Elezioni Politiche - Lo spettacolo orribile della campagna elettorale: come al solito o anche peggio

- Effetti collaterali di Giovanni Barra

Così Mario Monti, ospite a DiMartedì un paio di settimane fa: “I partiti nel loro insieme trattano gli elettori come se fossero dei bambini immaturi, totalmente soggetti a illusionismo. È uno spettacolo orribile che si ritorcerà contro l'Italia. È una grande operazione di diseducazione civica che la nostra politica sta compiendo”. E chi se lo aspettava! “Marione ancora j'ammolla! sarebbe il commento giornalisticamente più congruo. D'altra parte, come dargli torto. Ne abbiamo viste di campagne elettorali scadenti e scadute, ma di così bassa lega si fatica a ricordarne. O forse è solo ciò che amiamo ripeterci ogni volta.

Comunque sia, con le lancette dell'orologio dell'apocalisse puntate a 120 secondi dalla fine dell'umanità, in sottofondo il Duetto dei fiori dalla Lakmé di Delibes e un gennaio tropicalizzato, ci appropinquiamo alle urne. Davanti a noi ancora un mesetto di campagna elettorale o di “spettacolo orribile”, per dirla col mite Monti. Ancora un mesetto di propaganda-a-tonnellate rispondente a una concezione extrametodica della propaganda-a-tonnellate, forse extrametodica di per sé o forse extrametodica perché non più disgiungibile dalla flessibilità partitica.

A questo punto, da ininfluencer abituati a frignare a giorni alterni, sia da anime brutte che da anime belle, sugli horribilia della politica, abbiamo deciso di effettuare una breve panoramica in merito alla proposta elettorale odierna nella sua quasi interezza. E abbiamo deciso di farlo con largo anticipo per non indispettire gli sgobboni della par condicio.

Dunque, giusto cominciare dalla formazione più fresca, la nuova piattaforma della sinistra radicale, Liberi e Uguali, capeggiata da Pietro Grasso, presidente del Senato uscente. A naso, un insieme di bei nomi infelicemente incasellati nelle liste del proporzionale e nei collegi uninominali con lo scopo di far eleggere – a causa del meccanismo elettorale che non prevede la possibilità del voto disgiunto – un insieme di nomi meno accattivanti, spesso dediti al riciclo creativo: la politique politicienne che tenta di reinventarsi appoggiandosi sui voti di una schiera di nuove leve, difficilmente eleggibili stando ai sondaggi, dall'intatta credibilità. Non proprio una prassi inedita nella sinistra post-Seconda Repubblica. Ma l'elettorato di riferimento stia tranquillo, in questa dinamica da economia partitica che vedrà protagonisti il produttore credibile di consenso e l'espropriatore poco credibile di consenso, il vero plusvalore sarà rappresentato dal carisma di Grasso, campione nazionale di commozione.

Passiamo al PD e al suo nuovo inno: “Bandiera con scudo crociato trionferà”; almeno a Bologna, considerando la trascolorante candidatura di Casini nell'uninominale. Mentre a Bolzano, nell'uno contro tutti, gareggerà la Boschi, non esattamente un'atesina doc. Colonialismo elettorale del PD a trazione toscana? Fantasia al potere? Non lo sappiamo. Ma ciò che sappiamo è che la sedicente palingenesi, pardon rottamazione, nel 2018, sembra un concetto un po' scarico in chiave propagandistica alla luce del riformismo renziano, che ha trasformato, di fatto, un partito nato per tutelare i lavoratori nell'Istat party. Il cancellare il Novecento sociale con un colpo di Jobs act, ignorando l'affanno per la filiazione legittima che avrebbe dovuto emergere nel confronto serrato con i propri antenati partitici, non aiuterà a risollevare le percentuali, non c'è ospitata dalla D'Urso che tenga. Inoltre, la venerazione che Renzi ha per sé, al di fuori della militanza, non incontra volentieri la reciprocità dei sostenitori piddini più critici. L'ironia del fato: chi di voto utile ferisce, di voto utile rischia di soccombere.

