Promesse elettorali a iosa - Quest’anno Babbo Natale rimarrà con noi fino a Pasqua

- La libertà basta volerla di Teresa Simeone
Grasso, Renzi, Berlusconi, Di Maio
Grasso, Renzi, Berlusconi, Di Maio

È ufficialmente iniziata la campagna elettorale. Ce ne siamo accorti tutti, purtroppo. Ce ne siamo accorti dai toni enfatici, populistici, odiosamente propagandistici. Ce ne siamo accorti dall’insulto che i leader dei più importanti, partiti o movimenti che siano, stanno facendo all’intelligenza dei cittadini, declassati in questo periodo al rango di elettori senza cervello. E già perché non è pensabile, figuriamoci se tollerabile!, che si offenda la dignità di chi, credendo ancora nella partecipazione democratica, si accinge a districarsi in una selva oscura di discorsi e vendite di fumo. Perché, in molti casi, è di vendita di fumo che si tratta. Segno che il berlusconismo continua ad esistere, anzi rinverdito dal volto sorridente dell’highlander della politica che, mentre ammicca insieme a Salvini e alla Meloni dai nuovi manifesti elettorali, ci ricorda, paradossalmente, quanto siamo smemorati.

Cosa promettono i tre rappresentanti del centrodestra? Rimanendo al minimo sindacale della propaganda, mille euro al mese per i pensionati, con tredici mensilità, ovviamente, e stipendio alle casalinghe, la flat tax al 15 % e l’abolizione, parziale o integrale, della legge Fornero, nonché l’abolizione di quell’articolo 18 del Jobs Act che a loro non riuscì ed è stato, invece, conseguito da Renzi. Certamente è degli intelligenti cambiare idea e i nostri politici, si sa, sono intelligenti, soprattutto a due mesi dalle elezioni. E il loro canto sirenico è sempre conturbante, soprattutto in riferimento alla flat tax che, però, non avrebbe copertura finanziaria e mancherebbe della progressività fiscale sancita costituzionalmente. Dettagli.

Il colpo grosso Berlusconi lo fa, però, quando ci promette che se lo voteremo ci farà vivere, addirittura, fino a 125 anni! Il prossimo passo sarà, naturalmente, l’elisir di lunga giovinezza, perché, va bene vivere più a lungo, ma vuoi mettere farlo col pieno del vigore giovanile?

Comunque, poiché il mito vuole che sia un fuoriclasse nel conciliare gli inconciliabili, staremo a vedere come metterà d’accordo per la flat tax il 15% di Salvini con il suo 25%, l’abolizione dell’obbligo dei vaccini del leghista con l’intoccabilità della legge dichiarata da Brunetta e come si comporterà con la riforma Fornero, che il Matteo nordico vorrebbe abolire mentre il cavaliere vorrebbe soltanto correggere.

E il PD di Renzi, cosa ha in serbo per i poveri disperati di promesse del centrosinistra? Una succosa abolizione del canone Rai, quel canone Rai che qualche birbone inserì, a sua insaputa, nelle bollette dell’energia elettrica.

Meno male che ci sono gli altri anche se, pur nuovi come formazione, non spezzano la continuità con il passato. Ed ecco allora la promessa di LeU (Liberi e Uguali che ha per leader Grasso) di abolire le tasse universitarie che, ahinoi!, certamente sono costose, costosissime in alcuni casi, e ledono il diritto allo studio di tutti ma, nei toni, sembrano ripetere la retorica, vuota e impossibile da riempire con contenuti fattibili, di tutti gli altri slogan.

E i pentastellati? Cercano di dimostrare che il loro reddito di cittadinanza, copiato e incollato nei programmi di altri partiti con il nome di reddito di dignità, ad esempio, è assolutamente fuori, temporalmente parlando, dalla campagna elettorale. In realtà, a parte l’accusa che siano da sempre in campagna elettorale e dunque non hanno bisogno di cambiare i toni, effettivamente un dubbio a loro vantaggio ci turba, ma ci pensa Di Maio a liberarci dall’imbarazzo che li vorrebbe antropologicamente diversi da tutti gli altri. E allora: “Non è più il momento di uscire dall’euro”! Che sospiro di sollievo! Ritorniamo, consapevoli, alla realtà, mentre, con la coda dell’orecchio, non dell’occhio, continuiamo a sentire che promette di abolire spesometro, redditometro e, giacchè non ci si deve far mancare proprio nulla, ben altre 400 leggi.

