"Mobilità vigili al Comune: nomine inopportune in Commissione". La replica

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Concorsi ancora sotto tiro, questa volta del sindacato CUB attraverso uan nota diffusa alla stampa dalla Rsu del comune di Benevento Alberto Zollo. Che scrive: "Il Concorso per Dirigente alle Finanze ha già determinato molte polemiche e conseguenti annunci di ricorsi, ma un'altra selezione merita attenzione: la scelta di Vigili Urbani che con la mobilità volontaria cercano lavoro presso la Polizia Locale del Comune di Benevento.

La procedura selettiva è stata approvata con la Determinazione del Dirigente Risorse Umane n. 296 del 13 novembre scorso. I termini per la presentazione delle domande, fissato per il 13 dicembre, è stato prorogato al 23 dicembre. Il 18 dicembre, il nuovo dirigente del Settore Risorse Umane, dott. Alessandro Verdicchio, con la Determina n. 360 ha nominato la Commissione di Valutazione per la predetta mobilità, composta da: 'Presidente, Dott. Alessandro Verdicchio; Componente, Cap. Giovanni Fantasia; Componente, Isp. Gerardo Grani; Segretario, Isp. Fioravante Bosco'. Proprio quest'ultima nomina appare in contrasto con l'articolo 9, comma 2 del DPR 487 del 1994 che prevede: 'Le commissioni esaminatrici di concorso sono composte da tecnici esperti nelle materie oggetto del concorso, scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime e non possono farne parte, ai sensi dell'art. 6 del decreto legislativo 23 dicembre 1993, n. 546, i componenti dell'organo di direzione politica dell'amministrazione interessata, coloro che ricoprano cariche politiche o che siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali'.

E' evidente, pertanto, che Fioravante Bosco non può far parte di quella commissione di valutazione perchè è segretario aggiunto della UIL e Componente della Rappresentanza Sindacale Unitaria del Comune di Benevento. Pur volendo considerare che all'interno della Commissione Bosco svolge il ruolo di Segretario, la sua nomina appare quantomeno non opportuna considerato che egli è contemporaneamente, sindacalista e vice comandante del Corpo di Polizia Locale".

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Questa, sempre affidata ad una nota, la replica di Bosco: Il divieto della partecipazione alle commissioni giudicatrici di concorsi di pubblico impiego di rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni professionali, sancito dall’art. 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, fa riferimento ai rappresentanti sindacali, in seno alla commissione aggiudicatrice, designati dalle associazioni sindacali e a quelli scelti come commissari in ragione dell’appartenenza a un’associazione sindacale. Non rileva, invece, ai fini del predetto divieto, il fatto che il componente della commissione del concorso sia anche un rappresentante sindacale, quando sia scelto per la sua qualifica, cioè in ragione del suo ufficio, diversamente si integrerebbe una lesione della libertà di associazione delle persone che, per ragione delle loro qualifiche professionali, hanno titolo per essere componenti di commissioni giudicatrici”.

Così si è espresso il Consiglio di Stato, sezione V, nella sentenza 23 ottobre 2007, n. 5572, che ha accolto il ricorso di una candidata vincitrice di un concorso pubblico che si era vista annullare dal giudice di primo grado, tra l’altro, per l’illegittima composizione della commissione giudicatrice, in quanto un membro della commissione rivestiva una carica sindacale. L’alto Consesso ha motivato la propria decisone, delineando la “ratio” della norma che vieta la partecipazione alle commissioni giudicatrici di rappresentanti sindacali, che ha lo scopo di preservare la terzietà delle commissioni giudicatrici e a scongiurare l’attribuzione di pubbliche funzioni ai sindacati, che sono semplici e libere associazioni private e non devono prendere il posto dei pubblici poteri.

Difatti, la ratio dell’art. 35, comma 1, lett. e), del decreto legislativo n. 165 del 2001 è di evitare che siano componenti delle commissioni di concorso soggetti investiti di cariche comportanti il pericolo della deviazione del giudizio tecnico verso interessi di parte o comunque diversi da quelli propri del concorso. Al riguardo il Consiglio di Stato ha sottolineato che:

  • l’interpretazione di questa normativa comporta la ponderazione dei due principi dell’imparzialità dell’azione amministrativa e della possibilità di accesso per tutti i cittadini agli uffici pubblici essendo necessario, perché il primo principio sia garantito senza sacrificio ingiustificato del secondo, il ricorso a criteri puntuali per l’applicazione dei divieti di partecipazione alle commissioni di concorso (Sez. VI, 1 giugno 2010, n. 3461; Sez. V, 27 luglio 2002, n. 4056);

  • occorre, di conseguenza, che ricorra un “qualche elemento di possibile incidenza fra l’attività esercitabile da colui che ricopre cariche, politiche, sindacali o professionali e l’attività dell’ente che indice il concorso, altrimenti la disposizione verrebbe a generalizzare in modo eccessivo e senza adeguata giustificazione il sospetto di imparzialità anche nei confronti di soggetti che non gestiscano alcun potere rilevante e perciò non siano comunque idonei, sia pure da un punto di vista astratto, a condizionare la vita dell’ente che indice la selezione” (Sez. V, 21 ottobre 2003, n. 6526).

“Sono sereno, come sempre, - ha dichiarato Bosco – perché il mio ruolo in quella commissione al comune di Benevento, non era quello di esaminare i candidati, ma di rendere un servizio al mio datore di lavoro per la speditezza delle operazioni selettive in un momento in cui erano in corso altre procedure concorsuali”.