PentaCapitolo. La scarsa trasparenza delle parlamentarie del Movimento 5 Stelle e l'apertura delle liste elettorali a movimentisti dell'ultimissima ora puzzano di verticismo misto a scaltrezza posticcia, cioè puzzano di déjà-vu. Parole d'ordine nascoste che non fanno rima con onestà, democrazia diretta e affidabilità. Tuttavia, dal fronte pentastellato affiora anche l'innovazione probabilmente più interessante dell'intera campagna elettorale: la composizione dell'esecutivo ante-litteram. Capriccio elettoralistico? Staremo a vedere. Quello che sappiamo è che sebbene l'idea di fondo di aggirare i festini partitocratici derivanti dal sistema proporzionale appaia impraticabile in senso stretto – proprio a causa del sistema proporzionale –, al contempo, immaginiamo che possa rappresentare, in un senso più largo, un'utile indicazione per un qualsivoglia votante fiaccato dalle deludenti trattative post-voto consumantesi nelle stanze dei bottoni. L'offerta pentastellata è duplice: si vota per un programma di governo e per una squadra di governo (ovvero, realisticamente, per una sua traccia); soluzione che potrebbe far scuola.

Procedendo verso destra, la prima fazione politica che incontriamo addentrandoci nella coalizione scaturita dal patto dell'arancino (FI-Lega-FdI) è quella berlusconiana. Inutile approfondire, l'argomento è ormai saturo. Ci limiteremo a sottolineare che Berlusconi è incandidabile. E non lo dice l'etica, perché l'etica lo urla. Lo dice la legge, Strasburgo permettendo.

Capitolo Lega-senza-nord. Prima cosa da sapere: in virtù del patto siglato con Berlusconi e la Meloni potremmo ritrovarci Salvini premier nel caso in cui la prestazione elettorale del Carroccio dovesse superare, in percentuale, quella di Forza Italia. Scenario: aiuteremmo a casa loro i potenziali migranti come mai nessun potenziale migrante è stato aiutato a casa propria finora, garantito. L'approccio di Minniti, volto a riconvertire il business delle cosche libiche (dagli scafisti ai secondini) e giudicato “inumano” dall'Onu, sarà considerato una robetta per smidollati. In più, entrerà in vigore la stramaledetta flat tax, che agevolerà solo i ricchi e prosciugherà il budget per la spesa pubblica (che non significa solo sprechi, ma anche servizi, infrastrutture, assistenza, opere, finanziamenti, ecc.). Le coperture? La diminuzione dell'evasione fiscale, come sempre.

A questo punto, ci assumiamo la responsabilità di una doppia previsione sulla performance elettorale salviniana, una ottimistica e una realistica. La prima: non supererà mai Berlusconi, al Sud non riuscirà a sfondare. Controargomentazione: puntare sul razzismo e su tutta la pezzenteria argomentativa annessa, in tempi di analfabetismo funzionale dilagante, significa alzare di molto le proprie quotazioni. La seconda: se Berlusconi, o chi per lui, dovesse guadagnarsi la medaglia d'argento nella coalizione dell'arancino, non essendoci alcun vincolo di alleanza, farebbe saltare il banco e cercherebbe immediatamente l'intesa col PD, come i toni non belligeranti tra i due schieramenti, d'altronde, farebbero presagire. Controargomentazione: file not found.

Paragrafo Meloni o della difesa della famiglia tradizionale che lei stessa non ha. La medesima Meloni del “mi vergognavo di stare nel Pdl” e adesso ci si allea (ok, non è il Pdl, è Forza Italia, ma datecela per buona!). La stessissima Meloni che così si espresse sul Ventennio: “Ho un rapporto sereno con il fascismo” (lo riconosciamo, non è uno scoop). Insomma, godetevi “lo spettacolo orribile” fino all'ultimo e diseducatevi civicamente come si conviene. Auguroni!