Benevento - Il centro sociale scrive al vescovo e gli pone domande

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Gli attivisti del L@p Asilo 31 in azione nella Spina Verde
Gli attivisti del L@p Asilo 31 in azione nella Spina Verde

Le attiviste e gli attivisti del centro sociale di Benevento L@p Asilo 31hanno scritto una lunga lettera aperta all'arcivescovo metropolita Felice Accrocca, dopo i recenti accadimenti nella Spuva Verde del Rione Libertà. Di seguito il testo: Carissimo monsignor Accrocca siamo le attiviste e gli attivisti del L@p Asilo 31, ci siamo conosciuti la scorsa estate in diversi incontri durante i quali abbiamo ricevuto la sua vicinanza ed esortazione per le attività che quotidianamente svolgiamo presso il Rione Libertà da circa sette anni.

In seguito ai fatti e agli avvenimenti dei giorni scorsi presso la Spina Verde del Rione Libertà riteniamo doveroso porgere alcune questioni e quesiti alla massima rappresentanza della Curia nel nostro territorio.

La spina verde del Rione Libertà è stato un progetto di riqualificazione di quell’area ottenuto grazie a finanziamenti europei, progettata e costruita con soldi pubblici con l’obbiettivo di favorire la socialità, l’aggregazione, la crescita culturale e sociale anche grazie all’esistenza di due strutture a nostro avviso molto importanti come una Casa della Musica e una Mediateca comunale.

Gli spazi e i giardini della spina verde sono stati inaugurati nell’estate del 2016 e da quel giorno purtroppo a causa di una totale mancanza di idee e progettualità relative al futuro e alla destinazione d’uso degli stessi, quelle aree e strutture sono stato oggetto di vandalismo e incuria.
I sottoscritti a partire da Agosto del 2016 si sono presi cura di quelle aree in totale autonomia e affermiamo questo non sulla base di nostre dichiarazioni che potrebbero risultare faziose o partigiane, ma sulla base di atti documentanti prontamente ed ogni volta dalla stampa locale. A partire da Agosto del 2016, se da un lato esisteva l’azione di chi vandalizzava quegli spazi, dall’altro lato esisteva la pronta azione di attivisti e cittadini che con la costanza di una volta al mese si radunavano nella spina per pulire quelle aree e per riqualificarle.
Riqualificazione che è avvenuta per il campetto da basket, dove furono letteralmente divelti i canestri e che sono stati ricostruiti a nostre spese, riqualificazione dei campi di bocce che sono stati aperti e resi fruibili grazie al lavoro volontario e autotassato dei cittadini del rione.

Accanto a questo lavoro di manutenzione totalmente volontario si è accompagnata un’azione costante di pungolo costruttivo delle istituzioni, denunciando la negligenza nell’effettuare le consuete opere di pulizia e manutenzione, disinfestazione e derattizzazione,che vengono lautamente pagate dai cittadini attraverso le tasse, e allo stesso tempo un’azione finalizzata a far sì che la spina verde e gli spazi della stessa venissero gestiti e affidati alle associazioni laiche e cattoliche, comprese le parrocchie che agivano da anni all’interno del Rione Libertà.

Attraverso la nascita di uno spazio di discussione e partecipazione rionale come l’Assemblea Popolare del Rione Libertà abbiamo potuto discutere durante l’ultimo anno delle maggiori esigenze e criticità del quartiere invitando a discutere in pieno spirito di condivisione e trasparenza anche i rappresentanti della Parrocchia Addolorata, i quali non solo hanno condiviso i nostri obbiettivi riguardo al futuro della spina verde, ma hanno anche sottoscritto un progetto di possibile gestione partecipata della stessa denominato: inseriamo la spina. Un progetto di gestione di quegli spazi da parte di tutte le realtà dell’associazionismo laico e cattolico che operava da anni all’interno del quartiere.

Si sa l’esercizio di democrazia e la partecipazione comportano anche esercizio di critica dell’azione amministrativa allorquando essa procede incurante delle esigenze dei cittadini. Tale esercizio di critica nei confronti dell’attuale amministrazione, che nelle intenzioni iniziali voleva affidare tali spazi e beni ad enti privati quali ad esempio la Gesesa che doveva assumere la manutenzione delle aree verdi con i relativi gabbiotti, ha determinato in un momento decisivo della battaglia la decisione da parte della parrocchia Addolorata di proseguire in maniera “autonoma” e indipendente dichiarando in totale controtendenza con quanto praticato nei mesi precedenti di “accettare” qualsiasi decisione che l’amministrazione avesse posto in essere rispetto a quelle aree.

