Il riconoscibile, precedente malgoverno di Benevento non aveva bisogno dell’odierna arma di distrazione di massa di Mastella

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Con una serie ripetuta di brevi inserti sul suo 'profilo social', il sindaco di Benevento ha di recente compiuto anche un'opera meritoria in termini di chiarezza. Pur forte, al momento della visione virtuale, di oltre un centinaio di 'condivisioni' e altrettanti 'commenti', nonché di migliaia di letture, lascia comunque trasparire il pizzico sul nervo scoperto della cosa che più lo coinvolge, pure oltre la politica: il divertimentificio in chiave popolare e il conseguente affetto delle genti sannite. “Ma possibile – scrive in prima battuta Clemente Mastella da Ceppaloni - che rispetto alle centinaia di selfie che tanti cittadini beneventani e non si fanno davanti all'albero, alle illuminazioni fantastiche per il corso, agli ulivi di piazza Roma e agli alberelli che conducono all'Arco di Traiano, qualcuno abbia da eccepire sulla ruota?! Incredibile. Ai bambini piace e questo conta. Ma dove eravate fino a due anni fa? Il corso era desolante. Le luci inesistenti. Nessuna manifestazione. Oggi abbiamo Teatri aperti che fanno cose, anche stasera. Mercatini sobri. Faremo 'cose' per i carcerati ed i malati dell'ospedale. Mai visto. E voi esprimete dissenso”. Passa quindi all'analisi statistica, un po' alla buona: “Secondo il Censis in Italia, e quindi anche a Bn, i rancorosi ci sono e sono tanti ma il 78,2% si dichiara soddisfatto. Penso a loro per l'Incanto di Natale a Benevento!”.
Non sfugge il richiamo iconografico (qui non riproducibile se non nel senso): “A chi tenta di parlar male del presente: ecco le foto che testimoniano il confronto artistico e in termini di presenze”. E il sindaco di Benevento chiude con un visione mistica, sorretto nell'accusa dalla foto di una via Traiano splendente che gli permette di appellare nella maniera più efficace i nemici della festa: “Ogni rosicone dica pure quello che vuole tanto parla la gioiosa realtà della luce!”.

Mastella difende dunque a spada tratta la sua "InCantevole "creatura natalizia, bada come sempre alla temperatura del gradimento assumendola come elemento di confronto e soprattutto di verità (tanti per strada, quindi è bello) e si dimostra, una volta di più, risentito piuttosto che sordo alle critiche. Come se il dissenso fosse una sorprendente stravaganza dinanzi al suo tocco di magia, un colpo al cuore della vanità. “Dovunque mi arrampichi io sono seguito da un cane chiamato Ego” (Nietzsche).

Attenzione, però. Il suo arrocco in favore delle scelte effettuate ha il pregio di richiamare alla memoria, appunto attraverso una parata fotografica, i Natali degli anni passati. Che tornano a materializzarsi come i fantasmi di Dickens. E qui a Mastella va steso un tappeto rosso, perché ci rinfresca la memoria sulla loro bruttezza. Davvero riaffiorano altri incubi: le figurine pencolanti del presepe di Dalisi, le caramelle sospese, le note musicali... di uno spartito suonato sul tema della dissipazione politico-amministrativa meno orientata sul lato festaiolo. Diciamo che alcune opzioni dell'oggi, alcune censurabili (il mini-luna park sotto la Rocca dei Rettori), paiono affondare le radici in quel passato più povero, certo più vuoto d'empatia: il riconoscibile malgoverno di un tempo - da questo giornale quotidianamente denunicato e per anni - non aveva bisogno dell’odierna arma di distrazione di massa.