La acquisizioni della Gesesa, il Cabib e gli incomprensibili vantaggi per il Comune di Benevento

- Politica Istituzioni di Pompeo Nuzzolo

Il ritiro della delibera sull’aumento di capitale della Gesesa, che prevedeva la rinunzia del Comune di Benevento (socio di minoranza) alla sua sottoscrizione, è stato già commentato su questo giornale il 19-12-2017 (clicca qui per leggere l'articolo). Ritornando qui sulla delibera, va anche detto che essa è da inquadrare in un più vasto processo di acquisizioni, da parte della Gesesa, delle gestioni dei sevizi idrici di comuni della provincia di Benevento e Avellino.

La Gesesa gestisce il servizio idrico per il Comune di Benevento e nacque, durante l’amministrazione a guida DC, sindaco Antonio, Pietrantonio, con la maggioranza del socio privato. Durante questi anni, in essa ci sono stati diversi aumenti di capitale, non tutti rinvenibili su internet, per cui questa riflessione riguarda solo quelli rinvenuti e per i quali la richiesta di sottoscrizione era legata alla contestuale rinunzia del Comune di Benevento a favore di altri comuni che, nel sottoscrivere l’aumento, avessero contestualmente conferito la gestione del servizio idrico alla partecipata Gesesa.

Successivamente, durante la prima Giunta a guida Pasquale Viespoli, fu richiesto un aumento di capitale che fu deliberato quasi all’unanimità. Se non ricordo male, l’aumento di capitale non era legato al conferimento del servizio idrico di qualche comune. La normativa di settore ha previsto,da tempo, un procedimento molto rigoroso per impedire il conferimento diretto (senza gara) della gestione dei servizi pubblici economici a società non in house, non solo per il rispetto della concorrenza, ma anche per costruire un sistema in cui il privato concessionario si occupi della gestione del servizio e il pubblico controlli l’esecuzione della concessione, secondo le modalità indicate nel contratto di servizio stipulato conformemente al capitolato d’appalto.

Le successive richieste di aumenti di capitale della Gesesa sono state finalizzate ad acquisire la gestione del servizio idrico di comuni singoli e del Consorzio Cabib che era gestore del servizio idrico di diversi comuni. Il racconto dell’aumento di capitale relativo all’acquisizione del Cabib non ha lo scopo di evidenziare l’inottemperanza alla normativa, ma quello di porre una premessa necessaria per valutare le scelte politiche e per giudicarne la loro bontà. In pratica, conoscere per valutare se l’inottemperanza alle norme di settore abbia prodotto dei vantaggi maggiori rispetto a quelli che si sarebbero potuti ottenere espletando le gare.

Per raccontare la vicenda Cabib bisogna partire dal Comune di Vitulano, socio del Consorzio. Il predetto Comune, con delibera di Consiglio n. 41/2006, affidò la gestione del servizio idrico, mediante l’acquisto di tre azioni, alla Gesesa. Il Cabib impugnò presso il Tar Napoli la delibera citata e ne chiese l’annullamento che ottenne, con sentenza n. 9468/2008, per mancanza della procedura concorsuale.

Nel 2015 il Cabib cedette il ramo d’azienda alla Gesesa, attraverso la sottoscrizione di un aumento di capitale, strumentale al conferimento dell’esercizio del servizio idrico integrato. Il Comune di Benevento, con atto di Consiglio n. 52/2015, rinunziò alla sottoscrizione dell’aumento di capitale a favore esclusivo del Consorzio Cabib. Dal dibattito, riportato nella delibera consiliare n. 49, si apprende che il Cabib è rimasto in vita in quanto proprietario delle reti, cosa che fa presumere che il Consorzio abbia ancora un amministratore e un collegio dei revisori. Inoltre, si apprende che il Comune di Benevento, pur scendendo nella sua partecipazione di una percentuale, forte dei patti parasociali, ha comunque conservato i suoi poteri di nomina nel Consiglio d’amministrazione della Gesesa.

Lo schema per affidare, senza gara, alla Gesesa la gestione del servizio idrico è equivalente a quello proposto con la delibera ritirata nell’ultima seduta di Consiglio comunale di Benevento. Anche in questa vicenda c’è una sentenza che attesta la necessità di una gara.

Il Comune di Benevento diminuisce, per effetto della rinuncia all’aumento di capitale, la sua quota di partecipazione, così come avviene nell’ultima proposta di aumento di capitale.

L’amministratore delegato della Gesesa, in un’intervista rilasciata il 20 dicembre 2017, ha affermato che la società non è disponibile a scendere nella sua quota di partecipazione al di sotto del 20% per cui tutti gli aumenti di capitale a favore di altri comuni andrebbero in detrazione alla quota di partecipazione pubblica. Ma il Comune di Benevento per effetto della diminuzione della propria quota societaria è costretto, nel suo bilancio patrimoniale, a diminuire il valore iscritto, un'operazione che, sotto il profilo erariale, potrebbe costituire un danno.

Negli anni i comuni entranti versarono alla Gesesa quanto dovuto per l’acquisto delle loro quote societarie e il comune di Benevento contestualmente è sceso nelle sue quote di partecipazione. Tale diminuzione delle quote fa percepire al Comune di Benevento, in proporzione, minori utili destinati ai subentranti comuni.

La platea di cittadini, ex utenti del Consorzio Cabib, per il semplice fatto che il Cabib continua a esistere, hanno visto e vedranno le loro tariffe aumentate per tutto il periodo di esistenza del Cabib, la cui vita dovrà durare fino alla scadenza di tutte le singole concessioni affidate dai comuni al Consorzio. Insomma, quali siano stati i vantaggi ricevuti dal procedimento messo in atto non si comprende.

A me pare, viceversa, che i comuni, con questo procedimento, cedono la titolarità del potere di imporre, attraverso la gara, le proprie esigenze al concessionario. Non è un caso che nell'ultimo tentativo di aumento del capitale la presentazione del piano industriale era stata programmata dopo il voto della delibera in Consiglio Comunale. Rinunziando alla gara, infatti, si rinuncia alla preventiva rappresentazione dei problemi della collettività amministrata.

E’ bene ricordare che il problema non è solo la proprietà della rete, ma risiede soprattutto nella gestione del liquido che scorre attraverso la rete. È importante e necessario, ma non sufficiente, che sia riconosciuta la proprietà pubblica dell'acqua e delle reti, ma è assolutamente indispensabile che si crei un sistema di attenta vigilanza democratica e societaria su chi gestisce il servizio idrico, evitando la preoccupazione sull’uso del rubinetto dell’acqua...