Il liceo classico Giannone ancora agli 'onori' della cronaca: irruzioni, imbecillità e inadeguatezze varie in evidenza

- Cronaca IlVaglio.it

Converrà partire da parole misurate, d'altra parte s'è alle prese con un Liceo Classico. “Assalto”, quindi. Va scartato l'aspetto strettamente militare. Pare improprio l'uso giornalistico: “La locuzione d’assalto (tratta dalle espressioni dell’arte militare) è spesso usata in senso figurato e con funzione attributiva, riferita a persone (soprattutto magistrati) ferme e decise nell’azione, spregiudicate e senza prevenzioni nell’esercizio della loro attività”. Decisamente fuori luogo l'ambito sportivo. Resta, sempre secondo il Vocabolario Treccani, l'azione “di attacco violento e per lo più armato contro persone o luoghi, come episodio di un combattimento o come atto di aggressione (a scopo di rapina, di uccisione, di ferimento, ecc.)”. Quale caso di adatta a quanto accaduto al liceo 'Pietro Giannone' durante la mattutina festa prenatalizia dello scorso 22 dicembre?

Lo scarso uso del “virgolettato” in molti titoli non lascia spazio ad altre interpretazioni e, d'altronde, le parole di alcuni protagonisti delle istituzioni (dirigente scolastico, presidente della Provincia) non ne attenuano la portata. Invece, più in basso nella graduatoria dell'uso violento delle parole, e solo perché particolari danni materiali e fisici non sono stati registrati, siamo alla bravata salita al... nobile rango di “irruzione”.

Tradotto in termini più comprensibili alla comunità scolastica e non solo, e soprattutto agli stessi protagonisti (studenti di altri istituti cittadini), un atto di imbecillità. Nei confronti del quale non bisogna avere alcuna remora verbale: individuare i soggetti ostaggio di così ristretti orizzonti culturali, segnalare ai genitori le prodezze di siffatto figlio/a e possibilmente gravare sul bilancio familiare in termini di economie pubbliche da ripianare - laddove ce ne fossero -, costringere i reprobi a un impegno sociale (volontariato su sé stessi, per esempio) piuttosto che lasciar decidere a qualche carta bollata.

Tutto ciò nella speranza che le attività per così dire di ricerca dei colpevoli si concludano in maniera fruttuosa. Troppo succoso per tutti, sui 'media', è stato il richiamo all'episodio del portone del liceo di un paio di Natali fa, per scorgere un ideale (e solo quello) collegamento cronachistico e d'azione con la bomba carta esplosa in una piazza Risorgimento affollata di giovani per l'occasione, transitoriamente, diventati 'sordomutociechi'.

Meno luccicante, se non assente, invece, si è rivelato il racconto dei risultati a distanza di due anni, tanto della collaborazione sociale quanto delle indagini: naturalmente siamo rimasti a zero.

L'infantile desiderio di prendere una bastiglia in piazza Risorgimento fa emergere - ma siamo sempre ad un basso livello -, il dato che fra gli istituti scolastici cittadini non è sopita affatto – e andrebbe arginata - una qual certa 'rivalità'. Figlia inconsapevole della competizione ai piani più alti (fino all'attico della politica), che ha trasformato la scuola “macchina di cultura” e - quindi di vita – in una impresa con numeri da far quadrare, posti (e prestigio) da conservare, fantasiosi indirizzi da varare, progetti disparati da mettere in cantiere.

Non a caso è scomparsa la figura del “preside” e si è materializzata in sua vece quella improbabile del “dirigente” scolastico, in un gioco che non è solo di parole ma di contenuti, manageriali prima ancora che didattici.

L'ultimo anello di questa catena darwiniana sono ragazzi/e che s'orientano con le bussole elettroniche perennemente fra le mani a riempire il vuoto che li circonda, anche fra i banchi. E che ritengono, in ultima analisi, normale “imbucarsi” altrove per rovinare una festa a chi l'ha organizzata.

Certo, il consueto periodo della cosiddetta “cogestione” quest'anno al Liceo Classico cittadino non è stato molto fortunato. La necessità avvertita di interrompere, dopo l'”assalto”, la festa ed il concerto ha bruscamente chiuso il periodo di manifestazioni proprio nel suo momento di sintesi più rappresentativo.

Ma il dirigente Luigi Mottola, intervistato dal Mattino, ha elogiato i suoi studenti per la calma mantenuta e il senso di responsabilità osservato rammaricandosi molto per aver deciso di far defluire tutti dalla scuola. C'è da supporre, quindi, che intenda fornire ai ragazzi – incolpevoli - una sorta di “riparazione” riprogrammando in altra data l'evento, anche solo per non disperdere il lavoro e le energie impiegate per l'allestimento.

Chissà non serva pure a stemperare un po' gli animi dopo la protesta, simbolicamente silenziosa (avrà inteso riecheggiare il silenzio di tutte le altre componenti della scuola), attuata dagli studenti nei confronti dell'istituzione scolastica qualche giorno prima per alcune controverse decisioni adottate in tema di cogestione.