Il cielo sopra di noi rischiarato dalla speranza, sentire etico e responsabile di apertura all'altro: presentato l'ultimo libro di Teresa Simeone

- Cultura Spettacolo di Alessio Zarro Ievolella

Presentato a Benevento il libro “Il dovere della speranza”, di Teresa Simeone, edito da Aletti. Al dibattito, tenuto nella “Sala Giovanni Vergineo” del Museo del Sannio con il patrocinio morale della Provincia di Benevento, hanno partecipato l’autrice, il docente di sociologia dell’Università del Sannio Francesco Vespasiano, l’artista Mario Lanzione e il giornalista Carlo Panella, direttore del Vaglio. Assente per motivi di salute lo scrittore Raffaele Matarazzo, di cui è stato riportato l’intervento. Ha introdotto il dibattito Carlo Panella che ha elogiato, con poche efficaci parole, la bontà del testo: “E’ un bel libro che si propone a tutti, non solo a chi si intende di filosofia… Le grandi questioni fondanti dell’umanità, il rapporto con la vita e con la morte, la nostra presenza transeunte su questo mondo, sono affrontate con parole semplici”. Ha continuato indicando alcuni tratti distintivi dell’autrice che determinano la forma dell’opera: “Teresa è persona non solo colta, ma buona, nel senso che è costruttiva e non distruttiva…Riesce a fornire sempre il pro, oltre che il contro: non si accanisce mai… Mantiene il dubbio rispetto alle questioni di fondo… Non le espone mai ex cathedra, ma con atteggiamento umile e dialogante”. Il direttore del Vaglio ha individuato uno dei motivi chiave del testo nella rivisitazione laica di un noto precetto evangelico: “Le pagine finali sono la traduzione in termini laici del 'prossimo', ma non visto catechisticamente in maniera orizzontale - ovvero come colui che ci sta a fianco - ma anche in senso verticale: come quelli che ci hanno messo al mondo, la generazione che ci ha preceduto, il cui lascito non va perduto, e quelli che verranno”.

Secondo Raffaele Matarazzo, di cui Panella ha letto l’intervento, Teresa Simeone possiede “una coscienza estremamente sensibile a captare i segnali della propria mente e del proprio cuore, e a interpretarli come segnali della mente e del cuore di tutti gli esseri umani…Questo libro è molto più dell’ammirevole opera dell’intellettuale impegnata sul piano culturale: diventa la manifestazione del bisogno intimo di un colloquio con se stessa… Fenomeno raro, quando siamo costretti a leggere tante pubblicazioni che hanno solo scopo commerciale, se non di vanità professionale…E’ un caleidoscopio di problemi e di domande esistenziali che l’autrice pone a se stessa e ai lettori, senza la vana superbia di dare essa stessa risposte esaustive, ma esprimendo, onestamente, dubbi, nel rispetto di tutte le opinioni e le certezze che uno vorrebbe darsi”.

Mario Lanzione, autore della copertina del libro, ha commentato brevemente la propria opera - intitolata “Radici” - e il legame con Teresa Simeone. La parola è poi passata a Francesco Vespasiano che ha messo a fuoco, con l’aiuto di alcune fonti autorevoli, il concetto di speranza: “San Tommaso parla della speranza come una sorta di capacità irascibile, perché spinge gli uomini a conquistare il bene più alto…Essa dunque non è l’attesa del destino: costa fatica…Come ha mostrato la Simeone nel libro, la speranza non è una sorta di previsione…Non riguarda ciò che ha un’alta probabilità di accadere…E’ sperare l’impossibile” Ma cos’è che si deve conquistare? “Secondo Nietzsche - ha continuato Vespasiano - chi ha un perché può sopportare tutti i come: la speranza è questo <perché>…Non credo, come Gunther Anders, che il nostro compito sia vivere senza speranza…Credo invece che ci sia molto cielo sopra di noi…Vivere senza speranza è andare avanti senza un perché…E la speranza è un dovere verso l’altro, non soltanto verso se stessi”.

In conclusione, alcune considerazioni dell’autrice sulle motivazioni e il contenuto dell’opera: “Nell’era della globalizzazione, che è anche globalizzazione dell’orrore e del terrore, c’è un senso di precarietà che rischia di indurre alla rassegnazione, alla disperazione, al cinismo…Ho voluto mettere in risalto il dovere che, rispetto al diritto, riguarda l’io, è apertura all’altro - come ha colto il professor Vespasiano…Il dovere attiene alla sfera etica e al senso di responsabilità per l’altro…E io mi sento responsabile come madre, come docente, come persona tra le persone, verso chi potrebbe non trovare spiragli”. Importante la pluralità di prospettive attraverso cui si articola il testo, già sottolineata da Panella e Matarazzo: “Ho analizzato la speranza sia dal punto di vista religioso che laico…Essa ci consente di capire che il mondo comunque cambia…Che in fondo non stiamo peggio di prima…La domanda su Dio è fondamentale, non possiamo non porcela, ma nel libro non c’è una risposta definitiva tra le due alternative…Io sono continuamente alla ricerca, preda dei dubbi…Credo che la posizione filosoficamente più corretta rimanga l’agnosticismo, ma ciò non vuol dire che non dobbiamo avere fede…La differenza non è tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti”. La Simeone ha detto di aver dedicato molto spazio alla questione delle utopie, che sono sempre in agguato quando si parla di speranza: “L’utopia è bellissima ad un livello astratto, ma nel momento in cui la applichiamo ecco che mostra il suo lato totalitario, perché pretende di far sognare a tutti il sogno di pochi…Dunque la nostra intelligenza dev’essere sempre vigile”.

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Teresa Simeone è docente di filosofia al Liceo Classico “Pietro Giannone” di Benevento e giornalista presso il Vaglio. Ha pubblicato “Incontri nell’anima” (Montedit, I Salici, 2015), “Il coraggio della fantasia (MJM editori, 2016), “Papa Francesco, uno straniero in Vaticano” (Dissensi edizioni, 2016).