che ogni partita, a partire dalla prima, dodici sconfitte fa, era decisiva per il Benevento neopromosso, e che – pertanto – quella con gli emiliani, appunto dodici sconfitte dopo, è ancor più decisiva: dovrà servire a muovere finalmente la classifica, a offrire uno spiraglio di speranza alla tifoseria, a indicare la non estraneità del sodalizio cittadino nel calcio che conta. E tutto ciò non potrà che concretizzarsi se anche gli atleti avvertiranno su di sé la pressione evidentemente del solo pensiero cui viene loro fatto credito: entrare in campo motivati provando a spuntare il massimo possibile dai novanta minuti. E' il loro lavoro, quello che permette loro, certo con merito, di vivere (non proprio male) e, di conseguenza, pure di sopportare i tanti, gravosi pensieri che potrebbero affollare loro le teste.