Nonostante tale abdicazione, l’azione di manutenzione, salvaguardia, delle aree della spina verde e non solo anche delle aiuole del Rione Libertà è proseguita grazie all’attività di volontariato dei sottoscritti e dei cittadini radunati nello spazio di discussione dell’Assemblea Popolare.
E' soltanto negli ultimi mesi, a partire da Ottobre 2017, che il Cav, centro di aiuto alla vita, ha cominciato a prendersi cura dell’area verde antistante la Parrocchia dell’Addolorata, ma evidentemente anche il lavoro di volontariato gode di disparità e quindi non tutti i volontari sono uguali poiché già a Novembre 2017 l’amministrazione Mastella, facendo una marcia indietro rispetto alle intenzioni paventate l’anno precedente rispetto alla gestione di quegli spazi, approva una delibera di affidamento in uso gratuito alla parrocchia Addolorata di quell’area verde compresi i gabbiotti destinati originariamente alla custodia e al deposito attrezzi.
Pochi giorni fa la parrocchia decide di affidare tale spazio al Cav annunziando l’inaugurazione dello stesso.
I primi quesiti sono:

Qual è il nesso tra l’attività di manutenzione e salvaguardia della spina verde, obbiettivo per il quale è stata assegnato uno spazio pubblico, con il promuovere l’oggetto sociale della propria associazione?
Uno spazio pubblico, pensato con una precisa destinazione d’uso come custodia, guardiania, deposito attrezzi e a manutenzione può trasformarsi in uno spazio ad uso privatistico ovvero ad uso dell’oggetto sociale di una associazione di parte che si distingue per una costante attività di contrasto alla corretta applicazione di una legge dello Stato, la 194/1978?

L’attività volontaria di pulizia e manutenzione può diventare il grimaldello che consente al Cav in totale disinvoltura di usare quello specifico spazio per uno sportello di consulenza con tanto di giorni e orari di apertura?

Eppure i sottoscritti, tacciati di essere politicamente schierati allorquando si osa esprimere dissenso rispetto a scelte amministrative impopolari, non hanno mai proceduto nell’ultimo anno alla pulizia e alla manutenzione della spina sbandierando i propri vessilli.

Dopo la contestazione a nostro avviso sacrosanta da parte di liberi cittadini, leggiamo la replica e le difese del parroco Michele Villani che sulle pagine del Mattino, per giustificare l’intenzione della parrocchia di difendere la laicità degli spazi dichiara l’intenzione di affidare l’altra struttura ad un’altra associazione vicina all’arcipelago della Curia: l’Associazione Libera. Di Libera non contestiamo assolutamente l’operato ma è evidente e pubblico però che oltre ai “pacchi” di Natale non si è di certo mai distinta per una sua opera all’interno del quartiere.
Tale intenzione introduce ad un altro tema a nostro avviso decisivo per la città e per la sua comunità ovvero la gestione degli spazi pubblici e comunali con uso sociale, culturale, ricreativo.

Negli ultimi anni dinanzi alla crisi economica e all’opera vessatoria che il comune di Benevento, su spinta della corte dei conti, attua nei confronti dell’associazionismo che occupa stabili comunali, sono scomparsi importanti spazi di socialità e aggregazione e volontariato e con essi anche molte associazioni laiche che, senza godere del supporto di alcuna struttura, sono costrette a soccombere. Accanto a queste esistono altre decine e decine associazioni laiche che non hanno alcuna sede perchè non possono permettersela e sono costrette e fare le proprie attività appoggiandosi ad altre strutture o semplicemente a rinunciarvi.
E’ così vitale per la Curia Beneventana, che già dispone di immobili, strutture, case, parrocchie, seminari, strutture di volontariato, cooperative, disponibilità economica assumere anche la gestione di gran parte degli spazi comunali e pubblici per affidarle ulteriormente alle proprie associazioni e tutto questo in maniera totalmente gratuita?

Era di vitale importante affidare uno spazio rionale, ottenuto grazie ad una battaglia civica svolta da tutte le realtà del quartiere soprattutto quelle laiche, ottenuto grazie al lavoro di volontariato svolto anche e soprattutto dalle associazioni laiche, al Cav che già dispone di un suo presidio nell’ospedale cittadino?

