Senza un gara un comune non può affidare a una società non in house (come la Gesesa) il servizio idrico

- Politica Istituzioni di Pompeo Nuzzolo

Stamattina, nella seduta di Consiglio Comunale di Benevento, è stata ritirata la delibera all'ordine del giorno di aumento del capitale della Gesesa (società per azioni di cui il Comune è socio di minoranza). Serviva ad ampliare la base sociale, acquisendo i servizi idrici integrati di nuovi comuni. La Gesesa aveva comunicato che l’aumento di capitale, con contestuale rinunzia del Comune di Benevento alla sua sottoscrizione, serviva come offerta da fare ai comuni del distretto idrico Calore Irpino. Questi, in cambio dell’eventuale sottoscrizione, dovrebbero così conferire la gestione del servizio idrico, ovviamente, alla Gesesa.

L’aumento di capitale di mille quote azionarie ha lo scopo di consentire ai comuni del distretto di diventare soci, mediante la sottoscrizione di azioni e di affidare, diventati soci, la gestione del proprio servizio idrico alla Gesesa in modo diretto.

Per effetto delle nuove acquisizioni, la Gesesa potrebbe proporsi come unico gestore dell’intero servizio idrico del distretto. Per poter realizzare il progetto di ampliamento, tale società, partecipata dal Comune di Benevento, ha bisogno della rinunzia all’acquisto delle quote di azioni di sua spettanza.

Lo scopo di questo progetto, lo dice dunque la stessa Gesesa, è quello di acquisire in via diretta il conferimento del servizio idrico dei comuni che compreranno almeno un’azione che sarà loro offerta. La richiesta di acquisto delle azioni deve contenere la contestuale dichiarazione di volontà di affidamento della gestione del S.I.I (Servizio Idrico Integrato), dichiarazione che configura la definizione del negozio.

La domanda che sorge è: può un comune conferire il servizio pubblico in modo diretto ad una società per azioni per aver acquisito una o più azioni? E' una questione che bisogna porre, al di là dei valori in gioco.

La risposta si trova nel testo unico delle società e il contenuto dovrebbe essere conosciuto al Comune (dirigenti e assessore al controllo analogo); lo si rinviene in dottrina: basta inserire sul motore di ricerca “acquisto azioni dei comuni di società private o partecipate”: nella banca dati della Corte dei Conti; sul sito del Consiglio del notariato dove si può leggere uno studio dedicato al tema; sulle riviste specializzate (Il Sole 24Ore -quotidiano e riviste mensili-); sul sito del Garante per la concorrenza; sul sito dell’Anac e, infine, sui quotidiani che sovente parlano delle società partecipate.

Il divieto di conferimento diretto di un servizio pubblico a una società viene meno solo se la società è in house, cioè, è di proprietà pubblica. Se la partecipata Gesesa fosse stata come la partecipata Asia, l’affidamento sarebbe stato possibile.

Nessun affidamento può essere fatto, se non attraverso gare pubbliche, altrimenti, si violerebbero norme nazionali ed europee, con conseguenti sanzioni per violazione ai principi di concorrenza, con probabile invalidità dei contratti e con eventuali interventi da parte dell’anticorruzione (Anac). Lascio al Movimento 5 Stelle la valutazione sull’intervento della Consob.

La cosa più singolare riguarda il parere della Corte, Sezione controllo Regione Campania - SRCCAM/ 108/ 2016/ PAR, che è stato chiesto dal comune di Altavilla Irpina per verificare la legittimità di un conferimento diretto del servizio idrico proprio alla Gesesa.

Il parere, molto articolato, con grande chiarezza, spiega che gli affidamenti in via diretta sono consentiti solo verso le società in house, mentre per ogni affidamento a società non in house, bisogna procedere mediante i procedimenti di evidenza pubblica (le gare).

Anche per comprare una sola azione di una società, quindi, senza l'affidamento di alcun servizio, è necessario adottare una delibera di Consiglio con motivazione analitica ed attendere il parere positivo della Corte dei conti di competenza regionale, prima di acquistarla materialmente. La procedura deve essere rispettata anche se l’azione viene offerta gratuitamente.

Il Consiglio del notariato, http://www.notariato.it/sites/default/files/229-2017-I.pdf, ha descritto in modo chiaro la procedura per sottoscrivere, acquistare e cedere partecipazioni da parte dei comuni confermando, senza citarlo, l’orientamento della Corte dei conti. Ciò che sorprende di questi documenti è la richiesta che viene fatta ai comuni di dichiarare - contestualmente alla domanda di voler acquistare le azioni - di conferire il servizio idrico, riservandosi le valutazioni sull’accettazione dell’istanza di acquisto. Si invertono i ruoli. E’ il concessionario che detta le regole al concedente.

Spero che non siano state fatte altre operazioni simili sul territorio perché le multe che irrora il Garante sulla concorrenza, cosa assurda, poi le paga il cittadino che subisce il danno poiché, per legge, la sanzione va messa a bilancio nell’anno successivo, concorrendo alla determinazione della tariffa. E’ la mortificazione dell’etica del capitale.