Quando manca la vergogna: la società subumana ed il quotidiano esercizio di mostrare il peggio

- La libertà basta volerla di Teresa Simeone

Io mi vergogno quando leggo che miei concittadini hanno con le persone comportamenti differenti secondo il colore della pelle;io mi vergogno quando penso che, in un Pronto Soccorso, ci si possa rifiutare di dare immediato aiuto a chi è in difficoltà e non si accolga con rispetto chi ha bisogno di cure;io mi vergogno quando la mancanza di professionalità e di etica di uno solo in un ospedale pubblico può rischiare di inquinare la fiducia verso quell’ospedale e verso tutti gli operatori onesti e deontologicamente corretti che vi lavorano.

Io mi vergogno quando un mediatore culturale, che ha studiato e che è giornalmente impegnato a far incontrare esseri umani e a farli dialogare, è “invitato” a tornarsene a casa sua: è questa casa sua e dovremmo essere grati che l’abbia scelta come tale; io mi vergogno quando un cittadino, che condivide la mia stessa storia di faticosa conquista di diritti fondamentali, tratta con disprezzo un altro cittadino, con gli stessi diritti fondamentali; io mi vergogno quando il razzismo emerge sulla civiltà.

Io mi vergogno quando, invece di un sorriso, si riserva uno sguardo torvo e infastidito a chi è in una condizione di sofferenza; io mi vergogno di far parte della stessa umanità di chi non ha umanità; io mi vergogno di dovermi vergognare.

Io mi vergogno di essermi dovuta vergognare nel Giorno della Memoria, quando già soltanto vivere, pensando a chi non c’è più, è qualcosa per cui si dovrebbe ringraziare la sorte; io mi vergogno di dover ricordare che quella barbarie fu il risultato di un odio verso chiunque venisse considerato un “diverso”, rispetto a un modello “ariano” del tutto razzista; io mi vergogno di dover ricordare che quest’anno cade l’ottantesimo anniversario delle leggi razziali.

Io mi vergogno di dover sostenere che, oltre che una “banalità del male”, ci può essere anche una “legalità del male” e che ciò avviene soprattutto quando la legge non è espressione di un principio etico né di una volontà democratica, ma frutto di una dittatura; io mi vergogno di chi spaccia il machismo, la violenza e la rozzezza di comportamento per espressione di forza; io mi vergogno di dover ancora difendere i valori antifascisti e antirazzisti che sono il fondamento della nostra vita democratica e della nostra carta costituzionale.

Io mi vergogno della mancanza di conoscenza storica in chi millanta conoscenza storica; io mi vergogno di dover spiegare a chi inneggia agli anni del nazifascismo che cos’è stata la Conferenza di Wannsee; io mi vergogno di rispondere, a chi dice che l’Italia non è responsabile delle deportazioni verso Auschwitz, che ne sono partiti di convogli dal Binario 21!

Io mi vergogno di dover ricordare le stragi nazifasciste compiute durante l’occupazione tedesca nel periodo della RSI; io mi vergogno di chi, in ogni Giorno della Memoria di ogni anno, si “indigna”, sempre nello stesso identico modo, sostenendo che ci sono altre morti da ricordare, ma in realtà non riesce a mostrare alcuna umana pietà né per gli ebrei né per i palestinesi né per gli africani né per gli armeni né per i nativi americani né per gli omosessuali né per i Rom né per i Testimoni di Geova né per ogni forma di vita sulla Terra che non sia la propria; io mi vergogno di chi non vive come proprio il disagio di un altro essere umano.

Io mi vergogno che chi vive insieme a me, lavora al mio fianco, condivide i miei spazi, respira la medesima aria, si dibatte nelle mie stesse difficoltà, debba sentirsi straniero; io mi vergogno e gli chiedo scusa.

Gli chiedo scusa se qualcuno che parla “solo” la mia lingua, ha “solo” il colore della mia pelle e conosce “solo” la mia cultura pensa di poter scegliere per lui come e dove debba vivere.