Una legge vetusta tutela proprio le parrocchie nel poter godere sempre e comunque dello strumento della concessione in uso o del comodato d’uso gratuito rispetto alla gestione degli spazi comunali, strumenti che invece diventano non automatici, ma oggetto di discrezionalità politica nel momento in cui devono essere riconosciuti alle associazioni laiche.
Una disparità di trattamento evidente che consegna inevitabilmente gioco facile alle parrocchie nella gestione degli spazi pubblici in totale gratuità, mentre rende quasi impossibile la stessa alle associazioni laiche, le quali, non avendo alcuna parrocchia alle spalle, non hanno in gran parte dei casi la disponibilità economica per sostenere i costi di affitto.
Una disparità di trattamento confermata dalle affermazioni della massima carica cittadina la quale in occasione dell’inaugurazione del Cav ha dichiarato che l’affidamento è stato fatto alla parrocchia la quale può decidere tranquillamente del da farsi di quella struttura.
Una disparità di trattamento evidente tra le attività di volontariato portate in essere dalla parrocchia e dalle associazioni cattoliche che vengono riconosciute ufficialmente con atti e delibere di assegnazione in uso gratuito degli spazi pubblici e le attività di volontariato portate in essere dai sottoscritti da sette anni nel rione libertà che, non solo non vengono riconosciute ufficialmente, ma addirittura vengono bollate come abusive semplicemente perchè non godendo dello strumento della concessione in uso gratuito, di cui le parrocchie invece dispongono, non abbiamo la disponibilità economica per sostenere costi di affitto esorbitanti.
Eppure le nostre attività di volontariato sono quelle che in questi anni sono state poi sistematicamente riprodotte o emulate dalla parrocchia addolorata con la differenza che molte attività poste in essere dalla stessa sono a pagamento mentre le attività poste in essere dalla nostra associazione sono interamente gratuite come ad esempio il servizio di doposcuola popolare.
Ed ecco l’altro quesito:
Qual è il discrimine che rende le attività di volontariato della parrocchia “migliori” delle altre?
Qual è il discrimine che rende il volontariato parrocchiale degno di assegnazioni in uso gratuito, di riconoscimenti giuridici, oltre che di enorme disponibilità economica a dispetto del volontariato laico che invece viene bollato di abusivismo semplicemente perché non esiste alcuno strumento che lo riconosce automaticamente ma è sempre oggetto di discrezionalità politica?
Può essere dunque nel 2017 ancora l’appartenenza religiosa, l’affinità ideologica e anche politica quel discrimine che rende un volontariato migliore di un altro?
Fare un volontariato consapevole ovvero non limitarsi soltanto ad un’opera di “beneficenza”, ma essere critici ed esprimere liberamente il proprio dissenso se una scelta amministrativa diventa ingiusta per una comunità può essere ancora un motivo per “santificare” il volontariato di alcuni e “demonizzare” quello di altri?
A questo punto lei potrebbe chiederci perché rivolgiamo proprio a lei questi quesiti e non alla parte politica della città.
La parte politica della città è una parte intollerante che ha mostrato in più di un’occasione di non riconoscere tutte quelle realtà che osano esercitare critiche o dissenso nei confronti dell’azione amministrativa e quindi troppo di parte ed incapace ad assurgere al ruolo istituzionale che le compete.
Con questa amministrazione vengono riconosciuti come “legittimi” soltanto coloro i quali osannano, celebrano, lodano incondizionatamente, ma ovviamente rinunciare alla libertà e al diritto di esprimere dissenso significherebbe svilire le stesse attività che poniamo in essere quotidianamente e svilire noi stessi.

Al di là di queste motivazioni, però, abbiamo deciso di rivolgere a Lei tali quesiti per l’importanza che la
Curia riveste nella nostra città, una Curia di cui più volte Lei è apparso come il rinnovatore, il riformatore ma anche perché con la delibera di affidamento di quegli spazi alla spina verde adesso è la parrocchia a decidere del futuro degli stessi.

Dopo aver enunciato tutte queste questioni, ritiene giusto che la parrocchia dell'Addolorata e la Curia in generale debbano disporre di tutti questi spazi pubblici per affidare le sede delle proprie associazioni dinanzi già alle grandi disponibilità e proprietà di cui gode?

E’ necessario forse aprire un nuovo corso relativamente alla gestione di tali spazi pubblici di questa città rendendo magari i cittadini stessi protagonisti dei processi di scelta?
Non sappiamo di certo quale sarà la Sua posizione, se ci sarà addirittura una Sua posizione in merito e detto francamente non riponiamo speranze in cambiamenti di posizione ma possiamo dirle cosa avremmo fatto noi al posto della Parrocchia Addolorata:
non ritenendoci rappresentativi di tutte le realtà di base del rione e dell’associazionismo laico e cattolico, non avendo la pretesa e l’arroganza di credere che la nostra comunità potesse rappresentare le esigenze di un intero quartiere, noi dopo aver ottenuto l’affidamento in uso gratuito dello spazio della spina verde, lo avremmo condiviso aprendo un processo decisionale partecipato così come proviamo a fare da circa un anno e mezzo nel nostro quartiere relativamente alle questioni di interesse collettivo e pubblico.

Avremmo convocato un’assemblea pubblica di quartiere e avviato una discussione con tutte le realtà dell’associazionismo laico e cattolico e poi avviato una consultazione popolare per rendere protagonisti delle scelte almeno una volta i cittadini tutti non solo la nostra comunità di riferimento e infine dato conto a tali scelte. Ma evidentemente non tutti siamo uguali.

Nel mentre scriviamo queste righe augurandoci una sua presa di posizione intanto ci predisponiamo al lavorare ad un nuovo progetto per il nostro quartiere la nascita di un centro antiviolenza di genere con uno sportello di assistenza legale presso la nostra struttura “abusiva” il L@p Asilo 31, alla cui inaugurazione sarà un piacere poterLa invitare.
Cordiali Saluti