Se all'estremità temporale della gara l'estremo difensore diventa l'estrema risorsa...

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Alberto Brignoli
Alberto Brignoli

Cinema, politica, anche calcio. Prima di tutti Godard, e “fino all'ultimo respiro” non abbisogna di ulteriori, particolari traduzioni: fotogrammi di una vittoria sotto forma di pareggio. Ma il 3 dicembre 2017 è anche una domenica da vitello Grasso. Con un primo punto che è pure un programma politico: viene contro il Milan, all'indomani di una materializzazione audio-video del Berlusconi resuscitato (torni spesso, a questo “punto”), una nemesi progressista contro l'incarnazione – nonostante i cinesi – di un centrodestra xenofobo e arretrato. E, già che ci siamo, pure contro la sua propaggine populista più 'evoluta', il grillismo.

Sistemata adesso almeno la speranza di non guardare per forza a un Paese con l'occhio e il senso di una militanza immacolata in nero, eccoci – anche – al campionato. Degli errori e delle analisi da cenere sul capo non si è mai stati scevri, come giallorossi (squadra e società), ma il clamoroso capovolgimento della vicenda agonistica per come finora era conosciuta (istanti finali fin troppo spesso fatali), è, nel piccolo del movimento di classifica, una sorta di onesto riscatto delle occasioni perdute, non sempre meritatamente, in un passato fatto di 14 sconfitte. Certe verità non vanno mai nascoste: il Benevento non ha mai meritato di vincere prima ma poteva vantare almeno sette punti in cascina (Sampdoria, Bologna, Torino, Verona, Cagliari, Sassuolo, Atalanta), oggi, senza rubare alcunché, scrivendo un canovaccio diverso per questo torneo che, al momento e chissà se già per il futuro, lo condanna.

Con l'attenuante dell'inesperienza (dei meccanismi) su tutte, ma anche di imperdonabili errori di presunzione tattica nell'affrontare l'ambiente dei 'grandi' con le ambizioni della 'grande' e non la consapevolezza dell'ultima arrivata. Eppure, c'è un campionato che, ora, ha l'obbligo della ripartenza proprio dal paradosso della disperazione: qualcosa vorrà pur dire se l'estremo difensore della porta sannita diventa l'estrema risorsa proprio all'estremità temporale della gara. Nell'anomalia del mancato insuccesso, che sarebbe stato non giusto come qualche altro, c'è – o dovrebbe esserci – la risorsa psicologica e agonistica cui aggrapparsi per affermare, nel futuro, il valore di una presenza non usurpata nella massima serie.
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L'impresa dei giallorossi e l'exploit di Brignoli sono praticamente su tutti i siti e i media sportivi, ma anche no. Simpaticamente raccontati, con una empatia per la storia che, per chiudere il cerchio con la politica, dovrebbe adesso passare dal vezzo narrativo al rispetto calcistico. Per questo c'è da cogliere il disfattismo di Cuperlo (“Il Pd al 40%? Come se il Benevento andasse in Champions”) come... una nuova sfida e un'asticella che si sposta verso l'alto.