Il peggio della Benevento istituzionale e il meglio della società civile. Idee di città, dall'InCanto di Natale al rione Libertà

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Vana è stata la ricerca di una delibera. Altrettanto vana la ricerca delle fonti di finanziamento istituzionali, apparse come d'InCanto di Natale altrove, in una ristretta Giunta d'amici. E, incredibile, doppiamente vana si è rivelata la ricerca di un direttore artistico, di quelli che danno “le indicazioni” per il “posizionamento di una ruota panoramica e alcune giostrine natalizie per i bambini in piazza castello”. Sempre vana, ancora, la lettura della lista della spesa, che per il dissestato palazzo Mosti s'è – con piacere di tutti – ristretta, in un esercizio di comprensione e condivisione delle pene popolari della crisi: da una stima di 148.000 euro a 133.000.

Quindi: cosa si sono messi in testa dalle parti del rione Libertà, dove – per esempio - “sono già partiti due laboratori, uno per realizzare le decorazioni, l’altro per costruire l’albero”?
Che speranze hanno contro le “led stips light”?
E potrà mai spuntarla questa 'cosa' della rigenerazione urbana dal basso (ci vuole il vocabolario) contro “un programma di eventi di elevato valore artistico e, nel contempo, l'accesso alla cultura di qualità”?
Per non parlare della partnership: oltre il fiume Sabato un paio di Ordini professionali (Psicologi campani, Architetti), realtà territoriali, acclarate capacità individuali, impallidiscono confrontandosi con la ben nota e attiva Fondazione Città Spettacolo o l'Ept che addirittura mette a disposizione il Direttore artistico, l'uomo del coordinamento e delle “indicazioni”.

In questo confronto - non cercato ma comunque ben presente per la contestualità degli eventi – muove addirittura a un perfido sorriso la pretesa di “abitare i contesti” e “generare benessere e bellezza nei luoghi in cui si vive” che vorrebbe praticarsi al di fuori dello struscio fra serrande chiuse e delle mura del centro storico declinato (vandalizzato) Unesco.

In un suo recente editoriale su Realtà Sannita, Mario Pedicini ratifica l'assenza, nei tempi che viviamo, di un'idea di città, lamentando la perduta “individualità” di Benevento, quel suo essere speciale nel porre in correlazione, facendo rete, il patrimonio di cui è dotata: storico, artistico, intellettuale e anche civile.

Ebbene, e fuori di celia, “...attraverso l'Albero” (leggi) ha messo, per ora sulla carta, una “sua” idea, l'idea che “attraverso il 'fare' si possa ‘stare’ insieme, partecipare ed essere protagonisti del rilancio del proprio quartiere”. Un modello non esclusivo – s'immagina -, ma esportabile (esistono altri quartieri in questa città delle Periferie). O almeno in grado di coabitare con l'altra idea sviluppata attorno al solo centro storico, se quest'ultima non fosse ammalata di gigantismo, paternalismo, individualismo. Molti “ismi”, è vero, gli psicologi bacchetteranno, ma è probabile pure comprendano il bisogno d'affetto (e la sua traduzione in atti) di cui necessita l'amministrazione Mastella, soprattutto quando chiamata di qui a qualche mese ad una prova elettorale che, in qualche modo, la coinvolgerà...

Piuttosto: gli enti territoriali del rione Libertà, che respirano il (e operano al) rione Libertà si ostinano a dar prova di sé in una maniera consapevole e costruttiva. Chissà perché lo fanno, viste le “zero idee” sulla Spina Verde della precedente amministrazione e i tentativi variegati e infruttuosi quando non controversi (si pensi al gazebo del Centro di Aiuto alla Vita ed al permesso parrocchiale...) di quella attuale. La loro pervicacia non è valsa alcuna considerazione, alcuna apertura di credito, alcuna patente di affidabilità.

Che tale mancato riconoscimento in fondo sia il vero riconoscimento di un ruolo più incisivo rispetto a quello istituzionale?