Nella sale 'Essere Gigione' il documentario di Vestoso su Luigi Ciaravola

- Cultura Spettacolo di Vittorio Zollo
Luigi Ciaravola in arte Gigione
Luigi Ciaravola in arte Gigione

Una storia, un personaggio, una piccola fetta di ciò che è la complessa vita di provincia nel centro e nel sud Italia, l’orientamento di un gusto popolare basato sulla valorizzazione di ciò che è grottesco e volgare (mai triviale), ma soprattutto una persona, un uomo di settantanni che ha cambiato la concezione delle feste patronali e delle sagre. Questo ed altro è “Essere Gigione – L’incredibile storia di Luigi Ciaravola”, documentario del regista beneventano Valerio Vestoso, prodotto da Capetown Film, uscito nelle sale campane (e poi fuori regione) il 18 Gennaio.

Bastano pochi minuti a far emergere la firma di Vestoso, giochi di contrasto quasi mai stonati, che racconta un fenomeno di massa, attraverso delle riprese che fanno emergere le sue capacità e la sua versatilità; dai primi piani insistenti alle virate improvvise, passando per momenti che ricordano quasi il “Birdman” di Inarittu, con Gigione Keaton che cammina nei cunicoli dei backstage, perdendosi nei propri pensieri, e Vestoso che lo segue nei meandri di questo labirinto.

Vestoso, pur muovendosi su un terreno per lui ai confini, realizza un lavoro interessante, grazie ad alcune trovate cui ha già abituato e a un montaggio che asseconda il ritmo di una vita, quella di Gigione, vissuta tra la frenesia dei continui viaggi per via dei concerti e la sua intimità a casa sua.

“Essere Gigione – L’incredibile storia di Luigi Ciaravola” è un documentario che non descrive il personaggio, né il contesto ma suggerisce entrambi tramite la dicotomia “Gigione uomo – Gigione mito”. Lo spettatore ha a disposizione una quantità di immagini, di volti, di testimonianze, di confessioni, di materiale d’archivio attraverso cui può farsi un’idea di chi sia Gigione, conoscere meglio una fetta dell'ambiente nel quale si esibisce.

Certo, la vita di provincia è più complessa di quella che emerge dal documentario. Non si può parlare di opera pasoliniana perché la conoscenza delle condizioni e delle cause che originano un fenomeno, in genere, appare necessaria per offrire una struttura completa entro cui comprenderlo.

Per ciò, forse non bastano una serie di volti e forse non basta Gigione. Ma potrà essere una base dalla quale partire per poter ampliare un’analisi sulla ruralità, andando più a fondo. Uno dei meriti di Vestoso è proprio questo: aver acceso i riflettori su alcuni aspetti della provincia (ambiente che continua a boccheggiare), lontana dalla furia delle lancette del tempo, lenta, lasciata a se stessa e al proprio fluire.

“Essere Gigione”, insomma, è uno specchio incrinato nel quale possiamo indagare le nostre contraddizioni, frammentati come siamo a nostra volta; pronti a reagire con incredulità all’incredibile storia di Luigi Ciaravola, scostanti, contraddittori, un po’ spocchiosi; a riderne con eccessivo trasporto, in maniera artificiosa, senza la genuinità della gente che anima il documentario, assecondando l’illusione di aver allontanato il timore malcelato di “Essere Gigione”.