Benevento - Soldi per aiutare i migranti spesi per fare festa: la diseguaglianza si nutre di privilegi e aiutini

- Politica Istituzioni di Pompeo Nuzzolo
La sede del Comune di Benevento
La sede del Comune di Benevento

Le somme erogate al Comune di Benevento dal Ministero dell'Interno sono quelle previste dal fondo iscritto nella missione "Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti" nel Programma "Flussi migratori interventi per lo sviluppo della coesione sociale, garanzia dei diritti, rapporti con le confessioni religiose". Si tratta di un contributo erogato ai Comuni che hanno accolto i migranti, una forma di solidarietà dello Stato. È, pertanto, un contributo una tantum”.

E’ stata questa la risposta dell’assessora comunale di Benevento alle Finanze, Maria Carmela Serluca, alle molte critiche rivolte all’amministrazione comunale sull’uso del denaro, proveniente dal Ministero dell’interno, per finanziare la festa di fine anno, con giostra e cantante. La delucidazione non è convincente, anzi sembra costruita, usando le parole come in un gioco. Sono fuorvianti le due parole “non vincolata” perché usate in modo improprio - i giuristi direbbero in modo inconferente - per giustificare l’uso dei soldi avuti del Ministero per organizzare una festa di fine anno che la maggior parte dei comuni italiani offrono ai concittadini.

Mi sembra infatti che nessuno abbia messo in discussione che il contributo ricevuto dal Ministero non fosse vincolato. Non è questo il vero problema e credo che di ciò ne sia cosciente lo stesso Comune di Benevento. Infatti, è noto, lo dice la stessa parola “vincolata”, che le entrate vincolate possono essere utilizzate solo per lo scopo per il quale sono ricevute per cui, appare evidente che le altre entrate finanziano tutte le altre spese unitariamente considerate. Il vincolo è con il principio dell’unitarietà del bilancio.

Per un Comune che, come quello di Benevento, ha dichiarato il dissesto la valutazione sulle modalità d’uso delle entrate non vincolate, pur essendo discrezionali, trovano un limite nella consistenza del debito di detto Comune e nei diritti dei creditori di tale Ente e, non per minore importanza, in una norma del Testo Unico (art. 259) che vorrebbe l’eliminazione, o quanto meno la riduzione di ogni previsione di spesa che non abbia per fine l'esercizio di servizi pubblici indispensabili.

La cosa più interessante che ci comunica l’assessora beneventana non è la trasparente informazione sull’uso delle entrate non vincolate per la festa del Natale, ma l’ulteriore chiarimento che la Serluca fornisce: “Le somme destinate ad altri interventi rappresentano una somma minoritaria che ha comunque la finalità di realizzare eventi che hanno coinvolto tutti i cittadini, bambini, carcerati, fasce deboli nello spirito di realizzare coesione sociale”.

L’affermazione appare in contraddizione con quanto accaduto lo scorso anno con la rassegna 'Città Spettacolo' per la cui organizzazione furono spesi fondi destinati agli investimenti, beni-sedie e tavoli del Comune - la concessione di suolo pubblico ad uso esclusivo per una cena riservata a cittadini per l'occasione vestiti in bianco (un passo in avanti, stavolta, è stato fatto. Lo spettacolo canoro non è stato riservato solo a cittadini vestiti in bianco, ma a tutti, a prescindere dal colore dell’abbigliamento).

Ebbene, la dichiarazione di dissesto finanziario ha prodotto dei vantaggi alla gestione del bilancio di parte corrente, ma ha anche attribuito degli oneri al Comue di Benevento, tra cui quello di ridurre le spese per pagare i debiti. Il debito pubblico, di cui è parte anche quello del Comune di Benevento, pesa come un macigno sullo sviluppo del paese e non ci vuole un genio per capire che, se non si provvede, non dico alla sua eliminazione, ma almeno a ridurlo, lo sviluppo e la crescita tarderanno ad arrivare soprattutto nel Mezzogiorno.

Mi auguro, infine, che non venga in mente a qualche cittadino di organizzare, nella prossima manifestazione di 'Città Spettacolo', una cena in vestiti di tutti i colori, giallo, nero o celeste, perché anche a costoro spetterebbe l’esenzione dalla tassa di occupazione suolo pubblico, tavoli e sedie forniti e sistemati dal Comune, esenzione dalla tassa sui rifiuti, disponibilità del corso Garibaldi e piazze, e soprattutto l’esclusione dalla cena di persone costrette a vestirsi in bianco per differenziarsi dagli altri.