Dimenticavamo, tra i temi caldi, i migranti. Ma quelli, di sicuro, ci saranno: eccome se ci saranno! Sono il coniglio nel cilindro, argomento datato ma sempre efficace, da cacciare fuori all’occorrenza. Attualmente, però, l’esercito più numeroso di votanti, in un paese a bassissima natalità, è quello degli anziani e dunque il boccone più polposo riguarda le pensioni, come ha ben subodorato l’astuto signore di Arcore.

Siamo a pochi giorni dal discorso di fine anno: Mattarella, con i suoi toni pacati, ha parlato agli italiani, invitandoli a non disertare le urne. In particolare si è rivolto ai giovani del ’99, ai quali ha chiesto di non dare per scontate quelle conquiste fatte a costo del sangue dei caduti, ma di questi giovani votanti non si fa cenno, ancora. Altrimenti bisognerebbe loro spiegare che tutti i sacrifici fatti, a malincuore, certo, ma con la speranza almeno che potessero servire a qualcosa, dal 2011 a oggi e di cui il governo Monti e i suoi ministri si sono dovuti caricare oneri e responsabilità, saranno assolutamente nullificati se le attuali promesse dovessero tramutarsi in realtà.

In verità Le Bon, con la sua Psicologia delle folle, ha dato uno strumento utilissimo a governanti o governandi, autoritari e democratici, su come manipolare menti e guidare masse di elettori. Anche oggi, nonostante il disvelamento sul suo uso, continuano a esserne messi in pratica i meccanismi. Ma lasciamo ai tecnici tali noie: è così bello essere immersi in questo incanto di Natale! Pensare che andremo in pensione a 60 anni, che pagheremo l’aliquota IRPEF al 15 %, che non si pagheranno più tasse, universitarie e immobiliari, che non avremo più controlli fiscali, potremo contare su pensioni minime di 1000 euro e che anche le casalinghe avranno uno stipendio, che rimarremo in Europa ma non useremo l’euro, che non dovremo più pagare l’odioso canone Rai, che ritorneremo padroni della nostra sovranità, che sconfiggeremo la povertà e pure la bruttezza, che tutti avranno due e, perché no, tre macchine, la casa con piscina e ci sarà finalmente la pace nel mondo!

Di sicuro queste elezioni hanno avuto un risultato: annullare le discriminazioni, tra partiti, intendo, dal momento che l’intero arco parlamentare è unificato da un principio egualitario: la propaganda è un diritto di tutti e tutti lo devono esercitare!

Certo da un cantuccio della nostra mente risuonano le parole di Martin Buber che ci ricorda che la differenza non è tanto tra sinistra e destra, tra capitalisti e comunisti, tra Est e ovest ma tra educazione e propaganda, e che la prima, aggiungiamo noi, dovrebbe limitare la seconda ma, fortunatamente, è solo un sussurro antico. E la propaganda, per quanto ricorra notoriamente, come ha scritto Canfora, a dei falsi, è comunque necessaria a ogni formazione politica per influenzare l’opinione pubblica e indurla a votare per la propria proposta.

Scompaiono le differenze tra destra, sinistra, centro, avanti: tutti insieme verso il futuro! Che importa se queste misure garantiscono un futuro prossimo a chi si candida e negano il futuro lontano a chi rimarrà, ai nostri figli, ad esempio, che si ritroveranno con un debito pubblico insolubile e, probabilmente, senza pensione. Ciò che conta è l’”adesso”. Certo c’è il fastidio di indicare coperture finanziarie e giustificare il perché del forzare a tutti i costi una realtà con assurdi calcoli ma, tranquilli!, è solo una fase: dopo le elezioni, si tornerà a parlare di “senso di responsabilità” e a ripetere che i conti pubblici hanno bisogno di rigore, che il bilancio statale impone severità e che non si credeva che la situazione fosse così delicata!

Tra qualche mese il sogno passerà e si tornerà alla realtà.

La speranza è che alla realtà ci riportino i cittadini, chiedendo serietà alla classe politica e votando non per chi ha oggi più fantasia e spudoratezza nell’inventare manovre favolistiche ma per chi avrà dimostrato onestà e realismo. Soprattutto per chi avrà conservato il rispetto per quella parte del nostro paese che non si rassegna a essere trattata da inconsapevole contenitore di bugie e falsità, ma rivendica la maturità di un pensiero lucido e critico.