Il 'messaggio' di Natale di Mastella: gli auguri alla città imbevuti di ovvietà e nessuna chiarezza sul suo futuro in vista delle elezioni politiche

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Due Natività di Giunta Mastella, due messaggi d'auguri all'urbe secondo la risaputa abilità del sindaco di Benevento di servirsi dei mezzi di comunicazione. Poco più di una ventina di minuti a emittenti televisive unificate, casse di risonanze di verità ad una sola faccia, hanno inteso allietare l'antivigilia di Natale. Il racconto prende le mosse dalla “zavorra” del debito ereditato e dalla politica delle piccole cose realizzate (il marciapiede di via Goduti, ma altro il primo cittadino non riesce a proferire) per approdare al milionario Piano Periferie di cui si è discusso in questi ultimi giorni. “In 24 mesi porteremo la rivoluzione in città”, rimodulandone il volto, così la promessa per mettere a frutto la messe di euro ricevuta ed il debito verso la cittadinanza: “Non fosse per il vostro affetto – si è rivolto all'audience dietro lo schermo – ci penserei ad andare avanti...”, e questo lo si vedrà all'appello per le elezioni politiche di marzo 2018.

Poi, ancora una elencazione di novità e successi: un milione di euro da destinare alla galleria Malies (“...ho visto cose mai viste...”) e la realizzazione (“in tre anni, credo”) del depuratore, “mai avuto nella storia della città, dove si scaricava tutto nei fiumi: salute e qualità della vita aumenteranno a dismisura”. Al medesimo capitolo ambientale Mastella ascrive il compito non pienamento assolto dall'Asia SpA, che potrebbe nel caso passare da “azienda pubblica a privata: non è possibile tollerare le giuste lamentele dei cittadini in ordine alla pulizia”. Poi c'è l'analisi della città “natalizia” (quella peraltro oggetto di alcune polemiche recenti, che passano anche pe ri raggi di una ruota panoramica): “Ormai Benevento è una città sempre più vista, una città-capitale che nel passato era una 'bella addormentata nel bosco' per mancanza di seduzione rispetto ai turisti”. Nel breve passaggio dedicato al capitolo “lavoro”, Mastella ricorda di non essere stato eletto per risolvere tale tipo di problema, “altrimenti mi candiderei alle politiche, e posso anche pensarci. Ma io sono stato chiamato a fare il sindaco, non il parlamentare”.

Non manca un riferimento, politicamente polemico (vs. Del Basso De Caro), alla mobilità (su strada e ferro), ed al dato di fatto di tempi di percorrenza fra Napoli e Benevento peggiorati rispetto al passato a dispetto di tutte le promesse per il futuro. Un passaggio è dedicato all'illegalità delle occupazioni abusive degli alloggi. da reprimere, ed uno alla solitudine degli anziani ed alle tossocodipendenze giovanili (nulla sul gioco d'azzardo). Nel complesso, quale davvero l'invito del sindaco alla città? “Non ci deve essere più centro o periferia, ma una uniforme vivibilità. Ecco, allora, l'alleanza del buon vicinato, la costruzione del vivere insieme rispettandosi e di fare storia comune. Voglio così i miei beneventani, e lancio una proposta, che ho realizzato quando ho vestito i panni di sindaco a Ceppaloni, cioè realizzare una 'banca del tempo': impegnare, associazioni e singoli, parte del proprio tempo nella costruzione di una società solidale. A queste condizioni me la sento di continuare: se, invece, c'è indifferenza a tale samaritanesimo, con molta onestà ci resterei molto male”. Ed aleggia la data del 4 marzo prossimo...

Un videomessaggio non può essere, per sua natura, tale da fornire elementi di approfondimento, ed anche questo secondo dell'era Mastella ha rispettato il canone dell'emersione dei demeriti altrui e della elencazione dei meriti propri, della genericità degli assunti e del periodare buonista. Se al sindaco certo non si chiedeva una dettagliata analisi dei problemi (magari rimandata alla conferenza stampa di bilancio dell'anno politico/amministrativo), almeno dinanzi all'occhio della telecamera poteva far emergere con la chiarezza dovuto ai suoi concittadini l'intenzione su quello che vorà fare da grande: se continuare ad indossare, fra le mille dificoltà del ruolo, la fascia tricolore o candidarsi, ancora una volta e disattendendo le sue stesse promesse, al Parlamento nelle politiche del 2018. Questa palese ambiguità ha ulteriormente depotenziato la circostanza televisiva, divenuta una ordinaria passerella mediatica.