La diocesi di Benevento da Sprovieri ad Accrocca e il filo continuo in rapporto al fascismo

- Politica Istituzioni IlVaglio.it

Cogliendo l'occasione mediatica fornita dalla nota del M5S (leggi sul Vaglio.it) e della famosa/famigerata gita a Predappio con tanto di parroco al seguito (padre Robert, di San Giovanni di Ceppaloni, che poi ha deciso di evitare la trasferta romagnola: “Ci vuole rispetto per i morti. Mussolini è stato anche un uomo di Stato, non vedo perché come tutti non debba essere rispettato da morto. Mi sento diffamato da certe cose che sono state dette e scritte”, ha dichiarato all'Huffington Post:), Gazzetta di Benevento ha riesumato un episodio invero mai sopito nella memoria collettiva almeno di parte della città: la messa in suffragio del “55° anniversario della morte di S.E. Benito Mussolini” che avrebbe dovuto tenersi il 27 aprile 2000 nella chiesa di San Donato di benevento, nel racconto di Giuseppe De Lorenzo (nel terzo volume della “Politiche della verità”, 2002). Messa che non si tenne, per “una iniziativa di protesta del collettivo Rive Gauche e per la presenza di don Vitaliano Della Sala, tenutasi contemporaneamente nella stessa chiesa”.

Il contesto è diverso, i personaggi sulla scena pure, ma un filo cattolico sannita retrostante unisce fatti noti ed ancora vivi nel ricordo; meno nota e meno ricordata forse la 'giustificazione' del parroco, don Domenico Miraglia: “Credevo si trattasse di una messa normale, non immaginavo che sarebbe stata tanto pubblicizzata. I manifesti li ho visti solo dopo aver preso accordi per la celebrazione. Don Vitaliano è un pazzo, un vero e proprio squilibrato. Lo stavo prendendo a calci. Invece di andare in giro con questi gruppi, facesse il prete!". Un esempio virtuoso di motezza cristiana, a ben leggere...

Ma le oscillazioni della Chiesa beneventana, quella dei paramenti e degli addobbi, non terminano qui. Il racconto di De Lorenzo ripreso da Gazzetta, infatti, ricorda anche come “lo stesso arcivescovo Serafino Sprovieri è costretto ad intervenire. 'Il parroco don Domenico Miraglia si è tenuto alle indicazioni che vengono date dalla Chiesa, non rifiutandosi, naturalmente, di celebrare la Messa. L'altro prete è, purtroppo, un sacerdote che sta molto spesso travalicando le indicazioni della legge canonica per assumere atteggiamenti di avanguardia, che volutamente devono far chiasso presso l'opinione pubblica...

Io avrei solo sconsigliato la pubblicizzazione, anche se in una città civile come Benevento nessuno avrebbe immaginato che si sarebbe arrivati a tanto. Probabilmente, le cose non sarebbero precipitate se non ci fosse stata l'intrusione di questo signor sacerdote stravagante. Non si può, infatti, accettare una chiassata in chiesa. Don Vitaliano ha sbagliato di grosso.

Se si voglia esprimere un diverso parere, bisogna farlo in modo democratico. E, comunque, mi pare che nelle espressioni del manifesto non ci fosse qualcosa di decisamente partitico, nel senso di una contrapposizione voluta. Era una iniziativa di libertà che non fuoriusciva dall'alveo della legalità canonica'".

Ecco, anche questo è l'arcivescovo emerito Sprovieri al quale la città beghina ha dedicato pianti inconsolabili, nei giorni scorsi: un uomo di Chiesa cui allora erano poco chiari elementi consolidati della Storia di questo Paese nonché la differenza fra i valori fondanti della Repubblica e quelli “affondanti”.