Il caso del 'Bosco misto', al tempo stesso in campo sia per gli interessi degli amministratori che dei dipendenti comunali

- Politica Istituzioni di Giovanni Festa
Fioravante Bosco
Fioravante Bosco

Non c’è campo dello scibile politico, amministrativo, sindacale su cui non si sia registrato almeno un “plauso”. E poi: pareri, interventi, reprimende, critiche sommesse o feroci, saluti, cordogli, felicitazioni, digressioni. Ma anche: ben arrivato, buona pensione, anni di onorato servizio. Senza dimenticare il calcio, naturalmente: impressioni da campo e da tifoso. Se si mettono assieme le note diffuse alla stampa se ne ricava un testo dello spessore della Bibbia, ovviamente con minore spessore. Le dita dell’addetto alla comunicazione personale e/o sindacale e/o altro devono di certo avere patire qualche disagio articolare. E i polpastrelli? Chissà che non siano, data l’enormità dello sforzo, ormai incapaci a lasciare tracce d’impronte digitali.

La Uil Benevento ed il suo mentore locale, Fioravante Bosco, sono ben più che soliti nell’ingrassare le rotative, con contenuti alterni per interesse o importanza. E’ un’opera meritoria in favore del sindacato e in funzione della sua (del sindacato stesso) visibilità, nonché dell’attestazione di una leadership identificabile, assunto – quest’ultimo - incontrovertibile. Eppure, questa copiosa messe di materiale ha accusato una falla clamorosa: la mancata, ancorché ufficiale, comunicazione all’esterno della nomina del caro leader a vicecomandante del vigili urbani del comune di Benevento. Era l’occasione più tipica per un “sincero plauso”, un “in bocca al lupo per la difficoltà del compito”, un “fervido augurio per la gratificazione professionale”. E’ venuto meno tutto ciò, come un improvviso rigurgito di timidezza, quella mai mostrata prima. D’altra parte l’understatement domina le scarne, quasi ‘appartate’ righe’ tracimate dal Mattino dell’11 dicembre: “L’incarico di vice non comporta l’attribuzione di un trattamento economico aggiuntivo, oltre a quello già in godimento”.

Conta poco o nulla ricordare l’atteggiamento politicamente ondivago di Bosco, il progressivo avvicinamento alle posizioni dell’attuale amministrazione, dopo aver egli stesso dichiarato di essersi allontanato dal Pd nel quale in precedenza aveva militato: una serie di opposte dipendenze genera in certi casi una sostanziale indipendenza, e d’altronde la corta distanza con tutti pure assomiglia a una equidistanza dalle parti. Che è atteggiamento proprio del sindacato.

Ma l’accesso a pieni titoli al piano superiore dell’ente locale corre il rischio di far nascere uno sdoppiamento della personalità pubblica che mai si vorrebbe fosse ingenerata da una semplice nomina e dallo scenario da essa spalancato: portatore degli interessi dell’amministrazione comunali e portatore degli interessi della categoria dei lavoratori comunali. Speriamo, nell’interesse degli opposti, che Bosco riesca nella complessa opera di mediazione.