La fantasia al potere: Piazza Risorgimento e Via Rummo diventate periferia. Quella vera ignorata

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L'immobile ex Orsoline nella "periferica" Via Rummo di Benevento
L'immobile ex Orsoline nella "periferica" Via Rummo di Benevento

Imbevuta di un contenuto polemico contro chi ha remato contro, dal Sannio, in quel di Roma, e animata dalla volontà di cambiare il volto cittadino in appena un paio d’anni, la conferenza stampa che il sindaco Mastella ha tenuto per illustrare nel dettaglio i 17 progetti finanziati nell’ambito del Pino Periferie si è risolta anche in una auto-celebrazione amministrativa, preludio a una ‘spesa’ da far fruttare di qui a qualche mese in termini elettorali. Non a caso si parte col piede giusto della pioggia di milioni di euro su Benevento ad appena un paio di giorni di distanza dal varo dell’Udeur 2, quindi dell’ambizione del primo cittadino di tornare a recitare un ruolo di primo piano almeno in rapporto alle opportunità offerte dal famigerato “Rosatellum” con cui si voterà a marzo 2018.

Ma lasciamo perdere la politica per guardare al quadro d’assieme che viene fuori da questi progetti, faraonici e impegnativi, sia per la promessa (anche elettorale…) in essi contenuta che per la realizzazione pratica. E tale quadro, perché qui non interessa soffermarsi sui singoli interventi, lo offre una visitina al famoso motore di ricerca perché ci scodelli sotto il naso la visione di città che, armandosi il navigatore del web di… una matita e di un po’ di pazienza, il Piano Periferie disegna.

Il Rione Libertà? C’è. Il quartiere Ferrovia? C’è. Piazza Risorgimento? C’è. L’ex collegio La Salle? C’è. L’area di Santa Colomba? C’è. Epitaffio e San Vito? Ci sono. Via Avellino e Via Gramsci? Pure. Compare l’immobile ex Orsoline. Qualcosa al quartiere Pacevecchia. Il terminal dei bus extraurbani alla stazione centrale. L’ex scuola media Sannio, decadente in via San Pasquale. Il lungoSabato Bacchelli. Impianti sportivi vari (e sempre lo stesso in via Salvemini).

E’ un Piano Periferie e sembra che le periferie (non rurali, ma insediamenti comunque urbani) non abbiano bisogno di interventi. Una corona di contrade (Pezzapiana e quello alle sue spalle, Piano Cappelle, Ponte delle Tavole, Capodimonte – per citare qualche esempio) funge dunque da decorazione mentre con le forbici è possibile proprio dare un taglio alla nostra mappa. Utilizzando da un lato come punto di riferimento il ponte San Nicola, che tanto già nel passato è stato interdetto al traffico (quindi una sorta di ponte levatoio), e dall’altro via Ponticelli (il fossato). Prima di questi due snodi finisce Benevento: oltre, il nulla. La terra di nessuno. Una escrescenza urbana disaggregata. Il carcere delle opere pubbliche.