Chi governa Benevento: le regole di ingaggio per i consiglieri e Delli Carri che dice ora basta

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Delia Delli Carri
Delia Delli Carri

Sintetizziamo: tanto tuonò che... venne giù il credito del consigliere comunale Delia Delli Carri verso la maggioranza consiliare. Entrata a palazzo Mosti a giugno 2016 dalla 'Lista Mastella sindaco' (“una candidatura di servizio”), con 274 preferenze all’attivo, la sua permanenza tra le file mastelliane è sempre corsa sul filo del dubbio reale di militanza asettica - per quanto appena il 7 dicembre scorso abbia confermato “fiducia immutata... nei confronti del sindaco”. Delli Carri da sempre – in ogni cronaca politica – è avvicinata all’ex parlamentare europea Erminia Mazzoni, già vicesindaca ed assessora della città di Benevento prima degli intervenuti contrasti col primo cittadino ceppalonese che ne hanno determinato la revoca delle deleghe (giugno 2017). Per la consigliera, invece, un po’ di schermaglie preparatorie per fare ammuina e infine il ‘casus’, con conseguente definitivo abbandono della compagine che, a tempo, amministra oggi la città.

Una nota diffusa ai giornali, ‘puntuta’ nei toni , ha sancito il distacco. Che sarà peraltro assorbito dalla componente prevalente al Comune cittadino, dal momento che i legami politici sono scivolosi perché privi del collante culturale della convinzione e di conseguenza le porte girevoli sono pronte ad accogliere chi cambia casacca o schieramento.

Ora, non sorprende che alla lunga Delli Carri abbia seguito la via della Mazzon, un destino scritto negli astri elettorali. Né che si sia accorta solo adesso di concorsi “natalizi”, nomine “improvvisate”, assunzioni “dubbie”. O della 'distrazione' di fondi verso 'InCanto di Natale' (sollevata anche dal M5S). Sorprende, invece, che solo oggi tiri fuori “una forma di squadrismo low profile in base al quale non devi pensare ma contare” e che a monte di quest'assunto, già terribile, ricordi come “l’appartenenza ai gruppi di maggioranza tra i vincoli di ingaggio prevede che non puoi svolgere interventi in aula né fare attività di sindacato, non puoi cioè fare il consigliere comunale”.

Vincoli di ingaggio, recita la nota di Delli Carri: cioè direttive coercitive, cioè un esercizio limitato della funzione elettiva. Cioè un'attività svolta secondo quanto non previsto dall'articolo 12 del Regolamento comunale e dall'articolo 67 della Costituzione: un cardine della democrazia rappresentativa, un presupposto di libertà la cui connotazione estrema è il trasformismo, che attiene però ad una sfera personale, all'etica – meglio si direbbe - dell'uomo delle istituzioni.

Le poche righe di Delli Carri, svelando dunque la previsione di tali e non meglio specificati vincoli di ingaggio nell'attuale maggioranza di palazzo (Mosti), portano addirittura alla luce le capacità divinatorie dell'amministrazione e della Giunta Mastella, che ha prefigurato ieri quanto oggi stabilisce il nuovo statuto del MoVimento Cinque Stelle così ferocemente avversato dal sindaco, “l'obbligo di votare sempre la fiducia ai governi presieduti da un premier M5S” (Huffington Post): una saldatura impensabile, e invece... Delli Carri, insomma, ci parla – e dall'interno, con voce diretta, senza mediazioni giornalistiche - di gruppi consiliari svuotati di prerogative, composti da figuranti: un'istantanea piuttosto sbiadita della democrazia. Delia Delli Carri ha inteso tirarsi fuori. Gli altri continuano a starci. E l'opinione pubblica è disorientata, perché non può non domandarsi di che pasta sia fatta la qualità politica della classe cui ha inteso affidare il governo della città.