Verso il San Silvestro ed il bilancio 2017: nonostante l'avanspettacolo della politica, il calcio vince. Ed è la prima volta...

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Undici partite si sono concluse con un gol di scarto e due con due reti; i passivi più pesanti con Fiorentina, Roma, Lazio e Napoli, in ordine decrescente. L'analisi lontano dal campo, senza tecnica, tattica, cuore, orgoglio, calcolo, psicologia, tenuta atletica e nervosa, cambi dirigenziali e di allenatori, comunicati stampa della curva e quanti altri accidenti è possibile infilare dentro, non dettaglierebbe una squadra-bidone: quelle undici partite avevano a portata di mano una fine quantomeno diversa, diciamo un pareggio. E certo la classifica, nel fantascientifico caso, ne avrebbe beneficiato: non staremmo qui a piangere sportivamente sullo 'zero' in vittorie interne ed esterne, sul passivo subito più pesante del torneo, sul peggiore attacco e la peggiore difesa, sulla peggiore differenza reti e sul maggior numero di sconfitte consecutive.

L'unica statistica che non condanna i giallorossi è una di quelle inutili alla bisogna ma tale appunto per impilare cifre: il Benevento vanta, e manco da solo ovvio, il maggior numero di minuti di recupero (undici oltre il novantesimo, contro il Bologna). Una consolazione piuttosto magra. Ad essa, per tirare un po' su il morale in quache graduatoria, si potrebbe accoppiare la conta (il mantra) dell'auspicio “Salvezza, ci credo ancora” proferito dai vari protagonisti ad un microfono o dinanzi ad un taccuino.

Questo modesto elenco di fatti purtroppo descrive anche una realtà sportiva fatta di enormi frustrazioni, certo per tutti. Ma, su tutti, per gli appassionati: per chi segue con intensità e partecipazione emotiva le gesta degli atleti della sua squadra ma non disdegna lo spettacolo né manca di riconoscere quanto sia giusto un risultato, quanto impegno sia stato profuso, quanto si sia 'lottato', quanto siano stati superiori gli avversari. Né però può sempre giustificare o consolarsi dopo il risultato del campo, perché il sale dello sport è anche la competizione e questa dieta perenne, questi piatti poco saporiti privano del piacere della tavola. In tal senso il racconto del Benevento calcio in serie A (su alcuni giornali nazionali ridotta ad un trafiletto...) si rivela la più grossa delusione del 2017, dopo avere incarnato al tempo stesso il momento sportivo (“storico”...) più alto dell'anno, riuscendo addirittura a coagulare identità territoriali e personalismi.

Oddio, sembrava impossibile sconfiggere l'avanspettacolo della politica e dei politici locali, ma una vittoria, almeno, andava riconosciuta. D'altra parte, buon senso e buon gusto sono sempre perdenti quando s'accoppiano appunto a certe vicende politico/amministrative cittadine e provinciali mentre, in fondo, il destino sportivo di una società e di una squadra - al contrario della costanza mostrata in tal senso dalla politica - se risponde ad una capacità di programmazione (quella che stavolta e finora non c'è stata) può sempre mutare in meglio.
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N.B.: Un bilancio è materiale (le cifre) ed anche 'morale'. Si sa, manca all'appello dell'anno una gara, che può 'macchiare' le ricordate statistiche in bene o peggiorarle. Ma, come si suole dire, la sostanza non muta (pur nell'auspicio di inaugurare comunque inversioni di tendenza).